Turismo, FISASCAT CISL: “Se crescono presenze e si allunga la stagione, deve crescere anche l’occupazione”

Un turismo in crescita, una stagione che potrebbe prolungarsi almeno fino a novembre con la possibilità di raggiungere 1,4 milioni di presenze. I numeri e le prospettive di Taormina, per la Fisascat Cisl, ripropongono quindi anche il tema dell’occupazione perchè, alla luce della crescita dei flussi turistici, per il sindacato deve corrispondere una maggiore continuità lavorativa.
«La destagionalizzazione non si deve tradurre soltanto in più presenze e fatturato, ma anche in più mesi di lavoro per gli addetti del settore e se Taormina punta a 1,4 milioni di presenze bisogna affrontare anche il tema del lavoro – affermano la segretaria generale della Fisascat Cisl Messina Maria Manna e il delegato Pancrazio Di Leo –. Più turismo deve significare anche più lavoro, più continuità e più tutele».
La Fisascat Cisl ribadisce sulla necessità di applicare il Patto d’Area per il Lavoro sottoscritto nel 2024, che prevede impegni sulla tutela dei livelli occupazionali e sul reinserimento dei lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro, in particolare la previsione relativa alla quota del 60% dei lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro, che il Patto colloca «in aggiunta al personale che ha maturato il diritto di precedenza».
Il nodo è legato alle strutture ricettive, ai pubblici esercizi e alle altre attività turistiche che continuano a operare nei mesi di settembre, ottobre e novembre.
«Devono essere verificate le effettive esigenze di personale e il ricorso a nuove assunzioni deve avvenire nel rispetto delle tutele previste dalla legge e dai contratti – affermano Manna e Di Leo – Non possiamo avere una Taormina turisticamente aperta fino a novembre e per una parte dei lavoratori considerata invece stagione “finita” ad agosto o settembre . Se le attività proseguono e permane il fabbisogno di personale, bisogna verificare quali siano le esigenze dell’impresa e quali lavoratori debbano essere coinvolti, nel rispetto dei diritti già maturati».
Una questione che non riguarda solo il comprensorio di Taormina. «Anche il Tirreno messinese, Milazzo e le Isole Eolie – spiegano ancora – sono territori nei quali l’attività turistica può proseguire ben oltre il periodo centrale dell’estate. Dobbiamo quindi chiederci non soltanto quanti turisti arrivano, ma anche quanti mesi lavorano le persone che operano nel turismo. Se la stagione si allunga, deve allungarsi anche l’occupazione».
I riflessi, infatti, sono tanti e riguardano anche le tutele come la Naspi, la cui durata della prestazione avviene sulla base della contribuzione utile maturata dal lavoratore. Per chi riesce a lavorare soltanto pochi mesi, il periodo di sostegno al reddito può quindi risultare significativamente più breve rispetto all’intervallo tra una stagione e l’altra.
«Se si lavora per tre mesi – – sottolineano Manna e Di Leo – la durata teorica della Naspi collegata a quella contribuzione può essere di circa un mese e mezzo. Dopo aver lavorato e versato contributi, il lavoratore rischia così di trovarsi senza una copertura sufficiente per tutto il periodo di inattività».
Per la Fisascat, la Naspi resta uno strumento importante di sostegno al reddito, ma non può rappresentare la soluzione strutturale alla stagionalità: «La risposta deve essere nella creazione di più lavoro e nella possibilità di garantire una maggiore continuità occupazionale. La Naspi deve essere una tutela, non il destino del lavoratore stagionale».

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