“Riciclo creativo”, dalle scuole alla terra: il cotone diventa lavoro, inclusione e impresa femminile con Acisjf

Partiamo da una cosa semplice: qui non si parla di progetti “belli sulla carta”.
Qui si pianta.
Si raccoglie.
Si sbaglia pure, probabilmente.
A Messina tre scuole: l’Istituto comprensivo Albino Luciani, il Catalfamo e l’Istituto Artistico Basile, decidono di uscire un attimo dalla teoria e fare una cosa molto concreta: lavorare sul cotone. Sì, cotone. Non metaforico.
Il progetto si chiama “Riciclo creativo” e dentro c’è anche Acisjf, con la presidente Anna Maria Tarantino, da cui parte un’idea precisa: provare a trasformare un’intuizione sociale in qualcosa che possa stare in piedi davvero.
Il percorso è chiaro, quasi elementare: semina, raccolta, cardatura. E poi, se tutto gira, anche il telaio.
Parole che sembrano lontane anni luce da quello che oggi chiamiamo “didattica”, e invece forse stanno proprio lì il punto.
Perché quando fai una cosa con le mani cambia tutto.
Capisci il tempo.
Capisci il lavoro.
E soprattutto capisci che niente nasce già pronto.
Dentro questa storia ci sono persone che non puoi incasellare facilmente.
Maria Teresa Rizzo, farmacista e contadina insieme, e già questo basterebbe a dire qualcosa.
Giuseppe Casella, agronomo sì, ma uno che la terra la fa davvero, a Cesarò.
Non sono figure “da progetto”.
Sono persone che quella cosa la vivono.
E infatti li trovi anche la prima e la terza domenica del mese a piazza Casa Pia, a Messina, a vendere quello che producono. Senza troppi giri.
Poi c’è il livello che secondo me è quello più interessante.
Tutto nasce da un’idea semplice, ma non banale: creare lavoro per donne in difficoltà.
Non il solito discorso sull’inclusione, che ormai diciamocelo, lo diciamo tutti.
Qui si prova a costruire qualcosa che resta.
Imprenditoria femminile, ma partendo da mestieri che abbiamo archiviato troppo in fretta.
Cotone, filatura, manualità.
Sicilia e Calabria queste cose le sanno fare.
Solo che ce ne siamo dimenticati.
E allora forse “riciclo creativo” è proprio questo:
non prendere qualcosa di vecchio e rifarlo uguale,
ma capire se può tornare a funzionare oggi.
Il cotone è un pretesto.
Il punto è tutto il resto.

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