Messina: Obbligo vaccinale, in tutta la provincia 453 minori non vaccinati; dubbi per assenza di denunce

La vaccinazione dei minori non può essere considerata una semplice scelta personale quando la legge la rende obbligatoria. I genitori hanno una responsabilità precisa nei confronti dei propri figli e la sanità pubblica deve garantire informazione, prevenzione e, quando necessario, l’applicazione delle regole.

In Italia l’obbligo vaccinale per i minori non è un’opinione né una raccomandazione facoltativa. La legge prevede per i bambini e i ragazzi fino a 16 anni una serie di vaccinazioni obbligatorie e gratuite, tra cui quelle contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella, secondo il calendario vaccinale previsto.

La legge stabilisce infatti che le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite quando esista un accertato pericolo per la salute del bambino, legato a specifiche condizioni cliniche documentate e attestato dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

Questo significa che il rifiuto motivato da una reale controindicazione medica è cosa ben diversa dal rifiuto ideologico o dalla semplice scelta di non vaccinare.

Una politica vaccinale efficace non può basarsi esclusivamente sulle sanzioni.

Prima della sanzione deve esserci informazione. Prima del conflitto deve esserci dialogo. E prima di arrivare all’autorità giudiziaria devono essere utilizzati tutti gli strumenti ordinari previsti dalla normativa.

Ma informare non significa lasciare che l’obbligo diventi facoltativo.

Non è una guerra tra “pro” e “contro”

Ridurre il problema alla contrapposizione tra “vaccinati” e “no vax” rischia di essere controproducente.

Esistono genitori semplicemente preoccupati, famiglie che hanno ricevuto informazioni contraddittorie e persone che nutrono dubbi legittimi e hanno bisogno di risposte. A queste persone il sistema sanitario deve offrire ascolto e competenza.

Sono 453 i minori non vaccinati risultanti nell’intera provincia di Messina secondo i dati comunicati dall’Asp. Numeri che riportano al centro dell’attenzione il tema dell’obbligo vaccinale e, soprattutto, le procedure adottate dalle autorità sanitarie per segnalare le eventuali irregolarità.

Il direttore generale dell’ASP Giuseppe Cuccì, ci ha informati che “l’azienda di Messina ha rafforzato il proprio impegno sul fronte delle vaccinazioni pediatriche con un incremento del 15%, un risultato che conferma l’efficacia delle azioni di recupero avviate nei mesi scorsi e rilancia la necessità di una comunicazione sempre più capillare rivolta alle famiglie”.

L’Azienda sanitaria provinciale ha proseguito Cuccì, “nei mesi scorsi aveva potenziato l’attività dei centri vaccinali, prevedendo aperture straordinarie per facilitare l’accesso alle prestazioni”. Il dato sull’aumento del 15% ha detto il direttore generale, “rappresenta un segnale positivo, ma non deve essere considerato un punto di arrivo. L’obiettivo è raggiungere anche le famiglie che, per disinformazione, esitazione o difficoltà organizzative, non hanno ancora completato il percorso vaccinale dei propri figli”.

Proprio per questo, ha concluso il direttore generale, “assume particolare importanza una campagna di comunicazione chiara, semplice e accessibile, capace di spiegare ai genitori quali vaccinazioni sono previste, perché sono importanti, come verificare la posizione vaccinale del proprio figlio e a chi rivolgersi per recuperare eventuali dosi mancanti”.

A fronte delle dichiarazioni del direttore generale dell’ASP, a rendere ancora più delicata la vicenda è l’informazione trasmessa da Andrea Pagano, già procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Messina, che ci ha dichiarato, “in 14 anni di procura minorile a Messina, non abbiamo mai ricevuto nessuna segnalazione per casi di omessa vaccinazione da parte delle autorità sanitarie. Ancora, non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di nessun tipo dai pediatri di base”.

Concludendo, Andrea Pagano ha comunicato che “più volte ha pubblicamente denunciato l’anomalia di questa circostanza. Adesso è emerso il dato semplicemente perché c’è stato un decesso ma non perché finora qualcuno si sia mai preoccupato di segnalare i casi di mancata vaccinazione all’autorità giudiziaria minorile”.

 

Il dato dei 453 non vaccinati, dunque, apre interrogativi non soltanto sul rispetto dell’obbligo previsto dalla normativa, ma anche sul funzionamento del sistema di controllo e di comunicazione tra servizi sanitari, pediatri e autorità giudiziarie.

La questione riguarda in particolare l’individuazione dei minori che non risultano in regola con le vaccinazioni obbligatorie e gli adempimenti che seguono l’accertamento della situazione. Un percorso che dovrebbe consentire alle strutture competenti di intervenire nei casi previsti dalla legge e, quando necessario, informare le autorità preposte alla tutela dei minori.

Ora, alla luce dei dati forniti dall’Asp e delle precisazioni del già procurtore presso il tribunale per i minorenni, resta da chiarire come sia stato possibile che un numero così consistente di posizioni non abbia determinato, segnalazioni da parte delle autorità sanitarie o dei pediatri.

La vicenda potrebbe quindi richiedere ulteriori verifiche per ricostruire la catena delle comunicazioni, individuare eventuali criticità nelle procedure e accertare se vi siano state omissioni o semplicemente differenti interpretazioni degli adempimenti previsti.

 

 

 

 

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