L’ASP di Messina sale sul palco contro la violenza di genere: quando il teatro diventa coscienza collettiva

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina ha promosso una rappresentazione teatrale nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria Alemanna, trasformando il palcoscenico in uno spazio di denuncia, riflessione e sensibilizzazione.
In scena non attori professionisti, ma dipendenti dell’azienda sanitaria: Alessia Basile, Viviana Carlotta, Flavina Cucinotta, Tatiana D’Amico, Emilia De Luca, Grazia Giannetto, Cristina Fazio, Anna Longo, Graziana Mollura, Mariangela Nicolosi, Flavia Tomasello, Graziella Tribulato e Paola Trifirò. Sotto la guida del regista Carmelo Formica, gli operatori hanno portato sul palco storie e dinamiche emerse direttamente dall’esperienza quotidiana nei servizi sanitari.
È stato l’intervento del Direttore Generale dell’ASP di Messina, Giuseppe Cuccì, a segnare l’avvio dell’iniziativa, richiamando fin da subito l’urgenza di una vera rivoluzione culturale nel contrasto alla violenza di genere. Nel suo contributo è stato evidenziato come l’obiettivo dell’Azienda sia quello di costruire un presidio unitario, coinvolgendo consultori familiari, servizi di psicologia e l’intero personale, oltre all’attivazione di nuovi sistemi di allerta nei pronto soccorso per l’individuazione e la segnalazione dei casi sospetti.
Un percorso che negli anni ha portato alla nascita di una vera e propria compagnia teatrale interna, composta da personale delle aree amministrativa e sanitaria, impegnata nella promozione delle pari opportunità e nel rafforzamento della rete di protezione.
Come spiegato da Antonina Santisi, direttrice dell’UOC Psicologia e componente del Tavolo tecnico aziendale contro la violenza di genere, i contenuti messi in scena nascono dalle storie, dalle sfide e dalle esperienze che il personale affronta ogni giorno nei servizi sanitari. L’obiettivo è quello di trasformare il dolore in consapevolezza e il vissuto professionale in uno strumento concreto di riflessione e cambiamento.
Perché la violenza di genere non è una questione privata: è una ferita sociale che interpella l’intera comunità.
In scena, questa volta, non c’era finzione.
C’era verità. C’era coraggio. C’era la volontà, concreta, di cambiare il copione.

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