Paolo Borsellino, la memoria che non può conoscere il silenzio

Palermo si ferma. Lo fa con il rispetto che si deve ai suoi figli migliori, con il silenzio che pesa più di mille parole e con una memoria che, a distanza di trentaquattro anni, continua a chiedere verità, responsabilità e impegno. Il 19 luglio non è soltanto una ricorrenza: è una ferita ancora aperta nella coscienza della città e dell’intero Paese.

Oggi il capoluogo siciliano ha ricordato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – assassinati il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio. Alle 16.58, l’ora in cui l’autobomba spezzò le loro vite, il silenzio è tornato ad avvolgere quel luogo divenuto simbolo del sacrificio, della giustizia e della lotta alla mafia.

 

A trentaquattro anni da quel tragico pomeriggio, il ricordo non può ridursi a una celebrazione. La memoria è viva solo se diventa responsabilità. È la scelta quotidiana di chi rifiuta l’indifferenza, di chi crede nella forza della legalità, di chi comprende che il bene comune si costruisce attraverso piccoli gesti di coraggio, onestà e rispetto delle regole.

Le commemorazioni hanno visto la partecipazione delle istituzioni, della magistratura, delle associazioni, degli studenti e di migliaia di cittadini. Una presenza che testimonia come l’eredità morale lasciata da Paolo Borsellino continui a rappresentare una guida per chi crede in uno Stato capace di affermare il valore della giustizia contro ogni forma di sopraffazione.

Ricordare Borsellino significa anche guardare al futuro. Significa consegnare alle nuove generazioni non soltanto il racconto di una tragedia, ma l’esempio di un uomo che, pur consapevole dei rischi, non rinunciò mai ai propri principi. Il suo coraggio non fu l’assenza della paura, ma la forza di andare avanti nonostante la paura.

La mafia si combatte nelle aule di giustizia, ma anche nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle coscienze. Si combatte scegliendo ogni giorno la strada della responsabilità, del rispetto e della partecipazione. Perché è proprio dall’indifferenza che la criminalità organizzata trae la sua forza.

Paolo Borsellino e gli uomini e la donna della sua scorta hanno consegnato all’Italia un’eredità che non appartiene soltanto al passato. È un patrimonio di valori che continua a parlare al presente e che chiede a ciascuno di fare la propria parte.

Perché Paolo Borsellino non appartiene soltanto alla memoria. Appartiene a Palermo, all’Italia e a tutte le coscienze che, ancora oggi, scelgono di stare dalla parte della giustizia.

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