Ustica, sei uomini sfidano il mare per salvare due vite

Quando il mare urla, c’è chi sa ascoltare. E c’è chi risponde.

A Ustica, in una giornata segnata da onde alte, vento feroce e scogli affilati come rasoi, due bagnanti sono stati trascinati al largo, incapaci di rientrare. Intrappolati in balìa della corrente, con la costa vicina ma irraggiungibile. La situazione era critica, il tempo giocava contro.

La Capitaneria di Porto è intervenuta tempestivamente con un gommone, ma le condizioni del mare erano proibitive. Il mezzo ha rischiato il ribaltamento. Decisione sofferta, ma necessaria: rientrare. Sembrava finita. Ma non per chi vive il mare non solo come un paesaggio, ma come parte di sé.

Salvatore Zanca, usticese d’esperienza e figura storica dell’isola, non ha perso un istante. Ha radunato amici fidati e competenti: Roberto D’Acquisto, Marco Mancuso, Giuseppe Mancuso, Mauro Mancuso e Mario Alexa. Sei persone, una sola volontà: salvare chi stava rischiando la vita.

Sfidando la burrasca, sono usciti dal porto a bordo del gommone di Salvatore. La destinazione: zona Acquario, normalmente raggiungibile in venti minuti a 15‑20 nodi. Ma ieri (sì, ieri) è sembrata lontana come l’orizzonte stesso. Vento contrario, onde violente, un solo margine di errore: zero.

Arrivati sul posto, uno dei due bagnanti era stato tratto in salvo da terra con una cima. L’altro è stato recuperato a bordo con prontezza, sangue freddo e precisione. Ma la missione non era conclusa: bisognava rientrare. Ancora il mare contro, ancora rischio. Eppure, sono tornati tutti. Salvi. Vivi. Insieme.

È un gesto che non può e non deve passare sotto silenzio. Non per retorica, ma per giustizia. È giusto che le istituzioni — Capitaneria, Carabinieri, Prefettura, Presidenza della Repubblica — siano informate e agiscano. Che a questi uomini venga riconosciuto un atto di valore civile. Una medaglia? Forse. Ma prima di tutto un grazie pubblico. Ufficiale. Condiviso.

Perché quando si decide di affrontare il mare per salvare uno sconosciuto, non si compie solo un gesto tecnico. Si compie una scelta morale. Una scelta che definisce ciò che siamo come comunità.

“Ustica non dimentica”. E nemmeno l’Italia dovrebbe farlo.

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