Piazza Unione Europea
Piazza Unione Europea si veste di musica e la città si lascia attraversare dalle note delle bande, in un appuntamento che accompagna Messina verso la Vara e il Centenario della sua Rinascita. Non soltanto un concerto, ma un incontro con una parte della storia di Messina: quella delle bande musicali, della tradizione che si tramanda, dei giovani che imparano uno strumento e di una cultura popolare che continua a trovare nella musica una delle sue espressioni più autentiche. Perché la Vara è colore, emozione, memoria e identità. E la musica sa raccontarli tutti.
A presentare la serata è stato Rosario Magazzù, che ha introdotto l’appuntamento e presentato il presidente provinciale ANBIMA Messina, Andrea Grioli. Dopo il suo intervento, la parola è passata all’assessore alla Cultura Enzo Caruso, che è entrato nel merito del valore delle bande musicali per la città, della loro storia e soprattutto della funzione culturale e formativa che continuano a svolgere per le nuove generazioni.
Ed è proprio qui che il concerto smette di essere soltanto un appuntamento musicale e diventa racconto.
Perché dietro una banda che suona c’è molto più di una fila di strumenti e di spartiti. Ci sono anni di storia, tradizioni che resistono, associazioni che tengono insieme pezzi di comunità e soprattutto ragazzi che imparano che per fare musica bisogna ascoltarsi. Una lezione niente affatto male, in tempi in cui ascoltare gli altri sembra diventata un’arte.
Caruso ha riportato l’attenzione sulla storia delle bande e sul loro ruolo nella vita della città. Non soltanto presenze immancabili nelle feste, nelle processioni e nelle occasioni pubbliche, ma realtà culturali e associative capaci di creare legami, trasmettere conoscenze e accompagnare intere generazioni.
Perché una banda non nasce soltanto quando qualcuno imbraccia uno strumento.
Nasce prima, nel momento in cui un ragazzo decide di imparare. Continua nelle prove, negli errori, nella disciplina, nella pazienza. E prende forma quando quel ragazzo capisce che la propria nota ha senso soltanto insieme a quelle degli altri.
È una piccola orchestra, ma anche una piccola comunità.
E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti emersi dalla serata: la tradizione non è una fotografia ingiallita da conservare in un cassetto. Se vuole restare viva, deve trovare qualcuno disposto a raccoglierla e a trasformarla in qualcosa che appartenga anche al presente.
Messina, in questo senso, ha una storia importante da raccontare.
Le bande hanno accompagnato la città nei suoi momenti di festa, hanno attraversato quartieri e villaggi, hanno suonato nelle piazze e nelle ricorrenze. Sono entrate nella memoria collettiva quasi senza chiedere il permesso. E proprio per questo oggi fanno parte di quel patrimonio immateriale che non sempre si vede, ma che si riconosce immediatamente quando torna a farsi sentire.
E quale occasione migliore del Centenario della Rinascita per ricordarlo?
La Vara, del resto, non è soltanto la gigantesca macchina votiva che il 15 agosto attraversa Messina. Non è soltanto il bianco e il blu, la folla, i tiratori, il sudore, le urla, le campane e quel momento in cui la città trattiene il fiato.
La Vara è anche tutto ciò che le sta intorno.
È la fede, certamente. Ma è anche storia. È cultura popolare. È memoria. È appartenenza. È quel patrimonio di gesti, persone e tradizioni che si tramanda spesso senza nemmeno accorgersene.
E la musica ne è una parte.
In Piazza Unione Europea, allora, non si è ascoltato soltanto un concerto. Si è ascoltata una città che, attraverso le sue bande, continua a raccontare chi è.
E mentre il 15 agosto si avvicina, il conto alla rovescia prosegue.
Tra una corda da tirare, un passo da sincronizzare, una preghiera e una nota.
Perché la Vara arriva il 15 agosto.
Ma la sua storia, a Messina, si comincia a raccontare molto prima. E anche la musica fa parte di quel racconto.
