Ristori e fiscalità, la proposta di Confedilizia Sicilia per i comuni colpiti dalle mareggiate

“Le immagini di questi giorni, lungo la Sicilia ionica, parlano da sole: strade trasformate in fiumi, banchine sferzate dalle onde, lungomari che cedono, ordinanze di chiusura, famiglie costrette ad allontanarsi dalle abitazioni e attività economiche improvvisamente ferme. A Catania il mare ha invaso aree portuali e tratti di viabilità costiera; le cronache raccontano onde che superano i frangiflutti e si riversano fin dentro gli spazi urbani. E non si tratta di episodi isolati. L’allerta e le mareggiate legate al ciclone “Harry” hanno colpito con particolare intensità la fascia ionica nord-orientale, da Taormina a Scaletta Zanclea, passando per diversi centri rivieraschi, con un impatto che si è tradotto in chiusure preventive, disagi e danni diffusi. Ad Acireale, la situazione è stata considerata talmente critica da richiedere provvedimenti urgenti a tutela della pubblica incolumità, con lo sgombero temporaneo di immobili nelle frazioni costiere più esposte. È una misura estrema, che dice molto: quando si arriva a far lasciare le case, significa che il rischio non è “percepito”, è concreto. Sul versante jonico del Messinese, poi, la cronaca locale ha descritto uno scenario che nessun proprietario vorrebbe mai vivere: lungomari cancellati o spezzati, voragini, acqua e luce che mancano, e il mare che “invade abitazioni e attività commerciali”, rendendo impossibile la normalità anche solo per aprire una serranda o rientrare serenamente in casa. Ecco il punto che ci interessa, come Confedilizia Sicilia: dietro ogni foto e ogni video ci sono proprietari. Proprietari di casa che si ritrovano con muri impregnati di salsedine, impianti compromessi, locali al piano terra impraticabili, arredi distrutti. E proprietari di immobili commerciali che vedono svanire, in poche ore, lavoro, merce, attrezzature e incassi: perché se una zona viene interdetta, se il lungomare crolla, se l’acqua entra nei locali, non esiste “ripartenza” senza prima una messa in sicurezza, una riparazione, una bonifica. In questa cornice, chiediamo alle istituzioni una scelta semplice e giusta: l’esclusione dell’IMU per gli immobili colpiti dalle mareggiate, per tutto il tempo in cui risultano inagibili, inabitabili o comunque non utilizzabili a causa dell’evento. Perché è qui che spesso si compie l’ingiustizia più silenziosa: dopo il danno materiale, quando al proprietario si continua a chiedere un’imposta patrimoniale come se l’immobile fosse pienamente fruibile e produttivo. È una distorsione che deve essere corretta, soprattutto davanti a un evento eccezionale. Oggi la disciplina ordinaria prevede, per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, una riduzione del 50% della base imponibile IMU, limitata al periodo in cui sussistono le condizioni di inagibilità/inabitabilità.
Ma in presenza di mareggiate di questa portata – che non colpiscono “un singolo immobile”, bensì interi tratti di costa, comunità e tessuti economici – non basta una riduzione: serve una misura straordinaria di equità, che riconosca la realtà di immobili temporaneamente “sottratti” ai proprietari, non per scelta, ma per forza maggiore. Confedilizia Sicilia chiede dunque a Governo nazionale, Regione Siciliana e Comuni interessati di attivarsi subito per:

perimetrare le aree colpite e accelerare le verifiche tecniche, evitando che i cittadini restino intrappolati in tempi lunghi e procedure incerte;
prevedere l’esonero IMU per gli immobili danneggiati e non utilizzabili, con meccanismi chiari anche per eventuali rimborsi/compensazioni di quanto già versato;
garantire un ristoro agli enti locali, perché l’equità verso i proprietari non può trasformarsi in un problema di bilancio per i Comuni.

Non è una richiesta “di categoria”. È il tentativo di rimettere in asse un principio elementare: non si tassa ciò che, di fatto, non può essere utilizzato. E quando un’abitazione diventa un cantiere, o un negozio diventa un locale allagato e interdetto, parlare di IMU come se nulla fosse significa aggiungere peso a chi sta già sostenendo il costo più alto. Confedilizia Sicilia, si rivolge alle istituzioni con un appello diretto: trasformiamo l’emergenza in decisioni concrete, senza scaricare il conto su famiglie, piccoli proprietari e commercianti. La Sicilia ionica oggi ha bisogno di protezione, di interventi strutturali contro l’erosione e di messa in sicurezza; ma nel frattempo ha bisogno anche di giustizia fiscale.” Lo dichiara il Presidente di Confedilizia Sicilia Sebastiano Maio.

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