Lo sport come risposta concreta al razzismo. È questo il filo conduttore della decima edizione di “Un calcio al razzismo – Uniti con lo sport”, che si è aperta oggi, 5 maggio, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina con il seminario dedicato a dieci anni di impegno su inclusione e contrasto alle discriminazioni.
Ad aprire i lavori è stata la rettrice Giovanna Spatari, che ha dato il via all’incontro, seguita dall’intervento di Vittoria Calabrò, presidente del CUG, che ha introdotto e coordinato il seminario. Un appuntamento che si conferma tra i più significativi dell’Ateneo su questi temi, promosso insieme al Comitato Unico di Garanzia e alla SSD UniMe.
A raccontare il senso dell’iniziativa è stato l’ideatore Carlo Giannetto:
«Oggi celebriamo un traguardo importante, una festa. Un impegno sempre più consolidato, iniziato nel lontano 2015. All’inizio era forse un’idea semplice, fragile, e non avremmo mai immaginato di arrivare fin qui».
Tra i temi emersi, il ruolo dello sport come strumento educativo e sociale. Un concetto ribadito anche da Enzo Falzone, presidente del CONI Sicilia, che ha sottolineato come il movimento sportivo sia chiamato oggi più che mai a farsi promotore di valori inclusivi e di rispetto, soprattutto nei contesti giovanili.
Sulla stessa linea Francesco De Francesco, presidente della SSD UniMe, che ha richiamato il valore dei progetti portati avanti dall’Ateneo, capaci di tradurre concretamente i principi dell’inclusione in attività sportive accessibili e condivise, anche attraverso percorsi integrati che coinvolgono studenti e territorio.
Un messaggio rafforzato anche dall’intervento, ai nostri microfoni, di Michele Consiglio, presidente della FIBS CR Sicilia:
«Nessuna prevaricazione nei confronti di razza o religione, né verso atleti con disabilità: per noi è un principio fondamentale. Abbiamo anche una valenza a livello europeo con il baseball per ciechi, una realtà importante, anche qui a Messina, che sta facendo la sua parte».
Consiglio ha inoltre richiamato il valore simbolico della storia del baseball nella lotta al razzismo, ricordando la figura di Jackie Robinson e il significato del numero 42, indossato ogni anno per ribadire un messaggio che va oltre lo sport.
L’iniziativa, giunta alla sua decima edizione, rappresenta oggi uno degli appuntamenti più longevi e significativi dell’Ateneo, capace di coniugare dimensione educativa, sportiva e sociale. Non a caso, agli studenti partecipanti sono riconosciuti anche crediti formativi, a testimonianza del valore formativo dell’esperienza.
La manifestazione proseguirà il 19 e 20 maggio con il torneo di calcio a 7 alla Cittadella universitaria sportiva, che vedrà scendere in campo squadre multietniche composte da studenti, giovani migranti e associazioni del territorio. Un segnale concreto di integrazione, dove lo sport diventa terreno di incontro e non di divisione.
Sport contro il razzismo, a Messina la decima edizione tra inclusione e integrazione
