“Voglio ridere” di Antonello Capodici conquista il teatro Annibale Maria di Francia

Risate ma anche profondi spunti di riflessione hanno letteralmente entusiasmato il pubblico presente al teatro Annibale Maria di Francia, per assistere alla commedia brillante in due atti “Voglio ridere! A Christmas fairy tale” scritta e diretta dal regista catanese Antonello Capodici.
Un cast di eccezionali attori, ognuno con la propria cifra stilistica ma ben amalgamati in un armonioso gioco delle parti, ha dato vita a una commedia tanto esilarante quanto profonda nel suo significato intrinseco.
Protagonista è Carlo, interpretato da Salvatore Barbaro, un giovane che alla vigilia di Natale, si ritrova da solo, dopo un litigio con la fidanzata, in un appartamento che a breve ospiterà il museo dedicato al regista teatrale Tornera, deceduto poco tempo prima. Qui al ragazzo si paleseranno dei personaggi degli anni ’40. Un’intera famiglia di anime di attori di teatro, morti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che, grazie a sketch, equivoci, colpi di scena e dialoghi intimi e intensi riescono a far riflettere il giovane Carlo su alcune tematiche importanti che rappresenteranno una svolta per la sua vita: riappacificarsi col padre e seguire la propria passione per il teatro, anche se osteggiato dalla fidanzata e dalla sua stessa famiglia. Non mancano anche momenti musicali, con brani degli anni 30-40, interpretati dalla sublime Ketty Ragno che nella commedia interpreta la figlia del capo comico Alberto (Pietro Barbaro). Esilaranti le gag che hanno visto protagonisti tra gli altri anche Maria Saccà, Angela Cundrò, Salvatore Brandino, Massimo Pulitanò, Silvia Castelli, Rosalba Calvo, Diego Russo e Giulia Ricosta.
La pièce, scritta da Antonello Capodici, si potrebbe definire una favola teatrale che intende offrire al pubblico sia del sano divertimento che momenti di riflessioni e forti emozioni. A tratti ripercorre il teatro dei primi del ‘900, con chiari richiami ad atmosfere che rimandano al teatro di Edoardo, Pirandello, Rosso di San Secondo e si intravedono tracce di Rivista e avanspettacolo, con mostri sacri quali Petrolini, Totò, Sordi che raccontavano con ironia e garbo una realtà ancora scevra dai meccanismi della modernità che tutto appiattisce. Due ore di teatro alla vecchia maniera, con dialoghi serrati, divertenti, profondi applauditi da un pubblico entusiasta.

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