Trapani: dall’atmosfere gotiche a quelle Olandesi

“D ecco intanto scoprirsi quaranta mulini da vento… e tostochè don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere… Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando …smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi e arricchirmi colle loro spoglie….Dove sono i giganti? disse Sancio Panza…..Guardi bene la signoria vostra… che quelli che colà si discuoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le pajono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino” (tratto da Don Chisciotte di Miguel de Cervante).
Lungo la Via del Sale, tra Trapani e Marsala, all’interno della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco ecco dispiegarsi innanzi a noi, da un lato gli smisurati giganti di Don Chisciotte: i mulini a vento e dall’altro i fenicotteri rosa.
Paesaggi che sembrano tratti dal romanzo spagnolo, ma che nella realtà costituiscono il simbolo di Trapani nel modo.
Non troveremo in Sicilia Don Chisciotte e il suo fidato Sancio, eppure in tali paesaggi scorgiamo vari mulini come il Culcasi, che ospita il Museo del Sale, dove è possibile osservare gli ingranaggi originali e l’antica vite di Archimede in legno usata per pompare l’acqua.
Trapani e la sua Provincia sono, però, molto più di questo:
Salemi e Erice, quest’ultima perennemente avvolta dalla “caligo” o effetto Abbazzia.
Questa coltre bianca trasforma il borgo gotico-medievale in un luogo sospeso nel tempo: i suoi vicoli di pietra, le antiche chiese e il Castello di Venere, ci catapultano nell’atmosfera monastero benedettino del Nome della Rosa di Umberto Eco.
E poi ancora l’isola di Favignana e quella di Mozia custode dell’antica colonia fenicia.
Qui da vedere è il suo museo il cui reperto principale è la statua a grandezza naturale del Giovane di Mozia risalente al V secolo a.C. realizzata in marmo scolpito da mano abilissima, rappresenta un auriga alla guida di un cocchio.
E poi Mazara del Vallo sita nella parte più a sud della provincia di Trapani, il cui centro storico è ricco di edifici in stili differenti: barocchi e medievali, ma anche di una vera e propria casbah (il quartiere con il tipico impianto urbanistico dei paesi nordafricani), decorata con pannelli di ceramiche.
Si raggiunge quindi il parco archeologico di Selinunte, uno dei siti più grandi del Mediterraneo, che possiede un notevole patrimonio archeologico, costituito dai resti della grandiosa città, con i suoi edifici pubblici e privati, che mostrano un’avanzata cultura urbanistica, la quale ha definito le aree della città quali:
– l’Acropoli è composta dal grande santuario urbano e dall’abitato suddiviso in isolati larghi 32 metri definiti da strade principali e strade secondarie;
– dall’Agorà, a nord dell’Acropoli, centro politico e sociale della città;
– ed Ancora un altro santuario con tre monumentali templi (E, F, G);
– da Gaggera, ad ovest, segnata dalla presenza del Santuario di Demetra Malophoros, dal Santuario di Zeus Meilichios, dal Tempio di Hera Matronale e dal Tempio M.
– dal Battistero Bizantino ad ovest dell’Acropoli e la recente scoperta del quartiere artigianale con le sue numerose fornaci.
Eppure il poeta tedesco Goethe decise di evitare Selinunte a causa della malaria e di vedere solo Segesta: Ein zeitloser Ort (un luogo senza tempo).
Il cui parco archeologico da rifugio al tempio in stile dorico risalente al V secolo avanti Cristo, splendido e solenne nella sua semplicità, e al teatro greco posto sulla sommità della collina.
A questo punto non ci rimane che accompagnare il poeta tedesco sino a Palermo.

 

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