Messina si rimette in moto contro una povertà che resta in gran parte invisibile. All’inizio di febbraio tornano le Giornate di Raccolta del Farmaco, giunte alla 26ª edizione, un’iniziativa che negli anni è diventata una misura concreta del disagio sociale in città.
La presentazione si è tenuta al Centro Buon Pastore di via Calvi. Un luogo che non ha bisogno di scenografie: qui la povertà sanitaria entra ogni giorno, chiede, aspetta. È una povertà che spesso non trova piena soluzione, è stato detto durante la conferenza. Non fa rumore, non si vede, e proprio per questo fatica a trovare spazio nel racconto pubblico di una Messina che preferisce mostrarsi in vetrina, mentre cresce una città parallela.
Ventisei anni di Banco Farmaceutico, ventisei anni di numeri in aumento. Nonostante tutto. Anche in una fase in cui, sottolineato, perfino chi dona vive difficoltà. «Donare è un atto di fede, un atto di riequilibrio», è stato detto più volte, in un mondo dove convivono ricchezze estreme e povertà altrettanto profonde.
I dati emersi durante l’incontro parlano chiaro. Il 21 dicembre scorso sono stati individuati 150 bambini in condizioni di povertà. Per la prima volta, tra le richieste, è comparsa anche la Tachipirina. Un dettaglio solo in apparenza marginale, che racconta invece un disagio arrivato ai bisogni più elementari.
La raccolta, promossa da Terra di Gesù Odv insieme al Banco Farmaceutico, permetterà di donare farmaci senza obbligo di prescrizione: antipiretici, medicinali per la tosse, fermenti lattici. Le giornate di raccolta si svolgeranno dal 10 al 16 febbraio, data indicata anche come termine ultimo per le adesioni.
Centrale il ruolo delle farmacie. Enrico Cannizzo ha ricordato che in città hanno aderito 45 esercizi, mentre in provincia restano ampie zone scoperte e pochi enti coinvolti. Ed è proprio al banco che la povertà sanitaria emerge per prima, tra richieste esitanti e conti rifatti più volte.
«Terra di Gesù in città la conoscono tutti», ha sottolineato Francesco Certo, ricordando come attorno al Centro Buon Pastore si sia costruita negli anni una rete di solidarietà fatta di presenze costanti e operative. Una realtà strutturata in città, meno conosciuta in provincia, dove, ha osservato, servirebbe una partecipazione più ampia.
Il messaggio che resta è essenziale: la povertà cresce, anche quando non si vede. L’aiuto pubblico non basta. La risposta, oggi, continua a passare dalla solidarietà. E da un gesto minimo, lasciato sul banco di una farmacia, senza clamore.
