Si è tenuta stamattina presso l’Aula Cannizzaro dell’Università di Messina, la Lectio Magistralis dal titolo “Tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Una prospettiva di lunga durata”. Il Professor Vincenzo Zeno-Zencovich, ordinario di diritto comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre, ha messo in fila settant’anni di evoluzione tecnologica e una domanda tutt’altro che accademica: il diritto è ancora attrezzato per governarla? L’iniziativa punta a legare sostenibilità, innovazione e regolazione. Una tematica sempre più attuale, come ha sottolineato anche il Professor Panebianco: l’intelligenza artificiale è già materia di ricerca per molti dottorandi e impone un equilibrio delicato, intervenire senza frenare. Per capire il contesto in cui ci troviamo, Zeno-Zencovich parte da lontano: dai primi microprocessori degli anni ’50 fino alle protesi bioniche brevettate nel 2024. In mezzo tappe ormai familiari: l’Olivetti 101, la nascita di Intel, il floppy disk e la prima e-mail, i videogiochi degli anni ’70 come incubatori di comunità digitali, Microsoft e le carte di credito, il primo PC IBM che porta l’informatica nelle case, il CD-ROM, i telefoni mobili, il web e il protocollo HTTP, Google, i social network, l’iPhone, i Bitcoin, fino ai big data, alle piattaforme come Netflix e ai sistemi satellitari come Starlink. Un’evoluzione “step by step” che oggi ha cambiato ritmo. La cifra del presente è la velocità, ma la questione di fondo,dal tempo della rivoluzione industriale, resta la stessa: il rapporto tra uomo e macchina. Due le direttrici individuate da Zeno-Zencovich: da un lato il perfezionamento continuo degli strumenti, dall’altro la loro crescente incidenza sui processi cognitivi e decisionali. Le tecnologie non si limitano più ad assistere: partecipano. L’esempio è quotidiano: le app di navigazione come Waze o Maps: “La scelta del percorso non è più individuale, ma il risultato di una rete di utenti. È una decisione collettiva mediata dall’algoritmo. E il rapporto è bidirezionale: le tecnologie si nutrono dei dati prodotti dagli utenti, mentre gli utenti decidono attraverso le tecnologie. tradizionali strumenti di di regolazione giuridica si basano su individui, gerarchie, razionalità ed etica Kantiana. Non tengono conto però dell’evoluzione digitale. L’intelligenza artificiale si nutre di dati, il risultato dipende sempre dalla qualità dei dati inseriti.
Ultimamente viene posta troppa enfasi sugli effetti dell’uso delle tecnologie nella dimensione socio-individuale, ma bisogna imparare a scindere le cose. Gli esseri umani che hanno sempre adottato comportamenti stupidi, e continueranno a farlo anche con l’evoluzione tecnologica. Se una persona muore per aver usato l’asciugacapelli vicino alla vasca da bagno la colpa è della persona o della tecnologia?
Viene troppo spesso sottovalutata l’incidenza delle nuove tecnologie in ambito scientifico, ingegneristico ed ambientale. Col passare del tempo l’IA diventerà una risorsa irrinunciabile. In questo scenario il giurista non deve fermare o indirizzare lo sviluppo, ma adattare ed estendere principi generali alle nuove realtà.” La Lectio Magistralis si conclude con una riflessione: per quanto l’evoluzione tecnologica sia rapidissima, le macchine non avranno mai un cervello vero e proprio, la tecnologia può supportare, orientare, amplificare. La responsabilità, in fin dei conti, resterà per sempre umana.
“Tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Una prospettiva di lunga durata”. La Lectio Magistralis del Prof Zeno-Zencovich ospite all’UniMe
