“A Siracusa camminavamo nei boschi d’aranci, vedendo fra i tronchi splendere il mare…Là voi vorreste vivere. Là, là è la gioia” (Gabriele D’annunzio)

L’alma Cerere, rasserenata per aver riavuto la figlia, ti chiede, Aretusa, perché fuggisti e consacrata sei sorgente…. Una delle ninfe che vivono in Acaia io ero-disse – e sebbene non avessi mai preteso d’essere bella, bella ero considerata… Tornavo affaticata dalla foresta di Stinfalo… M’imbatto in un fiume che scorreva senza vortici e mormorii, mi accostai, mi spogliai e nuda m’immersi nell’acqua… Percepii uno strano bisbiglio salire da mezzo i gorghi ‘Dove corri, Aretusa?’ diceva dalle sue onde Alfeo, ‘Dove corri?’ ripeteva con voce roca. …Ed io fuggii senza vesti… Ma lui sempre più m’incalzava e s’infiammava, perché essendo nuda, mi credeva più accessibile… Stremata dalla fatica: ‘Aiuto’, grido, ‘mi prende! Aiuta, Diana, la tua scudiera. Commossa, la dea m’avvolse in una nube… Un sudore freddo mi pervade le membra; da tutto il mio corpo cadono gocce azzurre; dai capelli cola rugiada e mi muto in sorgente. … il fiume lasciato l’aspetto virile che aveva assunto, torna ad essere quello che è, una corrente, per mescolarsi con me. Diana squarciò allora il suolo ed io, sommersa in ciechi baratri, giungo qui ad Ortigia, che mi è cara perché deve il suo nome alla mia dea e mi riporta alla luce del giorno.”

Cosi nelle Metamorfosi (libro V), Ovidio narra la trasfromazione della ninfa Aretusa, in una fonte di acqua dolce che riemerge a Ortigia, la piccola isola di Siracusa, per sfuggire al dio fluviale Alfeo, che scorre sotto il mare per unirsi a lei.

Nelle stesse Metamorfosi Ovidio spiega le origini del nome dell’isola con il mito di Asteria, la dea tramutatasi in quaglia (ortyx in greco), che per sfuggire alle avances di Zeus mutatosi in aquila, si gettò in mare dando così origine all’isola di Ortigia.

Al di là dei miti, l’isolotto, è la parte più antica della città e sebbene le sue dimensioni siano contenute, il suo nucleo urbano è intriso di una storia eterogenea e millenaria, che costituisce il bocciolo da cui nasce Siracusa: terza tappa del viaggio iniziato dalla Provincia Zanclea.

Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata.” (Marco Tullio Cicerone)

Patria di grandi tragici e di grandi scienziati (Eschilo e Archimede), l’atto fondativo della città (il ktisis) è fatto risalire per gli storici alla leggenda del mitico ecista (capo spedizione) Archia, che giunse sulla costa, battagliò con i nativi e s’impadronì del luogo, stanziando cosi il primo nucleo abitativo.

Al di là della leggenda, gli storici sostengono che chiunque abbia fondato questa colonia lo abbia fatto spostandosi poco alla volta, dall’isoletta di Ortigia, attraverso un ponte di pietre, alla terra ferma, che divenne in breve tempo la parte più ampia della nuova polis (città): Akradina o “terra dei peri selvatici“, nome originario di Siracusa.

La storiografia moderna fa risalire la nascita della città tra il 734/733 a.C., in linea con la collocazione proposta dallo storico greco Tucidide.

Nota come Pentapoli per i suoi cinque quartieri, divenne una delle più potenti e vaste polis del Mediterraneo, in antagonismo persino con Atene, madrepatria della Grecia.

Ritorniamo su Ortigia e volgiamo le spalle alla fonte Aretusa, possiamo cosi scorgere la possente mole del Castello Maniace, eretto per volontà di Federico II di Svevia, come fortezza a protezione del porto e della città, in memoria del generale bizantino Maniace, noto per averla strappata agli Arabi nel 1038.

Nel cuore dell’isoletta si trova un antico Mikvè, un bagno rituale ebraico risalente al VI secolo d.C., considerato uno dei più antichi in Europa. Situato a 18 metri sotto il suolo e alimentato da acqua sorgiva, fu scoperto nel 1989 durante lavori di ristrutturazione del palazzo.

Nella polis di Siracusa, sulla terra ferma, alla dea Atena nel 480 a.C. fu dedicato un tempio, oggi tra i monumenti di stile dorico meglio conservati.

È singolare che nel VI secolo d.C., sia stato incorporato in una chiesa, come fosse una matriosca; alterne le sue vicende: i Bizantini, infatti, costruirono mura solide tra le colonne e aprirono otto archi sulle pareti della cella, trasformandolo in una basilica cristiana.

Durante il IX secolo sotto la dominazione araba, l’edificio fu utilizzato come moschea, mentre nel XII secolo, con i Normanni, tornò ad essere una chiesa cristiana.

Oltrepassando la sua scalinata e le imponenti colonne doriche, ci si trova in un interno sobrio e solenne diviso in tre navate, custode del dipinto di San Zosimo attribuito ad Antonello da Messina.

Nel VI secolo l’edificazione di un tempio per il dio Apollo, è confermata da un’iscrizione situata sul basamento orientale in cui si legge “Kleomede fece.”

La sua costruzione trova origine nel mito di Latona, figlia di Titano e sorella di Asteria, stanca di resistere alle richieste di Zeus, gli accordò il suo amplesso, ma ciò le procurò la gelosia di Era (moglie di Zeus); la quale diede ordine a ogni terraferma e ad ogni isola conosciuta di non ospitarla, pena la sua ira.

