Leggenda, Amore e Devozione: La Storia Segreta di Mata e Grifone, i Giganti di Messina

Ogni anno, mentre il sole di agosto infiamma lo Stretto, le strade di Messina tornano a vibrare per una delle tradizioni più amate, colorate e suggestive della Sicilia: la sfilata dei Giganti.

Alti più di otto metri, imponenti, a cavallo e cinti nei loro abiti tradizionali, Mata e Grifone—noti affettuosamente in dialetto come ’U Giganti e ’A Gigantissa—non sono semplici statue di cartapesta. Sono l’anima della città, i custodi della memoria messinese e i protagonisti di una storia d’amore leggendaria che sfida il tempo e i pregiudizi.

Ma chi sono davvero questi due colossi che ogni estate trascinano in piazza migliaia di cittadini e turisti?

La leggenda ci riporta indietro nel tempo, intorno al 965 d.C., in un’epoca di scorrerie e battaglie. Si racconta che un fiero e temuto guerriero saraceno di nome Hassan Ibn-Hammar arrivò sui lidi messinesi a capo dei suoi pirati, seminando il terrore.

La sua rotta, tuttavia, incrociò lo sguardo di una giovane bellissima: Marta (poi addolcita in Mata), figlia di un nobile messinese di Camaro. Hassan ne rimase folgorato. L’amore lo travolse a tal punto da spingerlo a chiedere la sua mano, ricevendo però un netto rifiuto sia dalla ragazza che dalla famiglia, inorriditi all’idea di un’unione con un invasore di fede diversa.

L’amore, si sa, sa fare miracoli anche nei cuori più duri.

Pur di conquistare il cuore della sua amata, il temibile pirata compì l’inaspettato: si convertì al cristianesimo, prendendo il nome di Grifo (da cui Grifone, per via della sua stazza imponenziale) e giurando di dedicare la propria vita alla protezione dei messinesi e della fede cristiana. Mata, vinta da un gesto di tale devozione, capitolò. Dalla loro unione, vuole il mito, nacque la stirpe dei messinesi.

Se la leggenda riscalda il cuore, la storia spiegata dagli studiosi aggiunge un pizzico di fascino in più. I due Giganti rappresentano simbolicamente la sintesi culturale della città di Messina.

Grifone, con la pelle scura, la barba e l’aria fiera, simboleggia l’elemento arabo e la dominazione saracena; Mata, con il volto chiaro e regina del rione Camaro, incarna l’anima autoctona e la resistenza della popolazione locale.

I due personaggi—legati alle celebri statue rinascimentali attribuite tradizionalmente al fiorentino Martino Montanini—incarnano la fondazione mitica e la rinascita di una città che ha saputo fondere culture diverse per creare un’identità unica nel Mediterraneo.

Oggi, vedere Mata e Grifone muoversi per la città è uno spettacolo unico. Posizionati su grandi carrelli con ruote, i due colossi vengono trainati lungo le vie cittadine, accompagnati dal ritmo incalzante dei tamburi, dai suoni delle zampogne e da festose sfilate folcloristiche.

Lungo il percorso, i carrelli vengono manovrati sapientemente per far avvicinare e ruotare i cavalli di cartapesta: sembra quasi che i due innamorati si cerchino con lo sguardo, sfiorandosi e rinnovando quella promessa d’amore fatta secoli fa davanti alla folla in festa. Un rito collettivo che accompagna la città fino ai grandi festeggiamenti del 15 agosto dedicati all’Assunta e alla maestosa processione della Vara.

Se vi trovate a passare da Messina nelle settimane centrali di agosto, fermatevi lungo il viale, ascoltate il rullare dei tamburi, alzate lo sguardo e lasciatevi catturare dal fascino di Mata e Grifone. Vi racconteranno che l’amore, alla fine, è capace di abbattere qualsiasi muro e trasformare persino il più temuto dei nemici nel più fedele dei protettori.

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