Messina non è più soltanto il luogo in cui si amministrano emergenze, ma uno spazio in cui si sperimentano modelli. È questo il messaggio emerso dalla conferenza settimanale di Sud chiama Nord, aperta dall’intervento di Calafiore, che ha tracciato il perimetro politico e amministrativo entro cui si muove oggi l’esperienza messinese: una città che ha finalmente costruito una visione complessiva dei servizi, superando frammentazioni e improvvisazioni del passato.
L’ assessore Alessandra Calafiore ha parlato di un percorso nato passo dopo passo, ricordando come Messina Social City affondi le proprie radici in una fase storica segnata dal sistema degli appalti e da una gestione affidata a cooperative che intercettavano i servizi senza una vera regia pubblica. Un impianto che, con il Salva Messina, è stato progressivamente superato, fino alla nascita ufficiale di MSC nel 2018, quando, con i contratti in scadenza a febbraio, prese forma una nuova struttura pubblica, destinata a diventare asse portante delle politiche sociali cittadine.
Da allora, MSC è cresciuta fino a trasformarsi in una realtà alla quale l’amministrazione affida progetti e servizi sempre più strategici. I numeri restituiscono la portata del cambiamento: dallo scuolabus passato da zero a 200 utenti, agli asili nido cresciuti da 65 a 258, fino a un organico che oggi conta 1.308 risorse umane, sono solo esempi. Un’espansione che ha consentito di rispondere ai bisogni della comunità in modo strutturato e continuo, rendendo il modello messinese oggetto di attenzione anche da parte di altri Comuni.
A rafforzare il quadro politico è stato l’intervento dell’assessora Valeria Asquini, che ha definito MSC come una scelta profondamente politica, capace di incidere ogni giorno nella vita della comunità. Una scelta che ha dato stabilità ai servizi e dignità ai lavoratori, sottraendoli a una condizione di precarietà strutturale e inserendo l’azienda dentro una programmazione pubblica integrata, lontana dalla logica dell’emergenza.
Il sindaco Federico Basile ha quindi ribadito il valore del percorso compiuto, sottolineando come Messina Social City rappresenti oggi un sistema consolidato e non più un esperimento. Nel corso della conferenza il Sindaco di Santa Teresa, Antonio Lo Giudice, ha poi presentato anche i nuovi ingressi nella squadra: Giovanna Genitori e Massimo Pulitanò, entrambi medici, espressione della società civile e privi di trascorsi di politica diretta. Una scelta che punta a rafforzare la governance con competenze professionali e sensibilità diverse, in una fase in cui l’azienda è chiamata ad affrontare sfide decisive, dal sostegno agli studenti con disabilità al tema del “dopo di noi” come ha affermato nel suo intervento, Cateno De Luca, che ha riportato il racconto alle origini della scelta, parlando apertamente del rapporto patologico tra politica e servizi sociali che per anni ha condizionato il settore. Da qui la decisione di rompere equilibri consolidati e costruire un modello capace di liberare i lavoratori dalla dipendenza delle cooperative. Un percorso non indolore, ma rivendicato come necessario. Villa Dante, ha ricordato, è uno degli esempi concreti di come i principi dell’amministrazione siano diventati azione.
Lo sguardo si è poi allargato oltre i confini cittadini, con il riferimento alla Zona Economica Speciale e agli strumenti di compensazione fiscale su Iva e Ires per attrarre investimenti. “Non serve inventare tutto da zero, è stato il messaggio politico, ma copiare ciò che funziona e rinnovarlo”. Una linea che rafforza la proiezione regionale di Sud chiama Nord, con Messina proposta come laboratorio politico e amministrativo.
Sud chiama Nord, dunque, consolida la propria squadra e alza l’asticella: servizi sociali come infrastruttura, competenze civiche come valore aggiunto e una visione che guarda oltre l’oggi e oltre Messina. Una scommessa politica che si misura, ancora una volta, sui risultati.
Messina laboratorio politico: Sud chiama Nord cresce tra competenze civiche e ambizioni regionali
