Irene Rescifina ha ricevuto questo pomeriggio, presso il Salone delle Bandiere del Comune di Messina, un riconoscimento da parte della sezione di Messina dell’Associazione Italiana della Cucina, grazie alla sua partecipazione a Masterchef 15.
Irene è un mix di culture: nata in Spagna da madre Bielorussa, adesso studia Giurisprudenza a Bologna ma il suo sangue è giallorosso. La giovane è stata ammessa al programma grazie ad un piatto a base di polpette di pesce spada, dimostrando sin da subito il suo attaccamento al territorio.
Nel corso del pomeriggio, Attilio Borda Bossana, in rappresentanza della Delegazione AIC di Messina, ha consegnato al Sindaco Basile un attestato di merito per le varie iniziative legate alla cucina svolte durante il suo mandato. In particolare per iniziative come lo “Street Food Fest” e “Il pranzo della domenica”. Il Sindaco ci ha tenuto a congratularsi con Irene per aver portato in alto il nome di Messina: “Hai fatto un’esperienza fantastica, hai portato la nostra città in un palcoscenico importantissimo. Ti faccio un grande in bocca al lupo per qualunque cosa ti riservi il futuro.”
Durante la conferenza il prof. Marco Centorrino, docente di Sociologia della comunicazione presso l’Ateneo Messinese, ha presentato “Dalla ricetta al racconto. I talent show culinari e la nuova cultura del cibo”. In quest’occasione Centorrino ha voluto interrogarsi sul perché programmi come Masterchef siano così apprezzati dal pubblico: “Il cibo sa raccontare chi siamo. Il talent show culinario introduce qualcosa di diverso rispetto al passato, fa conoscere non solo il cibo, ma la persona può mettere in mostra la propria personalità, cultura, capacità e tecniche. Le persone raccontano chi sono e chi vorrebbero diventare ,il cibo non è mai solo materia da consumare. I talent show lo trasformano in racconto.” I talent show culinari hanno sicuramente ridefinito il rapporto fra pubblico e cucina, consentendo una diffusione della cultura culinaria mai vista: “Riconosciamo il merito di questi programmi: hanno allargato il pubblico della cultura gastronomica in una maniera inarrivabile con altri mezzi. Il pubblico ha imparato a guardare i piatti come composizioni, è una forma di educazione gastronomica. I programmi hanno ridefinito il rapporto fra cucina e territorio, valorizzando la territorialità attraverso ingredienti, ricette e racconti.”
Parlando di Irene, il professore Centorrino, ha sottolineato come sia emersa la sua personalità, nonostante le limitazioni del mezzo: “Irene ha portato una storia messinese in una cornice nazionale. “La mia energia” è una forma di racconto, si leggono le sue radici, nonostante televisivamente sia tutto condensato in pochi minuti. Il piatto dev’essere buono, ma soprattutto funzionare a livello televisivo.”
La diffusione dei talent culinari però, rischia di alterare la percezione del pubblico sul mondo della cucina :”L’aspetto critico del tema è che scompare totalmente la lentezza della cucina, in televisione appare tutto immediato, frenetico. Il talent non rappresenta la cucina, la riforma. Dobbiamo chiederci quale idea culinaria passi quando il gusto è subordinato ad una classifica. I talent possono diffondere cultura, creare nuove forme di attenzione verso la gastronomia, ma rischiano di fare del cibo una performance permanente. Questa logica riguarda sia TV che Social Media, il piatto è destinato più alla visibilità che al consumo. È sempre più frequente che quando arriva un piatto al tavolo, le persone prendano il telefono e non la forchetta. Dobbiamo riconoscere i talent per quello che sono: dispositivi culturali ambivalenti. Hanno diffuso la cultura culinaria ma l’hanno trasformata. La sfida è tenere insieme le due dimensioni, mantenere la diffusione dei talent ma valorizzando l’aspetto culturale e territoriale.”
Proprio su questo tema, Irene Rescifina ha sottolineato come nonostante i tempi televisivi, Masterchef riesca a mantenere, per quanto possibile, gli aspetti tradizionali e territoriali della cucina: “Sicuramente è stata un’esperienza immersiva sia a livello umano che culinario. Psicologicamente è stato difficile. Vivevamo all’interno di una bolla, i tempi delle riprese erano molto lunghi, ma rifarei assolutamente questa esperienza. Il programma mostra solo una parte della cucina ma riesce a svalutarla il meno possibile. C’è ancora un forte legame con tradizione e territorio nonostante i tempi limitati. Ho imparato tantissimo, soprattutto dal punto di vista delle tecniche. Ho potuto usare strumenti che in casa non si usano e scoprire tantissimo. Mi porto dietro un bagaglio importante sia come approccio alla cucina che alla televisione. Ho capito tanti meccanismi.”
La cucina per Irene non è solo esigenza da studentessa fuorisede, ma qualcosa che ha sempre fatto parte del suo essere: “Da fuorisede non cucino sempre come a Mastarchef, però la cucina è sempre stata parte di me. Quando voglio staccare dallo studio cucino.”
A margine della cerimonia, quando gli è stato chiesto cosa sarà del suo futuro, Irene ha lasciato tutte le possibilità aperte: “La cucina è una parentesi totalmente aperta, al momento sono concentrata sulla carriera universitaria ma vedremo in futuro.”
