Abbiamo incontrato l’avvocato Marcello Scurria, prossimo candidato sindaco di Messina. Nel mirino la gestione degli ultimi otto anni e l’amministrazione guidata da Federico Basile, che Scurria attacca senza mezzi termini, rilanciando la sua idea di città.
Quali sono le tre priorità non negoziabili del suo eventuale mandato?
“Messina ha tante priorità, ridurre a tre è difficile. Intanto una stanza di vetro in cui il sindaco riceverà i cittadini, in vetro trasparente, a piano terra. Le giunte comunali in streaming.
Poi il tema della sciatteria e della disattenzione: un piano straordinario per la manutenzione delle strade. Le strade sono un groviera.
E poi mettere mano al decentramento vero che non è stato fatto. Nei sette quartieri dove si voterà ci sono periferie abbandonate. Ho fatto questo mio viaggio dell’ascolto e con loro intendo discutere, facendolo prima con i consiglieri uscenti e a seguire con i cittadini. Il mio non sarà un viaggio per salutare e stringere le mani ma per capire i problemi.
Molti mi sono stati segnalati dai consiglieri delle Circoscrizioni che non hanno lavorato bene con questa amministrazione perché moltissime delle loro proposte sono rimaste inascoltate. Ho già detto che saranno dotate di risorse finanziarie. Ho parlato di 5 milioni di euro e non ho mai detto che proverranno dal bilancio comunale.
Ci sono stati fiumi di finanziamenti andati perduti che avrebbero potuto costituire per le periferie importantissime soluzioni e invece si è scelto di fare grandi progetti, peraltro andati malissimo. Un esempio è il progetto “Dopo di noi”: siamo ancora alle demolizioni e si sta rischiando di perdere il finanziamento da 70 milioni. 71 milioni andati perduti per l’Hub, con una demolizione incompleta da anni.
Sono stati perduti tanti finanziamenti e con essi le risorse umane. Hanno preferito l’accentramento del potere, perché di questo si tratta, anche solo per cambiare una lampadina o un marciapiede, invece dei quartieri che sono l’avamposto del Comune di Messina e della pubblica amministrazione e sono rimasti solo produttori di certificati e di consigli settimanali o giornalieri che non hanno fatto altro che segnalare senza produrre altro.
Organi amministrativi per cui andremo anche a votare e che hanno un costo importante per la città e la collettività, ma che non sono mai stati tenuti in considerazione perché hanno preferito accentrare il potere a Palazzo Zanca”.
Periferie e rigenerazione urbana: quali interventi nei primi cento giorni?
“Messina è cambiata. È cambiata in peggio. Messina non può cambiare con l’ordinaria amministrazione, con la differenziata o con qualche autobus potenziato. Anche qui bisognerebbe dire che i villaggi sono stati dimenticati: a parte qualche alberello messo nella piazza, per il resto sono stati abbandonati.
Ora chiedono ulteriori cinque anni dopo gli otto trascorsi. Bisogna dire basta”.
Lei ha parlato di atti amministrativi “discutibili” firmati prima delle dimissioni dell’ex sindaco: cosa contesta nel merito?
“L’hanno considerata una cosa propria. Intanto potrei parlare delle dimissioni del sindaco. Le giustificazioni non hanno convinto nessuno. Qualcuno ha detto che è un partito monocolore. Secondo me è monocratico, per cui non c’è un briciolo di democrazia: il capo dispone e il sindaco di Messina, della Città Metropolitana, della tredicesima città italiana, esegue.
Negli ultimi venti giorni su questo apriremo un focus. I deputati del centrodestra stanno raccogliendo tutti i dati perché con un atto ispettivo si chiederà alla Regione Siciliana, al competente assessorato, di fare un’ispezione e verifiche.
Una delle cose più gravi in assoluto è stata la nomina degli amministratori delegati che hanno sostituito i Cda dimissionari. Il Comune di Messina dal 1994 ha un regolamento che è sempre stato applicato e che prevede, nel rispetto del principio di trasparenza, che per tutte le nomine il sindaco debba pubblicare un avviso pubblico per consentire a tutti coloro che abbiano le competenze necessarie di partecipare, poi il sindaco ha ampia discrezionalità nella scelta.
Questo è stato fatto sempre, anche negli ultimi anni. Peccato che questa volta il regolamento sia stato totalmente disatteso. Le dimissioni erano del 15 febbraio, le nomine sono state fatte il 27 febbraio, senza avviso pubblico. Ora sostengono che fosse un regolamento sbagliato.
Non voglio dare lezioni di diritto amministrativo a Basile, ma tutti gli atti amministrativi sono efficaci fino all’annullamento. Questo regolamento è sempre stato rispettato. Questa volta si aveva premura.
