Il risveglio che nessuno avrebbe voluto: quel confine sottile tra un incubo e la realtà

Stamattina avremmo voluto tutti aprire gli occhi e scoprire che non era successo niente. Restare ancora qualche istante in quel confine sottile che separa il sonno dalla realtà, quando la mente prova ancora a convincerti che quello che hai visto, letto e sentito appartenga a un brutto sogno.

Poi arriva quel momento in cui la coscienza prende il sopravvento. Ti alzi, guardi il telefono, ascolti le notizie. E capisci che la luce del giorno non ha cambiato nulla. Quello che speravi fosse soltanto un incubo è ancora lì, davanti agli occhi di tutti.

È forse questa la sensazione che accomuna oggi Messina: la difficoltà ad accettare che una tragedia del genere possa appartenere alla nostra quotidianità. Perché siamo abituati a pensare che certe cose accadano altrove, a qualcun altro. Invece, all’improvviso, entrano nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nei nostri pensieri.

Da quel momento non ci sono più differenze. Chi vive a nord o a sud della città, chi conosce o non conosce quelle famiglie, chi passa ogni giorno da Pistunina e chi non c’è mai stato. Il dolore cancella le distanze e ci restituisce, forse nel modo più duro, il significato più autentico dell’essere comunità.

Lo si vede negli occhi di chi aspetta. Nel lavoro instancabile di chi, da ore, continua a fare il proprio dovere con competenza, coraggio e rispetto. Nel silenzio composto di chi segue ogni aggiornamento con il cuore sospeso. Lo si vede nei messaggi che si rincorrono, nelle telefonate, nelle preghiere, in quella speranza che ognuno custodisce dentro di sé, anche senza conoscere il volto delle persone coinvolte.

In giornate come questa ci si accorge che una città non è fatta soltanto di strade, palazzi e piazze. È fatta di legami invisibili. Di persone che, davanti al dolore degli altri, smettono di sentirsi estranee. Per qualche ora cadono le distanze, le opinioni, perfino le abitudini. Rimane soltanto un sentimento condiviso, quello di una comunità che soffre insieme e che, proprio per questo, si scopre più unita.

Le risposte arriveranno. Le responsabilità saranno accertate. Ma questo è il tempo dell’attesa, del rispetto e della speranza. Quella speranza ostinata che nessuno vuole abbandonare, perché finché c’è qualcuno che continua a cercare, c’è anche un’intera città che continua a credere.

Perché in momenti come questi non esistono distanze. Esiste soltanto Messina. Una comunità che aspetta, che spera e che condivide lo stesso peso sul cuore.

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