“C’è un’Italia che vive sul mare ma non viene quasi mai raccontata. Non è quella delle crociere, dei porti turistici o delle conferenze sulla blue economy. È l’Italia dei marittimi, lavoratori indispensabili quando una nave carica di merci o passeggeri deve partire, invisibili quando bisogna riconoscere un minimo di diritti costituzionali”.
Questo è l’amaro commento fatto dal referente messinese di Azione per i Trasporti ed il Lavoro Marittimo Alessandro Bongiorno che da tempo denuncia le storture di un settore tanto essenziale quanto poco compreso dalla politica. Il riferimento è soprattutto alla condizione dei cosiddetti marittimi a 78 giorni, lavoratori impiegati con contratti brevi e ricorrenti che, nella realtà, non hanno nulla di occasionale.
“I problemi nascono già dalla normativa di base, il Codice della Navigazione è stato approvato nel 1942 e pretendere di regolare ancora oggi la condizione dei marittimi con una norma pensata oltre ottant’anni fa significa ignorare quanto siano cambiati il lavoro, la società e il trasporto marittimo.”, prosegue Bongiorno, “Dal Governo ci saremmo aspettati una mano. Anche perché, grazie alle interrogazioni mirate presentate da Azione, il Ministro Salvini è stato costretto a mettere nero su bianco ciò che i marittimi denunciano da anni. Eppure, nel provvedimento “risorsa mare” appena varato, presentato come una grande riforma del settore, non si affrontano neanche lontanamente i problemi veri lavoratori marittimi. Evidentemente questo Governo non è interessato al consenso della Gente di Mare perchè chi si dimentica dei marittimi oggi, non può poi pretendere il loro voto domani.”
Al centro della critica c’è la Legge 7 maggio 2026, n. 70, “Valorizzazione della risorsa mare”, un provvedimento che interviene su procedure d’imbarco, matricole della gente di mare e documenti di bordo, ma che secondo Bongiorno lascia fuori la questione più urgente, cioè la condizione concreta dei lavoratori marittimi.
“Il nostro impegno, come Azione, sarà quello di non lasciare questa battaglia nel recinto delle lamentele di categoria. I problemi dei marittimi devono entrare nell’agenda politica nazionale: dalla revisione dell’articolo 326 del Codice della Navigazione, al contrasto dell’abuso dei contratti brevi, fino alla verifica della coerenza dei CCNL marittimi con i principi generali del diritto del lavoro.”, conclude Bongiorno, annunciando che il lavoro proseguirà insieme ai parlamentari di Azione già impegnati sul tema.