L’isola di Ortigia (o Delo), non era terraferma, e nemmeno un’isola perchè vagava libera per l’oceano, pertanto senza divieti.

Proprio a Delo come narra Ovidio “….appoggiandosi a una palma e all’albero di Pallade, Latona mise al mondo due gemelli…..” (Apollo e Artemide).

Il tempio ci obbliga ad una visita, perchè rappresenta il più antico esempio di architettura dorica presente in Sicilia: fu dapprima convertito in chiesa paleocristiana, in moschea durante il periodo arabo, e in basilica sotto il dominio normanno poi.

La sua architettura rivoluzionaria, segna un definitivo passaggio dallo stile costruttivo basato su strutture lignee a quello a “giuggiulena” (a pietra bianca) tipico del territorio.

Viaggiando nello spazio e nel tempo ammiriamo nel cuore di Siracusa Palazzo Bellomo: architettura gotico-catalana del XIII secolo, nato come residenza sveva, fu ampliato dai Bellomo nel 1400 e trasformato in monastero benedettino nel 1700.

Oggi questo gioiello storico, incarna la ricchezza artistica e culturale di Siracusa ed è sede sia di un museo di arte medievale, quanto dei sarcofagi dei Governatori della Camera Reginale: Giovanni Çabastida e Giovanni Cardenas, quest’ultimo di Gagini figlio.

Il piano superiore è scrigno di una ricca pinacoteca che conserva l’Annunciazione di Antonello da Messina e le collezioni di argenti sacri.

La chiesa di Santa Lucia al Sepolcro nel quartiere Borgata, ospita uno dei capolavori artistici del 1600: il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio.

Esempio straordinario di architettura barocca è Palazzo Beneventano del Bosco ricostruito dopo il terremoto del 1693.

Passeggiando per il centro storico della città ci imbattiamo nella chiesa di San Giovannello, di origine medioevale, la sua peculiarità consiste nell’assenza del tetto, per questo è stata a lungo utilizzata come teatro e auditorium prima di essere riaperta al culto.

Nell’immaginario collettivo dei turisti di tutto il mondo, la città è il suo suggestivo Teatro Greco il più grande della Sicilia e uno dei più imponenti del mondo antico.

Interamente scavato nella roccia ancora oggi è fruibile per le tragedie classiche incorniciato dall’ambiente circostante elemento scenico naturale.

La mitologia greca pervade tutto l’interland siracusano, dove è possibile ammirare il Parco di Neapolis: area archeologica ove sono ubicate vestigia di epoca greca e romana: l’orecchio di Dionisio, l’anfiteatro romano, l’ara di Ierone, e le latomie (carceri di pietra).

 

Altre città da non perdere: Augusta, Avola e Noto.

Rinomata a livello internazionale per il suo vino Nero d’Avola e per la pregiata mandorla pizzuta, oltre che per altri prodotti tipici e per il suo centro storico a pianta esagonale, Avola eccelle anche per bellezze naturali, come la Riserva di Cavagrande e il borgo marinaro della Tonnara.

Procedendo verso l’interno della Sicilia ai nostri occhi risplende la luce di Noto, inserita nel 2002 nel patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e capitale del barocco siciliano.

Tra i tanti monumenti: la Chiesa di Sant’Antonio Abate che nel suo presbiterio custodisce la cassa reliquiaria in argento contenente il corpo di Sant’Alessio martire, arrivato in città nel 1661 grazie a papa Alessandro VII.

La Chiesa di San Domenico del 1700; la Fontana d’Ercole con al centro l’eroe che riposa dopo l’uccisione del leone Nemeo.

Il Palazzo Di Lorenzo Castelluccio (metà del 1700); Il Palazzo del marchese Landolina che ne richiese la costruzione nel 1730; Palazzo Ducezio (sede del comune) e la dirimpettaia Cattedrale di San Nicolò, la cui originale facciata fonde elementi barocchi e classici.

Concludiamo con il Palazzo Nicolaci di Villa Dorada costruito agli albori del 1700.

La lunga facciata principale è decorata con elaborati balconi chiusi da ringhiere in ferro battuto e sostenuti da mensole riccamente scolpite. Impossibile per tempo e quantità indicare tutti i pregevoli momunenti di Noto.

Lungo le antiche vie di transumanza, nel cuore degli Iblei siracusani, si incontrano i “Borghi più belli d’Italia”: Buccheri, Ferla, Palazzolo Acreide.

La chiesa di Sant’Andrea a Buccheri (XII/XIII secolo) con i suoi graffiti racconta il passaggio degli uomini in queste terre, non molto distanti dalle “Gole della Stretta”, singolare sito geo-carsico, nel quale il fiume San Leonardo è imprigionato.

Un santuario protostorico legato alle acque della sorgente del Calcinara è stato trovato prima di arrivare a Ferla, quest’ultima borgo che connubia arte medievale e barocco, situata vicino alla Necropoli di Pantalica (patrimonio UNESCO), è nota anche per la “Via Sacra”.

Il nostro tuor si conclude a Palazzolo Acreide: altro gioiello del barocco siciliano (ennesimo patrimonio UNESCO), il cui centro storico vanta la Basilica di San Sebastiano, la Chiesa di San Paolo e splendidi palazzi nobiliari. Qui rimportando indietro le lancette dell’orologio dal periodo mediovale a quello greco, scopriamo l’area archeologica dell’antica Akrai: che include il teatro greco, il bouleuterion (antico municipio) e le latomie (carceri di pietra).

È giunto il momento di riprendere il viaggio verso la quarta tappa, che lungo la costa sud siciliana toccherà Ragusa e la sua Provincia e, solo dopo ci riccongiungeremo all’itinerario di Goethe….

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