Con le parole dello scrittore Tedesco, riprendiamo il nostro cammino nell’interno della Sicilia dal Comune di Santa Caterina Villarmosa e precisamente da Cozzo Scavo.
“Una notte un abitante di Santa Caterina sognò che dentro le viscere del Cozzo Scavo, vi erano nascoste sette vasche piene di monete d’oro. Svegliatosi nel cuore della notte, si recò subito da un prete che possedeva le candele delle tenebre e un libro del 1500 dove era scritta la formula magica per liberare il tesoro.
Dopo avere preso tre muli per caricare il tesoro, il signore e il prete si avviarono verso il colle, qui giunti, il prete accese le candele, aprì il libro e cominciò a leggere. Il colle si aprì, mostrando una caverna con le sette vasche d’oro. Il signore si diede da fare per riempire i sacchi che caricò in tutta fretta sui muli che erano rimasti fuori.
Nel momento in cui il carico fu fatto, l’uomo tornò indietro per l’ultima volta per riempirsi anche le tasche; ma questa sua ingordigia gli fu fatale, perché mentre era intento a raccogliere le ultime monete rimaste nelle vasche, un colpo di vento spense le candele, fece chiudere il libro e rinserrare immediatamente il colle che lo imprigionò.
Il prete, rimasto fuori a guardia dei muli carichi di oro, vedendo che il suo compagno non poteva tornare più indietro, se ne tornò in paese con il tesoro tutto per sé.”
Questa è la “leggenda” di questo borgo; la “storia”, invece, ci racconta di un periodo fenicio-punico riportato alla luce dalle operazioni di scavo con cui sono stati recuperati vari reperti: macine e lastre pavimentali in pietra lavica, pesi fittili “da telaio”, anfore commerciali e un anello bronzeo di produzione punica, sul quale era riprodotto un cavallo al galoppo.
Sicilia sî accussì! tra li tò vrazza è nasciuta la storia. (cit. dall’Inno della Regione Siciliana)
A Trinacria è unicità, una qualità generata da leggende popolari, miti greci, storia di dominazioni diverse.
Anche la provincia di Caltanisetta situata nel cuore dell’isola, unisce affascinanti borghi medievali, castelli, rovine greche e un ricco passato minerario e incarna questa unicità.
Arroccato su una collina nella sua provincia, c’è il c.d. borgo siciliano del mistero: Mussomeli; l’intero paese è dominato dallo spettacolare Castello Manfredonico, una fortezza medievale sita su una rupe che offre una vista mozzafiato.
Nel suo labirintico centro storico di impianto medievale, c’è il vicolo “Stretto Cinquemani” “luogo peccaminoso di incontri furtivi e lascivi, scenario di violenze, di omicidi tentati e di altri riusciti”, come recita il cartello al suo ingresso.
Ma i borghi medievali della provincia di Caltanisetta sono tutti diversi tra di loro, quello di Butera situato su una rupe rocciosa a 402 m. sul livello del mare, domina la piana di Gela e il Mar Mediterraneo.
Il suo impianto urbanistico è un groviglio di vicoli stretti, cortili e scalinate che mantengono intatta l’atmosfera dell’epoca. Il vero simbolo del paese è la fortezza strategica di Ruggero il Normanno. Mentre Butera marina è dominata dalla presenza del Castello di Falconara affacciato sul mare.
Restando sulla costa incontriamo Gela; città dove ammiriamo le Mura Timoleontee (testimonianza dell’antica Grecia) e il suo parco archeologico, che da qualche mese del 2026 accoglie il museo dei relitti greci.
All’interno del parco si scopre la genesi di Gela che si colloca tra l’età preistorica e quella medievale. Essa fu infatti la prima colonia rodiocretese fondata in Sicilia nel 689-688 a.C; la città divenne ben presto una delle più importanti dell’isola fino a rivaleggiare con Siracusa.
Le sue mire espansionistiche la portarono a fondare nel 581 a. C. Akragas (Agrigento), e successivamente ad estendere il proprio dominio fino allo Stretto di Messina.
Distrutta dai Cartaginesi nel 405 a.C. fu ricostruita nel IV sec. a.C., e in quel periodo fu oggetto di attacchi da parte di Siracusa, fin quando tra il 285 e il 282 a. C. il tiranno agrigentino Phintias la e trasferì i suoi abitanti presso Licata dove nacque una nuova città chiamata Phintiade, cinta da un poderoso muro di fortificazione, ancora in qualche tratto in ottimo stato di conservazione.
Nello stesso parco archeologico merita una visita il sito di Molino a vento, che mostra segni di età preistorica. Il ritrovamento di ceramica protocorinzia attesta la presenza di un primo stanziamento di protocoloni col nome di Lindioi.
