Sicilia chiave di tutto…

“L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna: è in Sicilia che si trova la chiave di tutto”. (Johann Von Goethe, dal suo Viaggio in Italia).
Il suo viaggio di 2 mesi, è iniziato a Palermo nell’aprile del 1787 e si è concluso a Messina nel maggio dello stesso anno.
Iniziamo il nostro tour dall’ultima tappa di Goethe: Zancle, che sembra debba le sue origini al mito ellenico del gigante e cacciatore Orione, figlio di Poseidone (Nettuno) ed Euriale.
Orione fu l’artefice del porto costruito il sovrano di Zancle, su una penisola a forma di falce, del promontorio Peloro dove innalzò un tempio dedicato al Padre.
Oggi il nome di Orione non richiama solo il mito, ma è genesi di un bene artistico-culturale: la fontana in piazza Duomo, del Montorsoli di metà del 1500. Allo stesso autore dobbiamo la fontana del Nettuno del 1557, tra le più antiche dei 3 esemplari presenti in Italia, custodita attualmente nel museo regionale Messinese.
Nella stessa piazza, racconta Esiodo all’inizio del VII secolo a.C., furono realizzate con le colonne del Tempio di Nettuno, le basi per l’edificazione della basilica.
Altre fonti storiche fanno risalire la sua edificazione al periodo di Giustiniano I, passando per rimaneggiamenti saraceni e normanni sino al periodo rinascimentale, quest’ultimo testimoniato dal complesso dell’apostolato, dovuto al Montorsoli, discepolo del Buonarroti.
Tra le parti più riprese della fabbrica (duomo), distrutta e ricostruita più volte a causa di eventi sismici, rientrano il campanile e la zona absidale.
La cattedrale oltre a essere un bene storico- artistico, in quanto possiede il più grande e complesso campanile con orologio astronomico del pianeta, è al contempo scrigno del suo tesoro, costituito oltre che dai tanti paramenti sacri, dalla “Manta d’Oro della Madonna della Lettera”, lastra in oro sbalzato e cesellato ornata di gioielli storici, capolavoro di oreficeria seicentesca di Messina, che il 3 giugno riveste l’icona bizantina della patrona.
Sebbene la manta sia un unicum nel suo genere, l’arte orafa messinese si esprime anche nel Vascelluzzo, copia argentea in scala di una galea, commissionata come ex voto dal Senato Messinese.
Fiore all’occhiello della città è la complessa architettura della chiesa dei Catalani. Dalla traduzione di una iscrizione siculo-araba, incisa sugli stipiti del portale del primitivo prospetto rimodulato dopo il 1908, sembra rafforzarsi la tesi della trasformazione del tempio in moschea ai tempi dell’Emirato di Sicilia.
La città peloritana non è solo devozione cristiana e sublime arte orafa, ma anche città natale di Antonello da Messina, principale pittore italiano del 1400, di cui nel museo regionale, si conservano il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con San Benedetto e l’Annunciazione.
Messana è anche rifugio tra il 1608/1609 per Caravaggio, il quale durante la sua latitanza lascia da contemplare nello stesso museo: la Resurrezione di Lazzaro e la Natività.
Ma Messina è ancora città di un imponente sistema difensivo, d’epoca umbertina, per la protezione del porto strategico e dello Stretto da invasioni navali, che include tra l’altro il Forte Gonzaga, il Forte Cavalli e la Real Cittadella.
Proseguendo il viaggio non possiamo trascurare alcuni dei 108 comuni dell’attuale area metropolitana, tutti custodi di beni storici- artistici- monumentali e ambientali; qualunque sia la direzione che intendiamo percorrere verso ovest (Palermo) o est (Catania), siamo obbligati a varie soste.
In direzione Messina-Palermo: Villafranca Tirrena (antica Bauso) custodisce in Calvaruso il castello risalente al 1271, la Chiesa di Santa Margherita del 1607, che conserva una tavola di Antonio Venesio (il Veneziano) e sempre lì per volontà del barone Moncalda nel 1619 fu eretto il santuario dell’Ecce Homo, con la statua lignea del 1634 del frate Umile da Petralia.
Nel 1900, il santuario fu venduto al barone Badolato, che nel 1907 lo restituì ai frati francescani, attuali custodi. Don Gaetano Chiapparone Priore del convento dei Frati, ebbe un ruolo determinante nella sua ricostruzione dopo il terremoto di Messina del 1908.
Limitrofa a Villafranca: Saponara con i ruderi bizantini del castello; il lavatoio del 1670, alimentato dalle acque dei Peloritani e Palazzo Gangemi elegante edificio, appartenuto dal 1500 sino al 1900 alla famiglia più antica del paese: i Gangemi a tutt’oggi ivi residenti e discendenti anche di DD Don Domenico Gangemi, medico della corte borbonica di Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli dal 1770 al 1810.
