Le abbondanti piogge registrate nei primi mesi del 2026 non sono bastate a scongiurare la crisi idrica che ogni estate colpisce il comparto agricolo messinese. A denunciare quello che definisce un vero e proprio «paradosso infrastrutturale» è Domenico Giuseppe Spanò, referente per le politiche agrarie e ambientali di Azione Messina, che punta il dito contro la mancata capacità di trattenere e distribuire la risorsa idrica.
«Da gennaio ad aprile le precipitazioni hanno consentito di ripristinare le riserve idriche del suolo, nonostante gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito diversi comuni», osserva Spanò. «Ma già a maggio si è registrato un crollo delle piogge, con valori fino all’83% inferiori rispetto agli anni precedenti, mentre l’aumento delle temperature ha anticipato gli effetti della siccità. Le colture, dagli agrumeti della riviera jonica ai vigneti delle DOC Faro e Mamertino fino ai cereali dell’entroterra, oggi richiedono molta più acqua proprio a causa dell’incremento della traspirazione delle piante e dell’evapotraspirazione del suolo».
Secondo l’esponente di Azione, il problema non è soltanto climatico ma soprattutto infrastrutturale. «L’acqua caduta nei mesi invernali è letteralmente scivolata lungo le fiumare fino al mare perché il nostro territorio è privo di una rete di piccoli e medi invasi in grado di immagazzinarla nei periodi di abbondanza e restituirla ai campi quando serve. È questo il vero paradosso della provincia più piovosa della Sicilia».
Spanò attribuisce le responsabilità alla programmazione regionale e alla gestione del Consorzio di Bonifica 11 di Messina. «Da oltre dieci anni il Consorzio vive una gestione commissariale che ha impedito una pianificazione efficace. Nonostante la normativa nazionale riconosca l’uso agricolo dell’acqua come prioritario subito dopo quello potabile, i territori sono stati abbandonati, con reti colabrodo che disperdono una parte consistente della risorsa e turni irrigui che saltano proprio nei momenti più delicati della stagione. Agli agricoltori viene chiesto di pagare ruoli irrigui elevati per un servizio che, troppo spesso, non viene garantito».
Per Azione Messina quella che un tempo era un’emergenza occasionale è ormai diventata una condizione strutturale. «Ogni anno gli agricoltori si trovano a operare in uno stato di emergenza permanente, assumendosi rischi che non dovrebbero gravare sulle imprese. Senza una pianificazione strutturale diventa impossibile programmare raccolti, investimenti e sviluppo. Non si può fare impresa se la normalità coincide con la gestione della crisi».
Da qui le richieste avanzate dal movimento politico: «Occorre sospendere immediatamente i ruoli irrigui per le aziende che hanno subito i disservizi, porre fine alla lunga stagione dei commissariamenti restituendo ai produttori una governance partecipata e avviare un piano per la realizzazione e la manutenzione di invasi dimensionati sulle esigenze dei diversi comprensori agricoli. Solo riducendo il rischio d’impresa sarà possibile salvare le produzioni e le eccellenze del nostro territorio».
Infine Spanò richiama il ruolo strategico del comparto agricolo: «Gli agricoltori non producono soltanto cibo. Sono custodi del territorio, contribuiscono alla tutela del suolo, contrastano il dissesto idrogeologico e, attraverso le coltivazioni, assorbono anidride carbonica, svolgendo servizi ecologici essenziali per l’intera collettività».
