“Ma i figli alle cicogne chi li porta?” al Teatro Annibale di Francia il 7 e 8 febbraio

Una Messina che sa di cortili, pianerottoli, voci che si incrociano da una finestra all’altra. È dentro quell’immaginario che si muove «Ma i figli alle cicogne chi li porta?», in scena il 7 e l’8 febbraio al Teatro Annibale di Francia, progetto firmato da Pietro Barbaro.
Una commedia, sì. Ma di quelle che partono leggere e poi, quasi senza farsi notare, infilano qualche spina sotto la pelle. Dialoghi veloci, situazioni riconoscibili, personaggi che sembrano usciti da un palazzo qualsiasi dell’edilizia popolare degli anni Ottanta. Gente comune, con le sue piccole miserie, i compromessi, le bugie dette per non far saltare un equilibrio già fragile.
Il testo lavora sulla tradizione del teatro popolare, ma senza nostalgia da cartolina. Piuttosto come una lente: si guarda una coppia, un matrimonio, un vicinato, e sotto la risata affiora altro. Fratture, silenzi, ruoli che scricchiolano. Quella zona grigia dove la commedia smette di essere solo commedia.
Accanto a Barbaro, in scena Maria Saccà, Salvatore Brandino, Rosalba Calvo, Angela Cundrò, Nino Pappalardo, Giovanni Petrungaro, Giulia Ricosta, Lorenzo Cundrò, Domenica Urso, Francesco Barone e Silvia Castelli. Un gruppo che costruisce un microcosmo domestico fatto di caratteri, attriti, battute e sottotesti, dove il riso diventa spesso un modo per non dire tutto.
L’ambientazione è domestica, quasi stretta. Appartamento, cortili, spazi condivisi dove tutto si vede e tutto si commenta. Una Messina quotidiana, lontana dalle narrazioni ufficiali, usata come sfondo per raccontare dinamiche che non hanno epoca.
In calendario due date, sabato e domenica. Uno spettacolo che si presenta come intrattenimento, ma che gioca a mettere in scena, senza prediche, un pezzo di vita privata. Con la risata che arriva prima. E la domanda che resta dopo.

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