Stamani l’Università di Messina ha ospitato un evento di grande rilievo culturale e istituzionale: la presentazione della ristampa del volume La Rivoluzione Meridionale di Guido Dorso, pubblicato per la prima volta nel 1925 e oggi riproposto in una nuova edizione in occasione del centenario. L’incontro, tenutosi nell’Aula “Cannizzaro” del Rettorato, ha visto la partecipazione di esponenti del mondo accademico, delle istituzioni e del giornalismo, riuniti per riflettere sull’attualità del pensiero dorsiano e sul ruolo della classe dirigente nel Mezzogiorno.L’evento è stato aperto dai saluti della rettrice Prof.ssa Giovanna Spatari, che ha affermato come la ristampa del libro inviti da un lato a recuperare la storia passata e dall’altro ad aggiornarla con approcci interdisciplinari e scientifici, rafforzando il dialogo tra sapere e istituzioni.Il professor Alessandro Morelli, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche, ha ricordato che il testo fu edito prima da Gobetti e successivamente da Einaudi. Ha evidenziato inoltre come, grazie all’offerta formativa del Dipartimento – lauree triennali, magistrali e master – usciranno funzionari e dirigenti preparati a gestire la macchina pubblica. Morelli ha sottolineato che nella classe dirigente devono essere inclusi anche i giornalisti, destinati ad avere un’influenza crescente nelle scelte decisionali della gestione pubblica.Il seminario ha visto l’intervento di Luigi Fiorentino, direttore generale a Palazzo Chigi e presidente del Centro di ricerca “Guido Dorso”, che ha promosso la ristampa del volume come parte di un più ampio percorso di valorizzazione dell’eredità intellettuale dell’autore. Fiorentino ha evidenziato come Dorso, maestro del pensiero meridionalista, abbia anticipato con lucidità le criticità strutturali del Sud e la necessità di una classe dirigente autonoma, consapevole e capace di guidare il cambiamento. Ha inoltre sottolineato i principi fondamentali presenti nel libro, tra cui la denuncia del trasformismo politico, l’arretratezza delle élites e la necessità di una rivoluzione democratica che sciogliesse i legami con il vecchio ceto proprietario. Fiorentino ha ricordato che il Mezzogiorno è lo specchio del Paese, poiché anche al Nord si registrano fenomeni negativi analoghi, e ha richiamato la centralità della questione meridionale, da lui definita come il nodo irrisolto della modernizzazione italiana, legato alla marginalità economica e politica del Sud.Di grande rilievo l’intervento della senatrice Barbara Floridia, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI. Floridia ha richiamato il concetto di sicilitudine, una condizione dello spirito resa celebre da Leonardo Sciascia per descrivere l’essenza complessa e l’identità del popolo siciliano, che comprende cultura, psicologia e valori legati alla terra. Ha ricordato però che il termine, pur diffuso da Sciascia, è stato ideato dallo scrittore Crescenzio Cane. Floridia ha sottolineato che questa attitudine dei meridionali ad attendere speranzosi va superata, evidenziando come in passato l’agricoltura fosse considerata l’elemento trainante per il raggiungimento di un’autonomia meridionale: un esempio emblematico è la Piana di Milazzo, dove la coltivazione del gelsomino copriva oltre il 60% del fabbisogno mondiale, alimentando l’idea che la forza produttiva agricola potesse rappresentare la via di emancipazione del Sud.Il giornalista Nino Rizzo Nervo, direttore della Gazzetta del Sud e voce autorevole del panorama editoriale italiano, si è complimentato con Fiorentino e ha osservato come l’idea dorsiana di rilancio attraverso l’agricoltura resti ancora oggi centrale: a distanza di cento anni si discute della stessa questione, segnata da un lato dall’impotenza della classe dirigente italiana e dall’altro dall’apparente ineluttabilità del destino.A moderare l’incontro è stato Giacomo D’Arrigo, che ha saputo valorizzare il dialogo tra i relatori e stimolare una riflessione condivisa. La ristampa del volume, curata dal Centro Dorso e pubblicata da Feltrinelli, si inserisce in un programma nazionale di celebrazioni che ha coinvolto istituzioni, università e centri di ricerca, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico il pensiero dorsiano come chiave di lettura per il presente e il futuro del Mezzogiorno.Messina, con questa giornata di studio, si conferma città attenta alle grandi questioni del Paese e capace di accogliere voci e pensieri che guardano al futuro con responsabilità e visione.
La rivoluzione meridionale. Un seminario per rileggere l’attualità del pensiero dorsiano e il futuro della classe dirigente meridionale
