Non è stata una semplice giornata sulla legalità.
A Reggio Calabria, al Cinema Odeon, l’iniziativa “Scegliere da che parte stare. La legalità è una scelta” ha trasformato una ricorrenza in un momento vivo, concreto, partecipato, soprattutto dai ragazzi.
Promossa dall’International Police Association , Comitato Locale di Messina, guidato da Antonino Pelleriti, in collaborazione con la Fondazione Antonino Scopelliti e con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, la manifestazione ha avuto un obiettivo chiaro: mettere in dialogo istituzioni e giovani, superando la distanza tra parole e realtà.
Un percorso costruito con coerenza proprio da Pelleriti, che negli anni ha saputo dare continuità a iniziative capaci di tenere insieme memoria, formazione e territorio. Non eventi isolati, ma occasioni pensate per lasciare un segno, per attivare coscienza critica, per coinvolgere davvero le nuove generazioni.
A guidare la mattinata, con garbo e sensibilità, la conduttrice Silvia Castelli, che ha accompagnato ogni passaggio con misura e attenzione, riuscendo a tenere insieme contenuti profondi e linguaggio accessibile ai ragazzi, senza mai perdere intensità.
Il filo conduttore è stato il ricordo del giudice Antonino Scopelliti, raccontato non come figura distante, ma come esempio concreto di rigore e responsabilità. Una memoria restituita nella sua dimensione più autentica: quella che interroga, che chiede ancora oggi da che parte stare.
Toccante, tra i momenti più intensi della mattinata, il racconto di Rossana Scopelliti.
Non un ricordo formale, ma un frammento di vita.
Ha riportato i ragazzi dentro la sua infanzia, segnata da una realtà che pochi possono immaginare: quella di una bambina costretta a nascondersi per proteggersi. Anche dentro una valigia. Non come gioco, ma come necessità. Una condizione spiegata dai genitori come l’unico modo per affrontare un pericolo concreto, sempre presente.
Una consapevolezza con cui è cresciuta.
La consapevolezza che essere figlia di un magistrato significava vivere sotto minaccia.
E poi la scelta del padre.
Quella di non arretrare.
Di continuare a fare il proprio dovere, fino in fondo.
Una scelta che non è rimasta teoria, ma che ha avuto un prezzo altissimo.
In sala, in quel momento, il silenzio è diventato partecipazione.
Ascolto vero.
Sul palco si sono alternate voci diverse ma complementari. Rossana Scopelliti, presidente della Fondazione Antonino Scopelliti, ha portato una testimonianza che negli anni si è trasformata in impegno costante nelle scuole e nei territori. Il magistrato Roberto Di Palma, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, ha offerto uno sguardo diretto sul mondo dei giovani, dove la giustizia diventa anche prevenzione, ascolto e responsabilità.
Particolarmente significativo anche l’intervento del testimone di giustizia Gaetano Saffioti.
Il suo non è stato un racconto, ma un richiamo chiaro ai ragazzi.
Il coraggio, ha spiegato, non è solo non avere paura.
È scegliere, ogni giorno, di andare avanti.
Ma soprattutto è ricordarsi ciò che conta davvero.
L’amore per la vita.
L’amore per i propri doveri.
L’amore per le persone a cui si è legati.
Nel suo caso, i figli.
È da lì che nasce la forza di non cedere.
È da lì che si costruisce una direzione.
Un messaggio semplice, ma profondo, che ha trovato ascolto proprio tra i più giovani, chiamati a riconoscere che la legalità non è un concetto distante, ma qualcosa che riguarda le scelte quotidiane.
Ma il segnale più chiaro della giornata è arrivato proprio dai ragazzi.
Non semplici spettatori, ma protagonisti.
Gli studenti degli istituti coinvolti hanno portato contributi diversi ma ugualmente significativi.
Il Liceo delle Scienze Umane “Gullì” ha proposto un manifesto grafico accompagnato da riflessioni e domande, segno di un’elaborazione critica già matura.
L’Istituto Professionale Alberghiero Turistico “Giovanni Trecroci” di Villa San Giovanni ha scelto la via del confronto diretto, ponendo interrogativi concreti sul ruolo dei giovani nella vita quotidiana e nella diffusione della cultura della legalità.
L’Istituto Tecnico “Raffaele Piria Ferraris” di Empoli ha presentato un lavoro arricchito da contenuti multimediali, capaci di unire linguaggi tradizionali e strumenti digitali.
L’Istituto Nostro Repaci di Villa San Giovanni ha dato forma a un video che intreccia monologo e coreografia, trasformando la riflessione in espressione personale e collettiva.
Il Polo Liceale Campanella–Frangipane ha portato il video “Ad Alta Voce”, un lavoro corale che restituisce il bisogno dei giovani di raccontarsi e di prendere posizione.
Linguaggi diversi, approcci differenti, ma un’unica direzione: partecipare, comprendere, scegliere.
Il momento conclusivo, il “Patto dei Giovani per la Legalità”, ha rappresentato un passaggio molto significativo. Non un gesto formale, ma un impegno condiviso.
A darne lettura è stata la professoressa Agata Zirilli, che ha accompagnato il testo con una riflessione chiara e incisiva: non parole da ascoltare e dimenticare, ma un impegno da assumere e tradurre nella vita quotidiana.
Perché è proprio questo il punto che l’iniziativa ha voluto lasciare:
la legalità non si celebra. Si sceglie.
E, per una mattina, quella scelta ha avuto una voce precisa.
Quella dei giovani.
IPA Messina e Fondazione Antonino Scopelliti: a Reggio Calabria la legalità diventa voce dei giovani
