C’è un punto in cui la musica smette di essere soltanto suono e diventa attraversamento: di corpi, di memorie, di geografie lontane che si toccano. È dentro questo spazio instabile e fertile che si collocano i nuovi appuntamenti di Prima/Vera Contemporanea 2026, la rassegna di Curva Minore che continua a interrogare il presente attraverso pratiche sonore ibride e radicali.
Sabato 2 maggio alle ore 21 va in scena POTOP, performance della performer Radina Kordova, esito di una residenza artistica che si sviluppa come un’indagine tra mito, suono e appartenenza culturale. Il progetto nasce da una riflessione sulle connessioni interculturali e sull’identità mitologica, intrecciando folklore dell’Europa orientale e immaginari del Mediterraneo. Al centro, la figura di Orfeo e la sua eco tra la tradizione tracia e quella romana: un ponte simbolico che prende forma attraverso una scultura sonora ispirata alla lira, concepita come dispositivo capace di attivare relazioni tra tempi e territori differenti. L’acqua diventa metafora e materia fluida di questo attraversamento, trasformando la performance in un ambiente sonoro in cui mito e contemporaneità si compenetrano. Il lavoro culmina in una performance dal vivo e in un’installazione sonora che abita lo spazio come un organismo in continua trasformazione.
Domenica 3 maggio alle ore 19 è la volta del concerto ANOTHER GAP, con Augusto Pirodda al pianoforte, Giotis Damianidis alla chitarra ed elettronica e Peter Jacquemyn al basso. Un trio che lavora sul margine, sullo scarto, su ciò che accade tra un gesto e l’altro: “gap” come spazio di possibilità, come interstizio creativo in cui improvvisazione e scrittura si ridefiniscono continuamente. Il concerto, realizzato con il supporto di Flanders State of the Art, si muove tra tensione e rarefazione, esplorando una dimensione sonora aperta e imprevedibile.