Già dalla prima metà del VII sec. a.C., vide la nascita di alcuni edifici: tra cui n sacello in antis (Tempio A), dedicato ad Athena Lindia, la dea protettrice della città, i cui resti sono inglobati nelle fondazioni di un secondo tempio (Tempio B), costruito nel corso del VI sec., e dedicato sempre Athena.
Uscendo da Gela ci spostiamo verso il comune di Montedoro, fondata in un territorio ricco di miniere di zolfo, risale al 1636, quando il nobile signore don Diego Aragona Tagliavia Cortez ottenne la “licentia populandi”, per popolare il feudo Balatazza.
Tra le testimonianze storico-architettoniche della cultura dei secoli passati, merita di essere menzionata la Chiesa Madre, realizzata nel 1644, al cui interno sono custoditi pregevoli dipinti e notevoli opere d’arte come una pala con profilo barocco.
Da visitare inoltre il Museo della Zolfara Angelo Petix, il Museo etno‐antropologico della civiltà contadina.
La Sicilia come visto, è anche medievale e dunqueincredibilmente affascinante.
Visitare i suoi castelli significa conoscere l’anima più nobile di molti luoghi. Caltanissetta è tra questi.
Qal’at an-Nisa (Caltanissetta) deriverebbe dall’arabo. Lo storico normanno Goffredo Malaterra la tradusse in Castrafeminarum,letteralmente “Castello (o rocca) delle donne”, in virtù del fatto che la roccaforte, in alcuni periodi dell’anno, fosse abitata solo da donne.
Il Castello di Pietrarossa è invece l’antica fortezza dalle torri in mattoni rossi di Caltanisetta che domina tutta la vallata sottostantee merita una visita, così come altri monumenti tra cui: la Fontana del Tritone in Piazza Garibaldi.
Alle spalle di questa si erge l’odierna Cattedrale Santa Maria la Nova: al suo interno volgiamo lo sguardo verso l’alto per ammirare gli affreschi del fiammingo Borremans, noto come il “genio di Palermo”.
Da Piazza Garibaldi si dipartono due vie: Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I.
Su Corso Vittorio Emanuele ci si imbatte nel prestigioso Teatro Regina Margherita, del 1870, dedicato alla consorte di re Umberto di Savoia. È uno dei più antichi teatri dell’isola, un gioiello incastonato nel cuore della città. La facciata sobria e austera nasconde tratti barocchi tipici dell’architettura ottocentesca.
Il Corso è chiuso dalla facciata della Chiesa di Santa Croce, antica sede di un monastero benedettino, fondata nel 1531. All’incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I, sorge il Palazzo del Carmine, sede del Municipio. Poco oltre, sullo stesso lato della via, si incontra lungo la salita il prestigioso Palazzo Moncada.
Nel suo centro storico scopriamo, inoltre, il fascino senza tempo di via Consultore Benintende: colorata e profumata questa via ospita, dalla fine del 1700, lo storico Mercato Strat’a foglia con il suo susseguirsi di banchi di venditori di frutta e verdura, formaggi, legumi, panifici, pescherie, macellerie, botteghe di cibi esotici eoggettistica.
Meritevole di visita è anche il Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara Sebastiano Mottura.
Prima di riprendere il nostro itinerario verso la Provincia di Agrigento, dobbiamo visitare alcune delle chiese principali di Caltanisetta quali: la Chiesa di Sant’Agata al Collegio che si presenta maestosa con le sue due ali di gradinate, che si dipartono a destra e a sinistra della scalinata centrale alla quale si accede da una cancellata in ferro.
Al suo interno, nella cappella di S. Ignazio, possiamo ammirare una pregevolissima decorazione di marmi misti policromi, tra questi un prezioso paliotto che rappresenta un “bestiario” di uccelli esotici.
Ed in ultimo la Chiesa di Santo Spirito, voluta da Ruggero il Normanno nel 1095 su un preesistente casale arabo fortificato, presenta una struttura romanica, semplice e severa, a navata unica conclusa da tre absidi.
Retaggi delle maestranze arabe sono la torre quadrangolare, le feritoie e gli archi a sesto acuto. All’interno spiccano l’affresco del Cristo Pantocratore, il fonte battesimale di epoca normanna ma di impronta musulmana; un raro calice di stagno del XII secolo, un’urna cineraria in marmo con iscrizioni del periodo romano, proveniente dal cimitero che si trovava dietro la chiesa.
A pochissimi metri, troviamo il Museo Archeologico Regionale di Caltanissetta, che custodisce reperti risalenti al neolitico provenienti dalle zone archeologiche di Sabucina, Gibil Gabib, dal Monte Capodarso e Monte S. Giuliano.
Ha qui sede la nota azienda Averna, produttrice dell’omonimo amaro conosciuto in tutto il mondo.
