ARS: Bilancio consolidato Regione. Giambona “Dati parziali e incompleti, su partecipate grande preoccupazione”

“Abbiamo approvato il bilancio consolidato della Regione Siciliana con oltre sei mesi di ritardo, un fatto gravissimo che ha già prodotto conseguenze concrete: blocco delle assunzioni e stop alle stabilizzazioni. Un ritardo che certifica, ancora una volta, l’incapacità dell’attuale governo regionale di garantire una gestione efficiente e trasparente”. Così il vicepresidente del gruppo PD all’ARS, Mario Giambona, a margine dei lavori d’Aula per l’approvazione del bilancio consolidato regionale.

“Il punto più allarmante – prosegue il dem – è che, dopo otto anni di governo di centrodestra, l’amministrazione regionale non dispone ancora di un quadro chiaro e completo delle società partecipate. Diverse realtà continuano a sfuggire al perimetro della rendicontazione, impedendo una reale conoscenza dello stato dei conti pubblici. In queste condizioni, parlare di approvazione del bilancio consolidato appare quantomeno forzato”.

Giambona aggiunge che “i dati sono preoccupanti. Un disavanzo di circa 91 milioni di euro e ben 39 società partecipate in perdita, molte delle quali in condizioni critiche, non sono uno scenario roseo. E su questa situazione non è arrivata alcuna rassicurazione né dall’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, né dal presidente della Regione, Renato Schifani. Un silenzio che pesa e che lascia senza risposte lavoratori e cittadini”.

Il deputato regionale del Pd poi punta il dito anche su alcune situazioni emblematiche: “I consorzi di bonifica restano senza le stabilizzazioni promesse, mentre l’AST continua a perdere circa un milione di euro al mese per il noleggio dei mezzi, invece di valorizzare il proprio personale. Una scelta che mette a rischio posti di lavoro e conferma una gestione inefficiente, basata sull’esternalizzazione dei servizi”.

“Quello approvato oggi – conclude Giambona – è un bilancio che non può dirsi veritiero. Mancano dati fondamentali, manca una visione complessiva e si continua a rappresentare una situazione artificiosamente positiva che non corrisponde alla realtà e che pesa sulla qualità dei servizi e sulla capacità amministrativa regionale”.

Giambona si è inoltre espresso in merito al voto segreto

“Il tanto denigrato voto segreto, contro il quale la maggioranza ha proclamato per mesi battaglie e annunciato l’abolizione si rivela per ciò che è davvero: uno strumento da utilizzare all’occorrenza, quando conviene. Altro che principio, è solo opportunità politica».

“Schifani e la sua maggioranza lo dicano con chiarezza – incalza Giambona –: il voto segreto smette di essere un problema quando serve a coprire divisioni interne o a evitare assunzioni di responsabilità. È esattamente quanto accaduto oggi in Aula, durante l’esame dei debiti fuori bilancio: si predica trasparenza e si pratica l’esatto opposto”.

“Fa sorridere – prosegue – che proprio chi, come il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino, ha più volte sostenuto che il voto segreto deresponsabilizzi i deputati, venga clamorosamente smentito dai fatti. Nella votazione odierna sui debiti fuori bilancio è stato infatti lo stesso Pellegrino a chiederne l’utilizzo su tutti i provvedimenti da approvare, nonostante le rassicurazioni dell’assessore Dagnino. Una giravolta evidente che certifica l’incoerenza della maggioranza e del governo regionale”.

“Ancora più grave – aggiunge – è il comportamento del presidente della Regione, Renato Schifani, che non ha esitato ad avallare e utilizzare questo stesso strumento proprio nella seduta di oggi. È la dimostrazione plastica di un doppio standard: il voto segreto si attacca quando è scomodo e si invoca quando è utile. Altro che battaglia di principio, siamo davanti a un uso disinvolto delle regole istituzionali”.

“Quella andata in scena oggi all’ARS, durante la votazione dei debiti fuori bilancio – conclude Giambona – è l’ennesima prova di una maggioranza che cambia posizione a seconda della convenienza del momento. Una fiera dell’assurdo che mina la credibilità delle istituzioni e che i siciliani meritano di vedere chiamata con il suo vero nome: opportunismo”.

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