Per anni è rimasto quasi nascosto, alle spalle della Cattedrale, un pezzo di storia della città. Uno spazio segnato dal tempo, dalla vegetazione, dall’acqua e dal degrado, che oggi torna finalmente a essere parte della vita di Messina.
L’area absidale della Cattedrale è stata ufficialmente inaugurata e restituita alla fruizione dei cittadini dopo un lungo lavoro di recupero e bonifica portato avanti dall’Ente Basilica Cattedrale insieme a PuliAmo Messina.
Un intervento che non ha significato soltanto ripulire un’area, ma restituire alla città un luogo della propria memoria, riportandolo alla luce e aprendolo a una nuova possibilità di utilizzo.
A fare da cornice alla riapertura è stata una serata che ha intrecciato memoria, partecipazione e arte.
Ad aprire l’evento è stato Monsignor Roberto Romeo, che ha introdotto la serata e dato la parola a Christian Mangano, presidente di PuliAmo Messina, per raccontare il percorso di recupero e bonifica che ha accompagnato la rinascita dell’area e il lavoro svolto per restituirla alla comunità.
Poi la parola è passata ad Alex Caminiti, artista messinese e frontman del collettivo d’arte indipendente GAS, autore della monumentale opera “Italia”.
Quasi quattrocento chili di peso, circa tre metri di altezza, realizzata in bronzo dorato. Una figura femminile imponente e, allo stesso tempo, profondamente umana. È l’Italia di Caminiti: giovane, fiera, bellissima e ferita.
E quel volto non è casuale. L’artista ha infatti scelto come modella la propria figlia, Ginevra Maria Caminiti, affidando proprio a una giovane donna il volto di un Paese che guarda alla propria storia ma anche al proprio futuro.
Poi il momento più atteso della serata: l’opera è stata svelata, liberata dal manto che fino a quel momento l’aveva nascosta agli occhi del pubblico. È stata così ufficialmente inaugurata “Italia”, nel cuore di quello spazio absidale appena restituito alla città.
Ma l’opera di Caminiti non vuole essere soltanto una presenza monumentale.
Attraverso la materia, l’artista racconta una Madre, una Sorella Italia: bellissima, generosa, ferita, ma ostinata nella sua capacità di continuare a dare vita nonostante le ferite che le sono state inflitte.
La spada che la figura tiene in mano assume così un significato particolare. Non una semplice arma, ma una “spada culturale”: la cultura come forza, come strumento di consapevolezza, memoria e identità.
A dare voce a questo racconto sono stati poi Silvia Castelli e Francesco Barone, che hanno letto e interpretato un brano scritto dallo stesso Caminiti. Parole che hanno accompagnato la scultura, entrando dentro il significato più intimo dell’opera e trasformando la sua presenza in una riflessione sull’Italia, sulle sue ferite e sulla responsabilità di chi la abita.
La parola è quindi tornata ad Alex Caminiti, che ha ripreso il racconto della propria opera e del messaggio che ha voluto affidarle, prima di lasciare spazio all’architetto Principato.
Una serata costruita, dunque, come un racconto a più voci. Quella di chi ha recuperato un luogo, quella di chi ha contribuito a restituirlo alla città e quella di un artista che, attraverso la materia, ha scelto di raccontare un Paese.
Ma per “Italia” quella di Messina non sarà una destinazione definitiva.
Dopo essere stata svelata e inaugurata nell’area absidale della Cattedrale, la monumentale scultura comincerà infatti il suo viaggio.
Il tour partirà da Roma, attraverserà l’oceano per arrivare a Los Angeles e farà poi ritorno in Sicilia, dove il percorso si concluderà a Palermo, al Palazzo delle Aquile, sede del Municipio.
Una statua nata a Messina, dunque, ma pensata per andare oltre Messina. Un viaggio che porterà con sé un’idea precisa di Italia: quella della bellezza, della cultura, della storia, della memoria e dell’identità.
E forse è proprio qui che le due storie raccontate ieri sera si incontrano.
Da una parte un luogo della città che torna alla luce grazie alla cura e all’impegno. Dall’altra un’Italia che, attraverso l’arte, si prepara a viaggiare.
Prima Roma, poi Los Angeles e infine Palermo.
Un percorso che parte da Messina e torna in Sicilia, affidando alla scultura il compito di raccontare, nel mondo, un Paese che ha ancora molto da dire.
Con il volto di una giovane donna. Con la forza della cultura. E con quella ostinata capacità di continuare a dare vita, nonostante le ferite.
