Fascia jonica, UniMe firma il protocollo: al via il piano per sicurezza e sviluppo sostenibile

Un protocollo per passare dalle parole ai fatti, dopo mesi segnati dall’emergenza. L’Università di Messina ha siglato un accordo con Ordini professionali e Comuni della fascia costiera jonica per avviare un percorso condiviso di tutela, recupero e valorizzazione del territorio, duramente colpito dagli eventi meteomarini di inizio 2026.
La firma, avvenuta in Sala Senato, mette attorno allo stesso tavolo architetti, ingegneri, geologi, agronomi, geometri e periti industriali, insieme ad Ance Messina. L’obiettivo dichiarato è chiaro: costruire un laboratorio permanente capace di produrre soluzioni concrete, superando la logica degli interventi tampone.
Il punto di partenza è proprio ciò che è accaduto nei mesi scorsi. Il ciclone Harry ha lasciato segni profondi lungo la costa jonica, mettendo in evidenza fragilità strutturali e ritardi nella pianificazione. Da qui la necessità di cambiare approccio: non più rincorrere l’emergenza, ma anticiparla.
Il cuore operativo sarà un masterplan che dovrà armonizzare gli interventi lungo tutta la fascia costiera. Non solo opere di difesa, ma anche scelte più radicali, come la possibile delocalizzazione di infrastrutture e tratti viari oggi esposti al rischio. Un cambio di paradigma che apre inevitabilmente anche a riflessioni delicate sul futuro di alcune aree.
Parallelamente, si lavorerà su soluzioni alternative alle barriere rigide, puntando a una gestione più integrata della costa. Un approccio che tiene conto degli equilibri naturali e prova a ridurre l’impatto degli interventi, senza rinunciare alla sicurezza.
L’Ateneo, attraverso il Dipartimento Mift, parte da una base già costruita: le linee guida elaborate per l’Autorità di bacino regionale rappresentano infatti il primo tassello per arrivare a un Piano coste e a una gestione più strutturata dei sedimenti marini. Su questo si innesteranno attività di ricerca, formazione e progettazione, anche in chiave nazionale e internazionale.
Il protocollo, però, non è solo un atto tecnico. È anche un segnale politico e culturale. Gli Ordini professionali parlano apertamente di un “dialogo virtuoso” con il mondo accademico e chiedono che le proposte che nasceranno da questo laboratorio vengano recepite dalla politica.
Resta ora la sfida più complessa: trasformare le linee guida in interventi concreti e tempi certi. Perché la vera misura di questo accordo non sarà nella firma, ma nella capacità di cambiare davvero il volto, e la sicurezza, della costa jonica.

Related posts