Una musica rimasta in silenzio per decenni ha attraversato il tempo ed è tornata a vivere ieri sera nella Basilica Cattedrale di Messina. Al termine della celebrazione eucaristica delle ore 19 è stata presentata l’Ave Maria composta nel 1925 dal musicista messinese Carmelo Triolo, un’opera che racchiude fede, sensibilità artistica e memoria collettiva.
Il brano, ritrovato casualmente nel 1991 nell’archivio della chiesa di Montepiselli, è stato restituito alla città nel luogo che più di ogni altro ne rappresenta l’anima spirituale. Un momento di profonda intensità, non solo musicale, ma anche umana e culturale.
La serata è stata moderata da Letizia Lucca, nipote del compositore, che ha accompagnato il pubblico con la sua eleganza, misura e chiarezza narrativa, tenendo insieme il rigore del racconto storico e la delicatezza del legame familiare. Una conduzione sobria, capace di dare continuità e respiro ai diversi interventi, senza mai sovrapporsi al valore della musica e della memoria.
Particolarmente toccante la presenza di Maria Martinez, mamma di Letizia Lucca, che ha vissuto la serata con un’emozione intensa e composta, condividendo anche ai nostri microfoni il significato profondo di una musica tornata a vivere non solo come opera artistica, ma come memoria familiare e affettiva. Parole semplici, cariche di sentimento, che hanno restituito il valore umano di una riscoperta attesa a lungo.
L’assessore alla Cultura Enzo Caruso ha collocato la figura di Triolo nel contesto della storia culturale messinese a cavallo tra le due guerre, sottolineando come il recupero di opere dimenticate rappresenti un atto di rispetto verso l’identità e la memoria della città. Il profilo artistico del compositore è stato approfondito dal musicologo Demetrio Chiatto.
L’Ave Maria ha poi trovato voce nell’interpretazione intensa del tenore Davide Benigno, accompagnato all’organo da padre Giovanni Lombardo, in un dialogo sonoro capace di elevare il raccoglimento e l’ascolto. Presenti anche alcuni rappresentanti delle realtà concertistiche messinesi, a testimonianza di una comunità culturale attenta e partecipe.
Un valore richiamato anche dal Sindaco Federico Basile, presente all’evento, che ha sottolineato come la riscoperta delle proprie radici rappresenti un atto fondamentale di consapevolezza collettiva. Custodire la memoria, valorizzare il patrimonio culturale e restituirlo alla comunità significa rafforzare l’identità della città e trasmetterla allei nuove generazioni, perché il futuro di Messina passa anche dal riconoscimento della sua storia.