Da Saponara attraverso i Peloritani raggiungiamo Rometta Superiore: antica città-castello, costruita a 600 metri sul livello del mare.
Attraverso la via Francigena Normanna si giunge a Venetico, dominato dall’imponente Castello degli Spadafora (XV secolo), che offre una vista panoramica sul golfo di Milazzo. Il borgo è conosciuto per le sue stradine, per il famoso Presepe Vivente e per la Festa della Vendemmia a settembre.
Proseguendo arriviamo prima a Roccavaldina di matrice medievale, nota per la sua straordinaria Antica Farmacia del 1580, che ospita una preziosa collezione di vasi in ceramica di Urbino e il Castello con i suoi saloni, poi a Monforte San Giorgio altro borgo medievale, sito sul “Monte dei Forti”, notorio per una tradizione storico-musicale: la Katabba.
Il suggestivo e millenario suono congiunto di campane e tamburo è tramandato oralmente: due fedeli, uno esperto del tamburo e l’altro delle campane, eseguono ogni anno dal 17 gennaio al 5 febbraio, la mattina alle prime luci dell’alba e la sera dopo il tramonto, cambiando ritmo, le varie fasi dell’ingresso di Ruggero il Normanno per cacciare i saraceni da Monforte.
Dalla via Francigena Normanna giungiamo a Milazzo dove possiamo visitare il Castello o “Città Murata”, che sorge proprio sopra il Borgo antico, risalente al neolitico (4000 a.c. circa) e poi passato sotto il dominio di Greci, di Romani, di Bizantini, di Arabi e di Normanni; Il Palazzo D’Amico del 1572 e il Capo Milazzo all’estremità settentrionale della sua Penisola.
Dal porto della cittadina aliscafi e motonavi raggiungono l’incantevole l’arcipelago delle Eolie, sito di alcuni vulcani attivi.
Resti di ville romane sono visitabili a Terme Vigliatore e a Patti.
Nello stesso interland è possibile ammirare il piccolo teatro greco di Tindari, unico nel suo genere per posizione e acustica. Il Castello Svevo-Aragonese di Montalbano Elicona, i megaliti dell’Argimusco (la “Stonehenge siciliana”), il Santuario di Tindari, la Chiesa Madre di San Marco d’Alunzio e i castelli normanni di Caronia.
Il Parco dei Nebrodi, situato a nord della Sicilia, rappresenta uno dei patrimoni boschivi naturali più preziosi, selvaggi e costituisce l’area protetta più grande della regione.
I Nebrodi, dal greco Nebròs (cerbiatto), spesso innevati d’inverno, sono anche intrisi di miti e leggende legati al re Nembro, a quella di Maria La Bella a Brolo e di racconti più cupi e mistici come quelli di Pizzo Mueli.
“Si cunta che una bellissima principessa s’affacciava al balcone del Castello di Brolo o dei Lancia per aspettare l’arrivo del suo spasimante, che giungeva con una piccola barca. si aggrappava alle lunghe trecce della sua amata per raggiungerla in segreto. Il fratello di Maria, annebbiato dalla rabbia, in una notte buia si appostò sullo scoglio antistante Brolo, detto del pianto, uccise il giovane e si liberò del corpo calandolo a fondo nell’acqua.”
Pizzo Mueli situato tra Longi e Galati Mamertino nel cuore del Parco, è avvolto da leggende su briganti, lupi mannari e tesori nascosti tra i suoi cunicoli e le sue grotte.
La credenza popolare individua negli inaccessibili anfratti, creati dalle radici dei lecci che spaccano la roccia, nascondigli per la refurtiva. Altri racconti popolari legati al sito parlano di cruente torture. Ancora il “Mistero di San Pietro del Mueli” si inserisce nel contesto della presenza dei monaci basiliani nel messinese, durante l’epoca bizantina e normanna, con particolare riferimento all’area a sud di Messina: Galati e Mili.
La via Francigena Normanna, infatti, collega i Nebrodi al versante ionico attraverso un percorso montano di 370 km costellato di castelli e di borghi medievali come Troina e Cesarò.
Inutile dire che il paese della zona jonica più conosciuto e visitato nel mondo per architettura, natura e posizione è Taormina: Il teatro antico III/II secolo a.C. è sede tuttora di spettacoli e manifestazioni culturali di portata internazionale e il Piccolo Teatro Romano alle spalle di Palazzo Corvaja, risalente al II secolo d.C.
Taormina circondata inoltre da realtà come Castelmola, definito uno dei “Borghi più belli d’Italia”, rinomato per la sua vista panoramica a 360° e per il vino alla mandorla.
Ai piedi di Taormina si stendono Isola bella e Giardini Naxos, nelle prossimità sorge Savoca famosa per le sue mummie coeve di quelle di Palermo, il suo centro storico conosciuto in tutto il mondo grazie al film “Il Padrino di Francis Ford Coppola”.
Seguendo le orme di Goethe completiamo la prima tappa del tour nella Provincia Zanclea per proseguire con la provincia di Catania.

 

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