Qui dalle catacombe non riemergiamo, ma ci ricongiungiamo con Johann Von Goethe per fargli visitare la città sotterranea, misteriosa, sconosciuta e la più antica.
Le cave sotterranee risalgono a 2500 anni fa, quando i Fenici cominciarono a sfruttare le bancate calcarenitiche per sviluppare la Paleopoli.
In seguito le Muchate, le più antiche cave di materiale per l’edilizia dei palazzi, furono scavate dagli Arabi, per non danneggiare i terreni coltivati.
Infatti un grande labirinto ipogeo si sviluppa per decine di chilometri con grotte, “camere dello scirocco”, rifugi; cunicoli segreti e mitici, che hanno ispirato opere letterarie, come i Beati Paoli del Natoli.
Una storia affascinante, che racconta un’altra Palermo…..quella del periodo Liberty la c.d. Art nouveau, movimento artistico che ebbe ampia diffusione in Europa tra la fine dell’1800 e i primi del 1900.
A Palermo i suoi massimi esponenti furono gli architetti Giovan Battista ed Ernesto Basile che, crearono edifici di grande pregio artistico-architettonico molti dei quali, però, non visitabili perché di proprietà privata.
Faremo vedere alcuni di questi gioielli al nostro compagno di viaggio tedesco prima che si rimbarchi..
L’elenco sarebbe lungo e per ragioni di tempo ne vedremo solo alcuni:
l’Antico Stabilimento Balneare di Mondello, una delle opere architettoniche in stile Art Nouveau più belle d’Europa, nasce nei primi anni del Novecento, in seguito alla bonifica del litorale palermitano.
Il progetto dell’edificio, si deve all’architetto Rudolf Stualker, che lo aveva originariamente pensato per la città belga di Ostenda.
L’edificio situato su un’ampia piattaforma retta da piloni immersi nell’acqua, costituisce un’elegante costruzione decorata con volute, fregi, sculture e vetrate dai colori vivaci.
Durante la Seconda guerra mondiale esso fu utilizzato come quartier generale sia dai fascisti che dall’esercito tedesco, e infine dalle forze alleate, che traslocarono la maggior parte del mobilio a Villa Igiea.
Progettata nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile, Casa Basile intitolata Villino Ida, in onore della propria moglie Ida Negrini, occupava l’intero isolato tra via Siracusa e via Villafranca, con il giardino di pertinenza, non più esistente, improntata sia all’idea di razionalità, per la distribuzione degli interni, che alla semplicità nell’impaginato degli esterni.
Presenta un gusto controllato nel ricorso di prospetti intonacati di bianco, sui quali si staglia la policromia dell’”ornato” costituito da infissi verdi a riquadri rossi, piastrelle di ceramica “Florio” a motivi floreali e un pannello a mosaico con l’iscrizione “dispar et unum e la data 1904”, posta nel sopraporta di ingresso.
Altri esempi del liberty sono i Chioschi: Ribaudo al Politeama; Vicari; Ribaudo al Massimo; Demetra, la Pupa del Capo, quest’ultima quale insegna commerciale di un panificio.
Ed ancora da visitare assolutamente i Palazzi: Pisara; Failla Zito; Landolina di Torrebruna; Mazzarella; Utveggio e tra le c.d. villini: Igiea, Malfitano, Fernanda, Gregorietti, Franca, Lentini, Maria, Maria Assunta, Sofia.
Splendido esempio di questo stile Liberty o floreale è Villino Florio, realizzato dal Basile figlio, per volere della potente famiglia Florio.
È una delle prime opere architettoniche in stile Liberty d’Italia e viene considerato uno dei capolavori dell’Art Nouveau a livello europeo.
Vista l’attitudine cosmopolita e di grande viaggiatore di Vincenzo Florio, Basile decise di ricreare, attraverso i vari elementi dell’edificio, tutte le tappe toccate dal ricco committente: superfici barocche, capriate tipicamente nordiche, torrette cilindriche che rimandano ai castelli francesi etc.
Terminato il periodo florido della famiglia, il villino cadde in disuso fino all’incendio del 1962 che ne danneggiò parte dell’interno; dopo un lungo periodo di restauro, è oggi fruibile ai visitatori.
Caliamo il sipario sul nostro tour iniziato a Messina in compagnia di Goethe, con il Teatro Massimo di Palermo, il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e uno dei più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica, dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.
Per il teatro fu scelta un’area posta tra gli antichi quartieri in seguito a radicali demolizioni che interessarono, oltre a tratti della cinta muraria, il quartiere degli aragonesi, ad occidente, ed i complessi monastici di S. Giuliano e delle Stimmate.
L’edificio presenta un corpo a due piani, disposto attorno alla sala, coperta da cupola, dietro cui si sviluppa il palcoscenico con tetto a falde.
Edificato in più di vent’anni, dal 1875 al 1897; morto il progettista nel 1891, l’opera venne ultimata dal figlio di Basile a cui si deve la definizione esterna e la direzione delle opere di finitura interna.
Nel 1990 il teatro è stato lo scenario di alcune riprese del film Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino, in cui Michael Corleone si reca a Palermo, per assistere al debutto del figlio nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni.
Nel 1997 venne riaperto ed oggi ospita le maggiori compagnie liriche e di danza classica del mondo.
Sul molo del porto di Palermo Goethe ci attende, lo salutiamo prima che salpi definitivamente, certi che porterà impresse nella mente e negli occhi le infinite bellezze della nostra isola, che gli hanno suggerito la famosissima frase: “L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nello spirito: qui è la chiave di tutto“.
Madreterra di Uomini e Dei Sicilia terra mia triangolo di luce in mezzo al mondo!
Sicilia terra mia un sole onesto che non ha tramonto! Sicilia sei così… il paradiso è qui!
Cosi recita oggi l’inno della Regione Siciliana
