Fede, Storia e Tradizione: Lentini si stringe attorno a Sant’Alfio

Ogni anno, nel cuore della Sicilia, c’è un appuntamento che va ben oltre la semplice ricorrenza religiosa. Per i cittadini di Lentini, le festività in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino rappresentano l’anima stessa della comunità, un mix potente di folklore, commozione e identità millenaria.
La storia ci riporta al 253 d.C., sotto l’impero di Decio. I tre giovani fratelli, originari della Puglia, furono condotti in Sicilia a causa della loro fede incrollabile in Cristo. Il loro viaggio si concluse proprio a Lentini dove, dopo atroci torture, subirono il martirio il 10 maggio.
La tradizione narra che, nel momento in cui ad Alfio venne recisa la lingua, questa balzò tre volte al suolo, facendo scaturire tre sorgenti d’acqua (luogo oggi custodito nel Santuario della Fontana).
Le celebrazioni entrano nel vivo tra il 9 e l’11 maggio, trasformando la città in un palcoscenico a cielo aperto.
La Notte del 9 Maggio è forse il momento più toccante. Centinaia di devoti, i cosiddetti “Nuri” (Nudi), percorrono le vie della città a piedi scalzi, vestiti solo con bianchi calzoncini e una fascia rossa, gridando con voce roca: “Gghiamamu a Sant’Affiu!” (Chiamiamo Sant’Alfio). È un atto di penitenza e ringraziamento per grazie ricevute.
 Il 10 maggio l’uscita del imaestoso fercolo argenteo dei Santi Martiri attraversa la porta della Chiesa Madre tra il suono festoso delle campane, i fuochi d’artificio e il lancio di strisce di carta colorata (i nzareddi).
La devozione si concentra anche sul prezioso busto reliquiario che custodisce i resti dei Martiri, portato a spalla tra la folla che cerca di toccarlo in segno di benedizione.
La festa di Sant’Alfio è anche un’esplosione di sapori e colori. Le strade si riempiono di bancarelle di dolci tipici, come la cedrata e i torroni, mentre i balconi vengono addobbati con drappi rossi in segno di rispetto per il passaggio del simulacro.
Partecipare alla festa di Sant’Alfio non significa solo assistere a una processione, ma immergersi in una delle manifestazioni religiose più antiche e sentite della Sicilia. È un’esperienza sensoriale fatta di odore d’incenso, calore umano e il ritmo incessante dei devoti che portano avanti una tradizione che sfida i secoli.

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