Messina, presentato alla Feltrinelli il romanzo “L’imam deve morire” di Enzo Amendola

Si è svolto lunedì 9 marzo, presso la libreria Feltrinelli Messina, l’incontro con Enzo Amendola, già Ministro per gli Affari Europei, che ha presentato il suo romanzo dal titolo “ L’imam deve morire”, pubblicato da Mondadori.

L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto culturale e politico che ha coinvolto il pubblico sui temi del Mediterraneo, della convivenza tra popoli e dei conflitti internazionali. Durante l’incontro hanno dialogato con l’autore Linda Cianci, presidente della F.U.C.I. Messina “Giorgio La Pira”, e Iman Sadeq, portavoce e addetta alle relazioni istituzionali del Centro Culturale Islamico di Messina. Attiva in ambito sociale, Sadeq rappresenta la comunità islamica cittadina, che conta circa 700 persone. A moderare l’incontro è stato il giornalista Giacomo D’Arrigo, che ha aperto i lavori ringraziando l’autore definendolo “un uomo e un politico coraggioso”. La storia, ha sottolineato D’Arrigo, non deve essere dimenticata e per questo plaude Amendola per come ha scelto di raccontarla.

Il libro è un romanzo che intreccia verità storica e finzione narrativa. La storia è ambientata nel 1978, negli anni segnati dal terrorismo e dal sequestro di Aldo Moro. Al centro della vicenda la misteriosa scomparsa dell’imam sciita libanese Musa al-Sadr, il più importante leader religioso degli sciiti libanesi, scelto nel 1969 come capo del Supremo Consiglio Islamico Sciita.

Tutto ebbe origine a Tiro, città da cui proveniva la sua famiglia. Proprio nei sobborghi della città, come ha raccontato Linda Cianci, Musa Sadr avviò programmi di sostegno e aiuto rivolti ai più poveri, con l’obiettivo di combattere l’analfabetismo, promuovendo l’integrazione sociale e dedicando particolare attenzione alla valorizzazione del ruolo delle donne. L’impulso che diede fu così forte da renderlo punto di riferimento per quanti credevano in un Islam capace di accogliere elementi di modernità senza perdere la propria identità. L’Imam è infatti ricordato come un autentico portatore di pace, capace di mediare e dialogare.

Nel romanzo un ufficiale dei servizi segreti italiani avviò un’indagine che si trasformò in una lunga ricerca della verità tra Roma e il Medio Oriente, in un intreccio di geopolitica, diplomazia e misteri internazionali.

L’opera rappresenta la prima prova narrativa di Amendola. L’autore ha proposto una riflessione sui rapporti tra Europa e Mediterraneo, sul dialogo tra culture e sulle tensioni che hanno segnato la storia recente. Il libro ha riportato alla luce uno dei misteri più complessi del secondo Novecento, definito da molti il “caso Moro d’Oriente”.

Nel corso dell’incontro l’autore ha sottolineato come il mondo stia vivendo un periodo storico drammatico e la guerra oramai, purtroppo, è considerata un evento normale. Ha ricordato inoltre che l’Imam era un uomo di pace, capace di sfidare il potere non in nome della religione ma in nome dell’umanità. Nel suo ultimo sermone, infatti, testualmente affermò : «Chi spara a un cristiano spara a me».

Amendola ha spiegato che il suo romanzo non nasce da una velleità letteraria , ma dal bisogno di far conoscere la figura dell’Imam anche nell’altra parte del Mediterraneo.

L’iniziativa, ospitata negli spazi della libreria messinese, ha offerto ai presenti l’occasione per riflettere non solo di letteratura, ma anche di attualità internazionale, identità culturali e ruolo dell’Italia nello scenario del mediterraneo.

Tra le associazioni presenti anche l’ACISJF. La presidente Annamaria Tarantino, condividendo i contenuti emersi dalla conversazione con l’Autore, ha ricordato come l’associazione accolga donne in difficoltà senza chiedere nulla in cambio e senza imporre alcun cambiamento di religione.

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