Nel nome di Sara Campanella: una comunità in cammino contro la violenza sulle donne

Una passeggiata diventata gesto collettivo, carico di memoria e consapevolezza, capace di unire territori e persone nel nome di Sara Campanella e di tutte le donne vittime di violenza. Istituzioni, associazioni, studenti e genitori hanno partecipato a un percorso che non è stato solo fisico, ma profondamente civile e umano, trasformando il dolore in responsabilità condivisa.
Da due piazze di due realtà limitrofe, Nizza e Alì Terme, si sono mosse le due passeggiate che, passo dopo passo, si sono incontrate davanti al cinema Vittoria di Ali’ Terme, in un punto divenuto simbolo di abbraccio, memoria e condivisione. Ad attenderle vi erano le autorità, la mamma di Sara Campanella, i volontari della Croce Rossa e l’ambulanza a lei intitolata, segno concreto di una memoria che non resta ferma, ma continua a generare cura, presenza e aiuto.
Tra gli interventi raccolti, le parole della Prefetta Cosima Di Stani hanno messo in luce con lucidità l’impegno delle istituzioni nel contrasto a un fenomeno tanto grave quanto diffuso, facendo riferimento anche alla nuova normativa in fase di entrata in vigore e alla crescente consapevolezza che accompagna, sempre più spesso, il coraggio della segnalazione. Un segnale chiaro: la violenza di genere non può e non deve essere considerata un fatto marginale.
È emersa con forza la necessità di lavorare non solo sul piano normativo, ma soprattutto su quello culturale. L’educazione al rispetto, il riconoscimento dei primi segnali, l’ascolto e la prevenzione sono stati indicati come strumenti fondamentali. Molto spesso, infatti, sono proprio i più giovani a non riconoscere i confini del rispetto, confondendo il possesso con il diritto, la frustrazione con il dominio. In ogni diritto negato, le vittime sono sempre almeno due.
Un “posto amico”. Non solo un’immagine, ma un impegno concreto. Uno spazio reale e simbolico in cui chi è in difficoltà possa sentirsi accolto, protetto, ascoltato. Un concetto evocato con grande intensità attraverso il brano della compagnia del Teatro Valdagró, scritto da Giuseppe Brancato, capace di restituire, attraverso la parola, il bisogno urgente di comunità, presenza e protezione.
Nella sala gremita, l’intervento del Procuratore Antonio D’Amato ha riportato al centro i principi della Costituzione, che sancisce la parità sociale e condanna ogni discriminazione, sottolineando però come le leggi, da sole, non bastino se non accompagnate da una profonda educazione al rispetto, da un linguaggio non violento e da una maggiore consapevolezza, anche nell’uso del web, troppo spesso percepito, a torto, come zona priva di conseguenze.
La Presidente del Tribunale di Messina, Olga Tarsia ha evidenziato come i genitori non siano mai lasciati soli e come la testimonianza collettiva rappresenti un valore positivo e necessario. Da più voci è arrivato un messaggio unanime: senza prevenzione e cultura non può esserci vero cambiamento, perché l’amore non è violenza, non è controllo, non è prevaricazione.
Profondamente toccante l’intervento della Presidente del CAV “Al tuo fianco”, avv. Concetta La Torre, che ha ricordato Sara come una ragazza amante della libertà, capace di aiutare un’amica a uscire da una situazione difficile. Non una sprovveduta, ma una giovane donna consapevole. Un caso che impone di rivedere gli schemi semplicistici con cui spesso si leggono i femminicidi: la violenza non segue percorsi prevedibili e può annidarsi anche dove meno ci si aspetta. Un monito rivolto agli uomini: smettere di confondere il possesso con il diritto, il rifiuto con l’offesa, il desiderio con la pretesa. Nessun bambino nasce violento, ed è per questo che la prima educazione al rispetto inizia in famiglia.
E poi la mamma di Sara. Una forza silenziosa, immensa, arrivata dritta al cuore di tutti. Una forza tradita soltanto dalla mano che tremava, ma che ha voluto, con determinazione, reggere il microfono da sola. E in quel tremore trattenuto, in quel coraggio fragile e potentissimo insieme, ci ha parlato di lei, di Sara: della sua libertà, dei suoi valori, della sua luce. Nessun grido, nessuna rabbia esibita, solo verità nuda, dignità e amore. E, attorno, un silenzio assoluto. Di quelli che non fanno rumore, ma restano dentro.
La Rettrice Giovanna Spatari, ha voluto chiamare per nome i genitori, in un gesto di profonda umanità, affidando ai ragazzi due messaggi forti: ciò che accade agli altri può accadere anche a voi; diventate cittadini responsabili, imparate a chiedere aiuto, non restate in silenzio. Un richiamo diretto anche alle famiglie, chiamate a essere presidio educativo attivo e non distratto.
L’arte ha fatto la sua parte, perché l’arte educa, cura, apre coscienze. Una carezza sonora ha attraversato il silenzio collettivo, mentre la proiezione di “Fili invisibili” ha riportato alla mente quelle trame sottili, spesso impercettibili, che precedono la violenza e che è necessario imparare a riconoscere e spezzare.
E allora, come dice l’avv. Concetta La Torre,
Sara sarà.
Nella memoria, nell’impegno, nelle scelte quotidiane. Nel coraggio di dire no alla violenza e sì a una cultura nuova, fondata sul rispetto, sulla cura e sulla libertà. Perché dove nasce un “posto amico”, dove una comunità sceglie di camminare insieme, nasce anche una possibilità concreta di futuro.

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