Nei territori non capoluogo dell’area insulare le compravendite crescono del 44,7%. Trapani e Caltanissetta tra le province più dinamiche d’Italia

Il mercato immobiliare siciliano mostra segnali di vitalità che provengono soprattutto dai piccoli comuni, dalle aree interne e dai territori esterni ai grandi capoluoghi. È quanto emerge dal rapporto “Mercato immobiliare. Il risveglio dei piccoli centri”, elaborato sulla base dei dati dell’Agenzia delle entrate e dell’Istat.
Il fenomeno riguarda l’intero Paese: tra il 2019 e il 2025 le compravendite residenziali sono aumentate del 32,7% nei comuni non capoluogo, più del doppio rispetto al 15,5% registrato nei capoluoghi. Nei centri di minori dimensioni la crescita ha raggiunto addirittura il 42,3%.
La tendenza risulta particolarmente evidente nell’area insulare. Nel periodo considerato, nei capoluoghi di Sicilia e Sardegna gli scambi sono cresciuti complessivamente del 30,8%, mentre nei comuni non capoluogo l’incremento è arrivato al 44,7%. Il divario conferma lo spostamento della domanda verso territori nei quali i valori immobiliari sono più accessibili e la disponibilità di abitazioni è più ampia.
All’interno della Sicilia emergono in particolare le province di Trapani e Caltanissetta, entrambe caratterizzate da un aumento delle compravendite superiore al 50% tra il 2019 e il 2025, collocandosi tra le realtà più dinamiche del Mezzogiorno.
Particolarmente significativo è il caso della Città metropolitana di Palermo. Nel capoluogo le transazioni immobiliari sono cresciute del 25,1%, mentre nei comuni della cintura urbana l’aumento è stato del 49,5% e negli altri comuni del territorio metropolitano ha raggiunto il 50,7%. Palermo rappresenta, sotto questo profilo, un’eccezione positiva anche nel confronto con le altre grandi aree metropolitane italiane, nelle quali la crescita delle cinture urbane è stata generalmente più contenuta.
I dati evidenziano, dunque, una Sicilia immobiliare meno concentrata nei grandi centri urbani e sempre più orientata verso i comuni della provincia, le località costiere, i borghi e le aree interne. Non si tratta soltanto di un recupero congiunturale, ma di una trasformazione della domanda abitativa.
A incidere sono diversi fattori: il livello più contenuto dei prezzi, la maggiore disponibilità di immobili, la diffusione del lavoro da remoto e, soprattutto, il costo del credito. L’aumento dei tassi registrato nel 2022 e nel 2023 ha penalizzato maggiormente l’acquisto di abitazioni nelle grandi città, dove gli importi da finanziare sono normalmente più elevati, spingendo giovani e famiglie verso territori economicamente più accessibili.
Per Confedilizia Sicilia – spiega il presidente Sebastiano Maio – questi numeri rappresentano un’opportunità che non deve essere dispersa. Il rilancio dei piccoli comuni può contribuire al recupero del patrimonio edilizio esistente, al contrasto dello spopolamento e alla rigenerazione di centri storici nei quali sono presenti migliaia di immobili inutilizzati o sottoutilizzati.
Occorre, però, accompagnare la crescita del mercato con politiche coerenti. Servono collegamenti più efficienti, infrastrutture digitali, servizi sanitari e scolastici adeguati, semplificazione delle procedure urbanistiche e incentivi effettivi per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica degli edifici.
È inoltre indispensabile intervenire sulla fiscalità immobiliare. L’imposizione sugli immobili diversi dall’abitazione principale continua a gravare anche su fabbricati non produttivi di reddito e spesso situati in territori caratterizzati da valori di mercato contenuti. Una revisione dell’Imu e un sistema stabile di agevolazioni per chi recupera e mette a reddito gli immobili potrebbero favorire ulteriormente la rinascita dei piccoli centri.
Analoga attenzione deve essere dedicata alla locazione. Regole più equilibrate, tempi certi per il rilascio degli immobili e incentivi fiscali strutturali possono aumentare l’offerta abitativa e restituire al mercato una parte consistente del patrimonio oggi inutilizzato.
Il risveglio dei piccoli centri siciliani non deve essere considerato un fenomeno marginale. La provincia e i comuni minori stanno diventando una componente decisiva del mercato immobiliare regionale. La sfida delle istituzioni è trasformare questa nuova domanda in sviluppo stabile, recupero urbano e crescita delle comunità locali. Come evidenzia lo stesso rapporto, occorre guardare con occhi nuovi ai territori a lungo considerati periferici, accompagnandone la crescita con investimenti in servizi, infrastrutture e collegamenti.

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