Una piazza gremita ha accolto la prima serata dei festeggiamenti in onore di Santa Maria Assunta, in un appuntamento che ha messo insieme memoria, cultura, musica e partecipazione. Una festa organizzata, come da tradizione, dal Comitato Festa, che da anni cura e porta avanti le serate dedicate alla Patrona e che fa riferimento al suo presidente, Giovanni Pagano, insieme a quanti, con impegno e dedizione, lavorano per la riuscita dei festeggiamenti.
Ad aprire la serata è stato Padre Orazio, con il saluto alla comunità. Poi il testimone è passato alla conduttrice Silvia Castelli, che ha accompagnato il pubblico lungo un percorso nel quale il significato della festa si è intrecciato con la cultura, la memoria e la voglia di raccontare Faro Superiore attraverso la voce dei suoi protagonisti.
Al centro della serata “Terre d’Amare”, il docufilm di Eduardo Abramo, che ha raccolto immagini, testimonianze e frammenti di storia per restituire un volto di Faro Superiore fatto di persone, attività, luoghi e memoria.
Tra i protagonisti del racconto Pino Mancuso, presidente della Pro Loco “Il Casale del Faro”.
Un merito particolare va ad Andrea La Fauci, coautore del documentario insieme alla Prof.ssa Paola Radici Colace. L’idea di realizzare questi documentari nasce infatti da Andrea, così come i testi di “Terre d’Amare” sono basati sui suoi libri e sulla sua profonda conoscenza della storia e delle tradizioni di Faro Superiore. Eduardo Abramo è autore del documentario, ne ha curato la regia e la realizzazione tecnica, trasformando in immagini e racconto il patrimonio di conoscenze raccolto da La Fauci. Un progetto nato, dunque, dall’incontro tra competenze diverse e dalla volontà comune di custodire e trasmettere la memoria del territorio. E in questo percorso emerge anche la straordinaria determinazione di Andrea, che, non vedente, ha avuto l’idea di affidare alla forma audiovisiva il racconto di ciò che conosce e ama, dimostrando ancora una volta che la conoscenza può diventare uno strumento per andare oltre ogni limite.
Ed è proprio dalle testimonianze che il docufilm ha preso forza.
Sono riemerse attività, luoghi, persone e realtà produttive che hanno accompagnato la crescita di Faro Superiore: l’agricoltura, l’artigianato, il commercio e il lavoro di generazioni che hanno contribuito a costruire l’identità economica e sociale del paese. Tra queste, anche il racconto di una nota realtà vinicola ed un mobilificio nato come falegnameria e poi trasformato, negli anni Ottanta, in attività commerciale.
Sono testimonianze che restituiscono pezzi importanti della storia del territorio: il lavoro, le attività, le trasformazioni, le persone che hanno contribuito nel tempo a costruire l’identità economica e sociale del paese.
Ed è stato proprio dopo la proiezione di “Terre d’Amare” che il racconto ha fatto un passo avanti, passando dalla memoria alla possibilità concreta di costruire il futuro.
Pino Mancuso ha portato il valore del lavoro della Pro Loco e della sua capacità di promuovere e valorizzare il territorio, inserendo il racconto del passato dentro una prospettiva di partecipazione e progettualità.
Subito dopo, il professor Filippo Grasso ha insistito su un concetto preciso: riunirsi, collaborare, fare rete. Perché conoscere un territorio non basta. Bisogna mettere insieme persone, competenze e realtà diverse per creare attività, produrre e generare nuove opportunità.
Fare rete per fare attività, produrre e diventare motore di sviluppo.
È questa la prospettiva indicata dal professore: una realtà cooperativa capace di mettere in relazione le energie presenti sul territorio può diventare uno strumento concreto di crescita, creando possibilità per Faro Superiore e guardando soprattutto al futuro.
Un ragionamento che parte proprio dalle testimonianze raccolte nel docufilm. Il passato non come qualcosa da contemplare con nostalgia, ma come un patrimonio dal quale attingere per capire quali possibilità esistano oggi.
E qui torna il valore della conoscenza, affrontato dalla Prof.ssa Radici Colace, che ha collaborato alla realizzazione del docufilm. Conoscere il passato significa comprendere il presente e, attraverso questa consapevolezza, poter immaginare il futuro. Ma perché la conoscenza non rimanga patrimonio di pochi, deve essere trasmessa, raccontata, comunicata.
È proprio quello che ha fatto “Terre d’Amare”: ha trasformato la memoria in racconto e il racconto in conoscenza condivisa.
