Palermo: la mummia integra più bella del mondo, la bimba che dorme da cento anni!

 

Dopo le varie carestie e una forte oppressione fiscale, che colpirono il popolo palermitano, questo risorge con l’arrivo di Carlo di Borbone (poi incoronato Re di Sicilia nel 1735), tornando ad avere dopo secoli un re incoronato in loco.

I momenti chiave di questo nuovo periodo includono il Rinnovamento Culturale e il Regno di Ferdinando III.

Le prime riforme illuminate vennero introdotte da viceré come Domenico Caracciolo (che abolì il Tribunale dell’Inquisizione nel 1782) e Francesco d’Aquino, sotto il quale nacque l’Osservatorio Astronomico sulla Torre Pisana del Palazzo dei Normanni.

In fuga da Napoli conquistata dalle truppe napoleoniche re Ferdinando IV di Borbone si rifugiò a Palermo nel 1798 (diventando Ferdinando III di Sicilia), ma si insediò nella Reggia solo 8 anni dopo.

Palermo divenne così la sede principale del regno e i viceré sostituiti dai Luogotenenti.

Malgrado il periodo di prosperità iniziale e la costruzione della bellissima Galleria Pompeiana, il centralismo dei Borbone generò un forte malcontento.

Ma durante il loro regno i Borbone promossero grandi scavi archeologici e abbellirono la città di ulteriori monumenti preziosi, come dimostrano le opere custodite al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas, che vale certamente una visita.

Preziosa e da visitare tra questi monumenti v’è di certo l’estrosa Real Casina Cinese in stil orientale, del 1799 progettata da Giuseppe Venanzio Marvuglia, per Ferdinando III di Borbone, è l’emblema del periodo borbonico.

Immersa nel Real Parco della Favorita e residenza del re Ferdinando IV di Borbone e della moglie Maria Carolina d’Austria, durante il loro esilio palermitano nel 1798, la Real Casina Cinese rappresenta un unicum nel suo genere per l’ecletticità del suo stile.

Un vero e proprio angolo d’oriente a Palermo tra decorazioni esotiche e simbolismo nascosto che rievocano il gusto tardo settecentesco per le “chinoiseries” e la moda orientale.

La dominazione borbonica ha lasciato segni indelebili anche nel tessuto urbano e culturale della città, fondendosi con i substrati e arricchendo Palermo di nuovi luoghi di svago e rappresentanza. Tra i principali monumenti e le tracce storiche di questo periodo figurano:

Il Palazzo Reale: durante il regno di Ferdinando IV e Maria Carolina, la corte borbonica visse qui, arricchendo i suoi spazi, incluso l’attuale vestibolo che ospita la statua del Genio di Palermo;

Villa Giulia: Splendido giardino pubblico, voluto dal pretore Antonio La Grua;

Gli Obelischi: quello di Piazza Tredici Vittime e quello di Sant’Erasmo (1782), decorati con lo stemma dei Borbone e l’emblema della Trinacria.

L’Arsenale Borbonico (Museo del Mare)

La Palermo dei Vicerè prima, dei Borbone dopo, nella sua crescita culturale e monumentale si trasforma in una città rispettosa dei morti. «Passeggiando non torna essere garbato e presentabile come i cittadini di Palermo, allineati nei corridori sotterranei dei Cappuccini a Porta Nuova. Stanno là allineati rinsecchiti e godono la stima di tutti.» (Thomas Mann, La montagna incantata)

Il convento dei Cappuccini a Palermo, nel quartiere Cuba, è annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace, risalgono entrambi al 1500, benché edificati su strutture precedenti.

Il convento è conosciuto in tutto il mondo per la presenza nei suoi sotterranei di un vasto cimitero stile gotico, che attira la curiosità di numerosi turisti, fin dai secoli scorsi tappa obbligata del Grand Tour (fu visitato anche da Guy de Maupassant).

Le gallerie furono scavate alla fine del 1500 in stile gotico con copertura a volte a crociera ogivali; queste formano un ampio cimitero di forma rettangolare.

Le salme ivi presenti non sono mai state inventariate, ma si è calcolato che debbano raggiungere la cifra di circa 8.000.

Le salme, in posizione eretta o distesa, vestite di tutto punto, sono divise per sesso e categoria sociale, anche se la maggior parte di esse appartengono ai ceti alti, poiché il processo di imbalsamazione era costoso.

Nei vari settori si riconoscono: prelati, commercianti e borghesi nei loro vestiti “della domenica”, ufficiali dell’esercito in uniforme di gala, giovani donne vergini, vestite con il loro abito da sposa, gruppi familiari disposti in piedi su alte mensole delimitate da sottili ringhiere simili a balconate, bambini, ecc.

Numerosi corpi appartengono comunque a frati dell’ordine dei Cappuccini stessi: il primo a essere stato inumato all’interno fu infatti frate Silvestro da Gubbio nel 1599.

I vari metodi di imbalsamzione, utilizzati specialmente in periodi di epidemie, prevedevano anche un bagno di arsenico o di acqua di calce.

Una delle mummie più note è quella del campagnolo Antonino Prestigiacomo, morto nel 1844 all’età di 50 anni e imbalsamato con arsenico per via endovasale.

A metà Ottocento le disposizioni sanitarie vietarono le sepolture nelle chiese e nei sotterranei, fu eretto a fianco della chiesa il cimitero dei Cappuccini.

Tra le salme delle Catacombe è suggestivamente nota quella più bella del mondo: la graziosa bimba Rosalia Lombardo nata a Palermo il 13 dicembre 1918 e ivi morta di polmonite il 6 dicembre 1920 all’età di due annetti, è stata una delle ultime persone a essere ammesse alla sepoltura nella cripta.

L’imbalsamazione, fortemente voluta dal padre affranto, fu curata dal professor Alfredo Salafia, lo stesso che imbalsamò Francesco Crispi.

Grazie a studi compiuti sugli appunti di Salafia si è scoperto solo nel 2009, che per l’operazione fu utilizzata una miscela composta da formalina, alcool, glicerina, acido salicilico e sali di zinco.

Inseguito a questo trattamento la bambina appare ancora intatta tanto da destare l’impressione che stia dormendo, e da meritare il soprannome di Bella addormentata…

 

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