Quindi sono nomine illegittime con tutte le conseguenze previste dalla legge. Su questo punto non farò un passo indietro. È una dimostrazione di occupazione del potere. Mano a mano sono usciti i vecchi componenti dei Cda per candidarsi legittimamente e sono stati sostituiti con nuovi. Questo sarà oggetto di valutazione da parte dei cittadini, a proposito di trasparenza, democrazia e del modo di gestire il Comune di Messina che, fino al 27 febbraio, era diventato il comitato elettorale di questo partito monocratico”.
Pensa che lo scontro con Basile stia alzando troppo i toni?
“Io non mi sono scontrato assolutamente con Basile, né con De Luca. Provo a fare una campagna elettorale seria. Lascio agli altri gli urli, gli insulti, le insinuazioni, le querele.
Posso fare due cose: tutelare la mia onorabilità, perché seppure in campagna elettorale non è consentito a nessuno affermare cose false o diffamatorie, e quindi mi tutelo con la querela. Non ho una propensione a querelare, ma devo difendere la mia onorabilità.
A chi mi accusa ricordo che De Luca durante la sua sindacatura non si è risparmiato di denunciare vecchi amministratori e cittadini, anche sui social, con insulti pubblici. Io non lo inseguirò su quel terreno. Se continuerà a sbagliare depositerò querele: sarà un giudice terzo a stabilire se ciò che è stato detto è diffamatorio o meno”.
C’è qualcosa che salverebbe dell’esperienza amministrativa di Basile?
“Il giudizio complessivo è negativo. Abbiamo vissuto otto anni sull’ottovolante. Messina non è abituata a questo clima di tensione e aggressività quotidiana anche nei rapporti tra amministrazione e cittadini e fra la classe dirigente politica.
I cittadini avevano dato fiducia sperando in un cambiamento vero. I giovani sono andati via nonostante fiumi di finanziamenti non spesi o spesi male. Hub, porto di Tremestieri: fallimenti.
La propaganda vuole lasciare intendere che Messina è cambiata. Per carità, i 200 metri di viale San Martino sono molto belli, ma la montagna ha partorito il topolino. Per il resto vedo piste ciclabili, parcheggi di interscambio, cantieri infiniti. La questione dei mercati è paradossale.
Ad un certo punto si è pensato che comunicando quotidianamente qualunque cosa, ancora prima che quell’opera o quel servizio fosse realizzato, si determinasse una sorta di distrazione di massa. De Luca è un bravo illusionista”.
Perché i messinesi dovrebbero fidarsi di lei?
“Io sono una persona assolutamente normale. Ho smesso di fare politica nel 2007. Mi sono sempre occupato di pubblica amministrazione, conosco il Comune di Messina. Non sono fra quelli che si autocelebrano. I cittadini guardano e avranno la possibilità di scegliere.
Per cambiare non possiamo occuparci solo di ordinaria amministrazione. Dobbiamo guardare oltre. Messina, area importante dello Stretto, deve svolgere un ruolo fondamentale nel Mezzogiorno d’Italia.
Lo Stretto, i Peloritani, il rapporto con il mare devono essere valorizzati. Dopo otto anni non è stato liberato neppure un metro di affaccio al mare. Siamo fermi al 2012”.
Che Messina immagina tra cinque anni?
“Il mio orizzonte è un lustro. Sono certo che mi stanno lasciando grossi buchi: finanziamenti perduti, altri non rendicontati.
La cultura è diventata uno slogan. “Messina città degli eventi”. Questa fondazione a cui nottetempo hanno dato 300 mila euro. Abbiamo aumentato i consigli di amministrazione che già sono enormi, a spesa dei cittadini.
Messina città degli eventi: intanto eventi che organizzano gli altri e noi li mettiamo nel nostro cartellone. Messina è un giacimento culturale: oltre 200 siti culturali, alcuni aperti solo nelle giornate Fai. Quali investimenti culturali sono stati fatti?
Neppure il teatro comunale ha avuto la manutenzione necessaria. Vanno bene i concerti, ma non può essere solo quello. Se la cifra è “panem et circenses”, e peraltro con fondi extrabilancio destinati alle imprese e dirottati per eventi, senza rendicontazione chiara, questo sarà un problema per chi amministrerà in futuro.
Immagino una città con un clima disteso, dove le decisioni si prendono con i cittadini. I finanziamenti devono migliorare la qualità della vita. Non possiamo usare fondi straordinari per asfaltare le strade: l’ordinaria amministrazione va garantita con i fondi del Comune.
Abbiamo perso 71 milioni per l’Hub che doveva essere un polo tecnologico per impedire l’emorragia dei giovani. Continuiamo con il Sud Innovation Summit, un convegno annuale dal costo cospicuo per il Comune e risultati zero.
Non c’è tutto questo cambiamento, se non nel racconto”.
La sfida elettorale è aperta ed il confronto politico e soltanto alle battute iniziali.