Da qui anche il ruolo della Pro Loco “Il Casale del Faro”, presieduta da Pino Mancuso: non soltanto custodire e promuovere ciò che esiste, ma contribuire a creare occasioni, collegamenti e progettualità capaci di valorizzare le potenzialità del territorio.
È un filo che attraversa tutta la serata: conoscere le proprie radici, fare rete, trasformare le competenze in attività e guardare allo sviluppo senza perdere la propria identità.
La serata ha tenuto il pubblico coinvolto lungo tutto il suo percorso. Prima il docufilm, poi gli interventi, le testimonianze e il confronto. Una partecipazione già forte prima ancora che arrivasse la musica.
Poi la fisarmonica di Santino ha aperto il momento musicale, seguita dai Just in Time, accompagnando una piazza già gremita e partecipe in un’atmosfera pienamente festosa.
Ma il pubblico non è stato soltanto spettatore.
Ha ascoltato, seguito, condiviso il racconto. Ed è proprio questa partecipazione a dare il senso più autentico a una serata costruita intorno alla comunità.
E proprio il senso di comunità è stato più volte richiamato dalla conduttrice, soprattutto quando ha voluto accendere i riflettori su chi lavora dietro le quinte.
Sui ragazzi dell’AGFA e sulla loro presidente Fabiana Biancuzzo.
Perché una festa comincia molto prima che il pubblico arrivi.
Comincia nelle ore in cui qualcuno prepara, sistema, costruisce, rende accogliente uno spazio.
I ragazzi dell’AGFA hanno lavorato nelle ore notturne per la manutenzione e la sistemazione del palco e dell’area della festa.
Un lavoro che spesso non si vede, ma che rende possibile tutto ciò che invece vediamo.
E Silvia Castelli lo ha voluto sottolineare con particolare riconoscenza, perché dietro una festa che si vede c’è sempre un lavoro che non si vede.
È una parte fondamentale della vita di una comunità: quella fatta di persone che mettono a disposizione tempo, energie e competenze perché una festa possa essere vissuta da tutti.
A sintetizzare il senso della serata è anche la riflessione di Domenico Scimone, consigliere della Pro Loco “Il Casale del Faro”.
Il suo punto di partenza è la necessità di rimanere legati alle proprie radici e, soprattutto, conoscerle, ma senza fermarsi alla memoria. Da quelle radici, secondo Scimone, bisogna attingere per individuare nuove possibilità di sviluppo e di economia.
Il riferimento è alla storia produttiva di Faro Superiore, un territorio che in passato viveva di agricoltura, commercio e sport, ma anche di produzioni e risorse legate alla sua terra: dal vino allo Zibibbo, dall’anguria farota ai frutteti, fino ai suoi panorami e alla particolare esposizione al sole.
Sono proprio queste, per Scimone, le radici sulle quali costruire il futuro. E in questa prospettiva attribuisce alla Pro Loco un ruolo importante: promuovere progetti e iniziative capaci non soltanto di valorizzare il territorio, ma anche di indicare ai giovani nuove strade per creare occupazione vera e dimostrare concretamente le potenzialità ancora presenti.
La sua sintesi della serata racchiude così il senso dell’intero percorso: un tuffo nel passato per guardare con ottimismo, progettualità e produttività al futuro.
Il programma di Faro Superiore proseguirà fino al 30 agosto attraverso appuntamenti diversi, ma tutti inseriti nello stesso percorso. Dopo la serata inaugurale, due serate organizzate dall’AGFA saranno dedicate all’intrattenimento, allo svago e alla cultura. Seguirà la commedia “U Parrinu Nisciù Pacciu”, realizzata con sacrificio e passione dagli attori del luogo, e quindi la musica della storica Banda “Giuseppe Verdi” di Faro Superiore, diretta dal Maestro Antonio Costanzo.
Il percorso dei festeggiamenti culminerà nella celebrazione dedicata a Santa Maria Assunta, dove ritroverà pieno significato quel sentimento di fede e appartenenza che da sempre unisce la comunità.
Perché la fede non è semplicemente l’ultimo appuntamento del programma. È ciò da cui tutto nasce e verso cui tutto conduce.
Ed è proprio nella devozione a Santa Maria Assunta, nella partecipazione della comunità e nella continuità di una tradizione che si ritrova il senso più profondo di questi giorni.
Una festa che racconta un paese. Un paese che, attraverso la propria memoria, prova a costruire il proprio futuro.
