Alla fine del XV secolo, Palermo diventa sede dei Vicerè che rappresentavano il re, in quanto il Regno di Sicilia entrò in Unione personale con l’Impero Spagnolo.
Ai vicerè viene affidato il potere dell’intera Sicilia da condividere con il Parlamento siciliano, organo sovrano che garantì una vera e propria indipendenza politica dell’Isola.
La città vide rilanciare l’attività artistica e la costruzione di sontuosi edifici pubblici quali: la chiesa di San Giuseppe; la chiesa di Santa Maria dello Spasimo e il nuovo assetto di Porta Nuova.
La chiesa di Santa Maria in stile tardo gotico nell’antico quartiere della Kalsa, fu iniziata dai padri Olivetani, i quali scelsero il nome “Spasimo” in segno di devozione alla Madonna che soffre dinanzi al Cristo in Croce.
I lavori di costruzione della chiesa e del convento annesso proseguirono per molti anni, ma non vennero mai completati perché nel 1536, sotto la minaccia turca, fu disposto il potenziamento del sistema difensivo della città, e l’area a ridosso dello Spasimo fu scelta per la realizzazione di un baluardo difensivo.
Successivamente, la chiesa divenne luogo di rappresentazioni teatrali, poi lazzaretto a causa della peste nel 1624, quindi magazzino per i cereali e il grano, vista la vicinanza all’antico porto, ed infine divenne ospedale civico e, dopo, fino al 1986, ospedale geriatrico.
Appare incerta l’esistenza della copertura della navata centrale, oggi a cielo aperto.
Attualmente, lo Spasimo si propone come spazio polifunzionale per mostre, spettacoli ed eventi culturali.
L’urbanistica della città in quell’epoca fu trasformata in modo radicale con l’erezione della scenografica Porta Nuova, commissionata nel 1583 dal viceré Marcantonio Colonna.
La struttura doveva celebrare la vittoria di Carlo V sui Turchi e ospitò persino gli appartamenti privati e gli intrighi amorosi dello stesso viceré, la c.d. alcova segreta, spazio divenuto famoso nella cronaca dell’epoca come sito di incontri clandestini tra Colonna e la baronessa del Miserendino (Eufrosina Valdaura).
“Si racconta che il vicerè conobbe Eufrosina Valdaura ad un ricevimento, e tra i due fu subito colpo di fulmine. Noncurante della sua posizione, Colonna cominciò a farle una corte spietata, che Eufrosina, anche lei sposata, non rifiutò e in breve tra i due nacque una passione travolgente. Il vicerè era solito incontrarla, nelle stanze che egli stesso aveva fatto predisporre a questo scopo, proprio nell’ultimo ordine della Porta Nuova, appena rinnovata, con vista dall’alto sull’intero Cassaro, fino al mare e neanche in gran segreto. In una di quelle notti infuocate la viceregina, donna Felice Orsini, colse sul fatto i due amanti nell’alcova, ma sembra che l’Eufrosina, sentendola arrivare, tentò una fuga verso il balcone. La viceregina sapendo cosa stava succedendo, piombò nella stanza un attimo dopo, e con una veloce occhiata, scorse per terra un paio di graziose ciabattine da donna, proprio davanti al letto. Chiese al marito se quelle ciabatte così carine, fossero un suo regalo per lei. Ovviamente, lui rispose di si. Ma la moglie, che conosceva bene il gioco del marito, mentre annuiva con la testa si avviò verso il balcone, dove trovò l’amante intenta a nascondersi dietro ad una spinosa pianta grassa. Malgrado la scoperta delle tappine la nobildonna non diede all’Eufrosina della tappinara, al contrario le si rivolse esclamando con una certa calma: Temo che stavolta dovrete pazientare, per questa notte mio marito lo voglio per me, disponendo che Eufrosina venisse riaccompagnta a casa da una carrozza.”
Nel 1667, si verificò un episodio inatteso. All’interno di Porta Nuova, avvenne una forte esplosione causata da un certo quantitativo di munizioni che vi erano stipate, in quanto in uso ai soldati posti a guardia della porta.
La deflagrazione arrecò grossi danni alla struttura, pochi anni dopo ebbe luogo la sua ricostruzione, su progetto dell’architetto/scultore Gaspare Guercio.
A lui si deve oltre la ricostruzione totale delle parti distrutte dall’esplosione anche delle due coppie di mori collocati nei due piloni della porta.
Questi simboleggiano il trionfo in Africa di Carlo V, fu in questa fase che venne aggiunta l’inconfondibile copertura a piramide maiolicata sormontata dall’aquila, simbolo della città.
Sotto le corone di Spagna e degli Asburgo, i viceré, hanno rimodellato il volto urbano di Palermo, cambiato la sua architettura, gestito corti sfarzose, affrontato rivolte popolari, lasciando un’eredità storica ancora oggi evidente.
I cambiamenti urbanistici principali riguardarono: i Quattro Canti, iconica piazza ottagonale, che è stata concepita e ampliata sotto il governo di diversi viceré (tra cui il Duca di Ossuna e il Duca di Albuquerque);
Nel 1500 furono aperte porte monumentali, come la scomparsa Porta D’Ossuna e la Porta di Castro.
Tracciata nel 1567 fu via Maqueda utilizzata come asse per dividere città in quartieri (mandamenti) ed è stata il fulcro cerimoniale della corte sino a Piazza Marina da dove partivano i viceré e dove si tenevano gli eventi pubblici e le giostre.
La nobiltà locale faceva a gara per ottenere i loro favori, tra i loro palazzi che valgono una visita perché conservano arredi, affreschi e sfarzi del tempo vi sono il Palazzo Alliata di Villafranca e il Palazzo Mirto.
Nonostante il lusso, le tensioni erano frequenti; famosa la rivolta delle corporazioni (Maestranze) del 1708, in cui i ribelli arrivarono a puntare i cannoni dei bastioni contro il Palazzo Reale per difendere la città…..
