–Trapani novembre 2025- una nuova e articolata inchiesta giudiziaria scuote il sistema dei collegamenti marittimi siciliani e colpisce al cuore Liberty Lines, la compagnia della famiglia Morace che da anni gestisce i servizi di trasporto veloce verso le isole minori dell’Isola.
All’alba, la Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede centrale dell’azienda e negli uffici distaccati, estendendo gli accertamenti anche a un ufficio della Capitaneria di Porto.
Un’operazione ampia e complessa, che al momento coinvolge 67 indagati e che ha portato al sequestro della società.
Le informazioni ufficiali diffuse dagli inquirenti restano limitate, ma il perimetro dell’indagine appare già chiaro nei suoi elementi essenziali.
Al centro dell’attenzione giudiziaria vi sarebbero i fondi pubblici erogati dalla Regione Siciliana per garantire il servizio di trasporto marittimo in regime di continuità territoriale verso le isole minori.
Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2022 la compagnia avrebbe continuato a operare e a incassare contributi pubblici pur omettendo di comunicare avarie e criticità tecniche su numerose unità veloci, in violazione dei protocolli di sicurezza.
Il filone investigativo non nasce dal nulla: il tema dei contributi regionali al trasporto marittimo è già noto alla magistratura, che nel 2017 aveva acceso i riflettori sul settore con l’operazione “Mare Monstrum”, l’attenzione era concentrata sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla corretta esecuzione dei servizi sovvenzionati.
La nuova inchiesta sembra inserirsi in quella scia, puntando a chiarire presunte irregolarità nella rendicontazione e nell’utilizzo dei fondi, oltre che nei rapporti tra la compagnia e gli enti di controllo. Ma qual’è il cuore dell’indagine? Avarie taciute e sicurezza!
Il nucleo più delicato dell’inchiesta riguarda 55 avarie non dichiarate, accertate su 23 unità veloci nel periodo compreso tra il 2021 e il giugno 2022.
Negli atti dell’accusa si parla di quadri elettrici incendiati, fumo in sala macchine, generatori in sovraccarico, perdite di gasolio, infiltrazioni d’acqua, impianti antincendio non pienamente efficienti e persino livelli di legionella oltre i limiti consentiti.
Le intercettazioni descrivono un clima interno di forte tensione e di pressione a non interrompere il servizio, soprattutto nei periodi di alta stagione. Frasi come «Io cristiani a morire non ne porto» o «Facciamoci la croce che il Signore ci accompagna» vengono interpretate dalla Procura come il segno di una gestione orientata a non far emergere le criticità, per evitare controlli, ritardi, revoche delle concessioni e danni d’immagine. (fonte https://www.tp24.it/2026/01/07/giudiziaria/inchiesta-liberty-lines-i-fatti-le-accuse-e-gli-ultimi-sviluppi-giudiziari/228085)
Altro aspetto dell’indagine riguarda i presunti rapporti con Capitaneria, Rina e la presunta truffa alla Regione. Si ipotizzano rapporti illeciti con alcuni funzionari della Capitaneria di Porto e con ispettori del Rina, l’ente di certificazione navale.
Secondo l’accusa, vi sarebbero stati favori, assunzioni, biglietti omaggio e scambi di informazioni riservate in cambio di controlli attenuati o indicazioni utili a eludere la dichiarazione ufficiale delle avarie.
Contestazioni che, se confermate, allargherebbero il perimetro dell’indagine dal singolo operatore privato all’intero sistema dei controlli. Sul piano economico, la Procura contesta anche una truffa aggravata per circa 14,9 milioni di euro ai danni della Regione Siciliana.
L’ipotesi è che l’ente pubblico sia stato indotto in errore sullo stato reale della flotta, continuando a erogare sovvenzioni per un servizio che, secondo l’accusa, non rispettava pienamente gli standard di sicurezza previsti.
Ricordiamo che l’assessorato regionale ai trasporti, oggi guidato; da Alessandro Aricò (Fratelli di Italia), ha competenze specifiche in materia di servizi di collegamento marittimo di interesse regionale, inclusa la gestione e la vigilanza sui relativi bandi.
