Il sincretismo culturale della Palermo araba-normanna

Tra l’XI e il XII secolo, i sovrani normanni integrarono le maestranze arabe, greche e latine, fondendo le proprie tradizioni con l’architettura islamica e i mosaici bizantini.

La Palermo arabo-normanna che visiteremo oggi è uno straordinario esempio di sincretismo culturale e artistico divenuta -Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2015-.

Il nostro tuor cittadino affiancato a tratti dal poeta tedesco, si snoda tra i gioielli più significativi di questo amalgama: Palazzo Reale e Cappella Palatina.

Il Palazzo reale è il cuore del potere normanno, costruito intorno al X secolo dagli emiri arabi, ma dai re normanni, fu concepito tanto come fortezza, quanto come dimora di eccezionale sontuosità e raffinatezza, scegliendolo quale residenza.

Essi utilizzarono, per le proprie architetture, la padronanza tecnica delle maestranze musulmane dando vita così all’arte “araba-normanna”.

L’insieme degli edifici che costituisce l’odierno Palazzo Reale è il risultato degli interventi aggiuntivi tra il XVI e il XVII secolo, che hanno dato al complesso un aspetto unitario.

All’interno è possibile ammirare, oltre alla già citata Cappella Palatina, su cui ci soffermeremo tra poco:

-la Sala d’Ercole, costruita nel 1560 così chiamata per la presenza di dipinti che rappresentano scene dell’eroe mitologico di Giuseppe Velasquez;

– la Sala del Duca di Montalto decorata da affreschi di Pietro Novelli;

-la Sala dei Vicerè dove sono esposti ventuno ritratti di vicerè, presidenti e luogotenenti del regno;

-la Sala di Re Ruggero dove alle pareti e sulle volte sono stati collocati dei mosaici a motivi naturalistici su un fondo di tessere dorate;

-la Sala della Regina, in stile pompeiano con pitture di Giuseppe Patania.

-La Torre Pisana che ospita dal 1791 l’Osservatorio Astronomico.

Dal 1946 il Palazzo dei Normanni è sede dell’Assemblea Regionale Sicilia, il più antico Parlamento d’Europa, istituito da re Ruggero nel 1140.

All’interno del Palazzo reale, custodita come un tesoro, si trova la Cappella Palatina: “la più bella che esiste al mondo, il più stupendo gioiello religioso vagheggiato dal pensiero umano ed eseguito da mani d’artista” (Guy de Maupassant).

Questa unisce una struttura a croce latina, cupole bizantine e soffitti lignei intagliati in stile islamico (muqarnas).

Rendere con le parole la bellezza, la maestosità, l’eleganza, l’atmosfera del Palazzo e della sua Cappella è difficile, più semplice vederli, viverli anche se per poche ore, immergendoci in uno spazio-tempo, scevro dalle regole della fisica.

Passeggiare per i suoi corridoi, le sue sale ci avvolge in un’aura inspiegabile, come se udissimo le voci di coloro che l’hanno abitata nei millenni: dagli emiri arabi a Ruggero II, che fece realizzare la Cappella Palatina.

E poi ancora Enrico VI di Svevia, la moglie Costanza d’Altavilla e il figlio Federico II o Stupor mundi, che diede vita nel 1220 alla Scuola poetica siciliana, la quale segnò l’inizio della letteratura in volgare.

La Scuola si concluse in Sicilia nel1266, ma si trapiantò in Toscana ispirando vari autori (siculo-toscani) fungendo da base per lo stilnovismo o lingua italiana.

Negli stessi corridoi echeggiano, ancora, le voci di Corrado IV, di Manfredi, dei Vicerè Spagnoli e dei Re Borbone, che ne modificarono gli interni per adibirlo a sfarzosa reggia, creando varie sale di rappresentanza (la Rossa, la Gialla, la Verde e quella dei Viceré).

Con Goethe ci rechiamo alla Cattedrale di Palermo edificata nel 1185, celebre per essere un “palinsesto architettonico“, fonde influenze bizantine, islamiche, gotiche, catalane e neoclassiche, qui Ruggero II d’Altavilla, Enrico VI, Costanza d’Altavilla, Federico II di Svevia, la moglie Costanza e Guglielmo d’Aragona giacciono nel sonno della morte.

Accanto ai loro sarcofagi, ancora oggi, vengono deposti fiori e luci votive, da parte dei Palermitani in segno di gratitudine. Certamente la Cattedrale con il suo prezioso tesoro, i suoi tetti e le tombe reali, meritano una visita.

Anche la pietra nuda del complesso di San Giovanni degli Eremiti, che come un libro solcato da una pregiata scrittura, padrona del tempo, narra di un processo costruttivo dal lungo tragitto, attraversato da molteplici fasi, cospicui passaggi e altrettanti saperi.

Riconoscibile nel mondo per le sue cupole emisferiche rosse, fu edificata sopra un’antica moschea.

Il complesso architettonico come testimoniato da un fondamentale documento del 1148 da poco rinvenuto lo fa risalire al regno di Ruggero II.

Arduo raccontare tutta la storia e le stratificazioni della chiesa, bisogna visitarla per comprendere il periodo arabo-normanno e le sue evoluzioni narrative.

Altre tre cupole rosse e un pavimento in marmo intarsiato, fanno da cornice alla chiesa di San Cataldo,

realizzata nel 1154 per volere di Majone da Bari, quale cappella di un sontuoso palazzo, oggi non più esistente.

Guglielmo I, nel 1182, donò la cappella e il palazzo ai Benedettini di Monreale che vi rimasero fino a quando, tutto l’edificio, nel 1787, fu trasformato in ufficio postale.

Concludiamo questo ricco e vario periodo arabo-normanno con il Palazzo della Zisa e con la Cuba, le quali rappresentano anch’esse esempi di architettura del periodo, volute dai sovrani nel XII secolo come Genoardo grande parco di “sollazzi regi” per il riposo e lo svago.

 

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