Il Terminal passeggeri del porto di Messina è stato intitolato a Omayma Ben Ghalloum, mediatrice culturale vittima di femminicidio.
La giornata si è articolata in due momenti distinti ma complementari. Prima all’ istituto Jaci, si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa: un passaggio istituzionale in cui sono state illustrate le motivazioni della scelta e il valore pubblico dell’intitolazione. Un momento di parola, di assunzione formale di responsabilità.
Successivamente, la cerimonia si è spostata al Terminal, nel cuore dell’area portuale. È lì che la decisione ha assunto una forma concreta. Il nome di Omayma è diventato parte della geografia cittadina, affidato a uno spazio attraversato ogni giorno da viaggiatori e lavoratori.
La scelta del porto non è neutra. È un luogo di passaggio, di accoglienza, di connessioni. Intitolare proprio questo spazio significa rendere la memoria visibile, sottrarla alla dimensione privata e collocarla dentro la quotidianità della città.
Omayma lavorava per costruire ponti tra culture diverse. Oggi il suo nome è legato a un luogo che, per sua natura, mette in relazione persone e storie.
Dalla conferenza stampa del mattino alla cerimonia nel porto, la città ha compiuto un percorso chiaro: trasformare il ricordo in impegno civile, affidandolo anche alle nuove generazioni come responsabilità condivisa.