Sul punto il 15 dicembre 2025 la deputata regionale trapanese del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi ha dichiarato: «Sui collegamenti con le isole minori non possiamo più accettare silenzi, rimpalli di responsabilità e disservizi continui. La Regione Siciliana aveva il dovere di vigilare e non lo ha fatto». La stessa ha presentato un’interrogazione al Presidente della Regione e all’Assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità dopo il sequestro preventivo del compendio aziendale di Liberty Lines e le gravi ricadute sul servizio di trasporto marittimo veloce. (fonte https://www.tele8tv.it/isole-minori-e-inchiesta-su-liberty-lines-interrogazione-della-deputata-ciminnisi-m5s/).
Stesso tono da parte della deputata regionale M5S Roberta Schillaci: “Servono controlli sui collegamenti con le isole minori”. L’onorevole, componente della commissione regionale Antimafia, chiede un cambio di rotta sui servizi Liberty Lines e un’indagine sui collegamenti marittimi con le isole minori.
La Schillaci ha chiesto una presa d’atto chiara da parte del governo Schifani sui gravi disservizi e sulle possibili violazioni contrattuali nel trasporto marittimo verso le isole minori. (fonte https://www.marsalalive.it/2025/11/22/collegamenti-isole-minori-schillaci-regione/).
Questioni vecchie già sollevate dall’operazione “Mare Monstrum”, nata da relazioni tecniche di un consulente dell’Assessorato regionale ai trasporti nel 2015 che aveva stigmatizzo tali criticità (fonte https://www.lasicilia.it/news/palermo/916151/crocetta-si-difende-dalle-accuse-io-mai-in-barca-con-morace.html).
A inizio dicembre 2025, il Gip di Trapani aveva disposto misure cautelari personali per sette dirigenti apicali della compagnia, con divieto di dimora a Trapani e Milazzo e interdizione dai ruoli direttivi. Pochi giorni dopo, il Tribunale del Riesame di Palermo ha revocato le misure restrittive disposte dal gip di Trapani nell’ambito della maxi inchiesta che, nelle scorse settimane, ha coinvolto la compagnia di navigazione Liberty Lines
La decisione riguarda solo sei dirigenti e funzionari dellasocietà. I provvedimenti annullati prevedevano il divieto di dimora nei comuni di Trapani e Milazzo e l’interdizione temporanea dall’esercizio di incarichi direttivi in società o enti giuridici. (fonte https://www.palermotoday.it/cronaca/riesame-annulla-misure-indagati-liberty-lines.html)
I giudici non si sono pronunciati sul merito delle accuse, ma hanno ritenuto insussistenti i presupposti cautelari che avevano giustificato i provvedimenti più invasivi, in quanto la documentazione prodotta dalla difesa ha dimostrato che gli elementi raccolti non raggiungevano il livello necessario a sostenere la gravità indiziaria richiesta per l’applicazione delle misure cautelari. (fonte https://www.tp24.it/2026/01/07/giudiziaria/inchiesta-liberty-lines-i-fatti-le-accuse-e-gli ultimi-sviluppi-giudiziari/228085).
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Trapani, ha avuto origine nel 2019. L’annullamento delle misure cautelari e il dissequestro non chiudono ad oggi il caso.
Le contestazioni restano formalmente in piedi e la Procura di Trapani prosegue l’attività investigativa nel merito, per accertare se le ipotesi di frode, truffa e corruzione siano fondate o destinate a ridimensionarsi.
Il caso Liberty Lines resta centrale perché tocca nodi strutturali: la sicurezza della navigazione, l’uso dei fondi pubblici, l’affidabilità dei controlli e la gestione di un servizio vitale per le isole minori.
A questo punto sarà l’eventuale processo a stabilire se l’impianto accusatorio reggerà o se, come già avvenuto in altri casi del settore, verrà progressivamente smontato, ma intanto il Presidente della Regione Schifani e l’Assessore regionale ai trasporti Aricò vogliono continuare a navigare a vista per i trasporti marittimi di interesse regionale???
