L’integrazione tra Messina e Reggio Calabria deve diventare un progetto di sviluppo economico e sociale, capace di creare occupazione stabile e migliorare concretamente la vita delle persone, lo dice la Cgil Messina che interviene sul Protocollo firmato la scorsa settimana.
La Cgil Messina intende intanto evidenziare come fosse stato più opportuno che tale documento venisse firmato in una sede istituzionale, sicuramente un luogo più appropriato rispetto a un traghetto peraltro privato.
Per la Cgil, la costruzione di un’Area Metropolitana Integrata dello Stretto rappresenta una prospettiva importante per il futuro di Messina, di Reggio Calabria e dei rispettivi territori. Superare le divisioni amministrative, rafforzare i collegamenti, valorizzare le risorse culturali, turistiche, universitarie e produttive costituisce un obiettivo che la Cgil Messina considera positivo e condivisibile.
Tuttavia – osserva la Cgil Messina – il Protocollo d’intesa tra le due Amministrazioni comunali presenta limiti significativi che rischiano di indebolirne la portata e, soprattutto, di non trasformare le ambizioni dichiarate in risultati concreti. il primo elemento che emerge dalla lettura del documento è la sostanziale assenza di una strategia sul lavoro e sullo sviluppo produttivo. Si parla di turismo, promozione territoriale, mobilità e grandi eventi, ma non si affrontano adeguatamente le questioni dell’occupazione stabile, del rilancio industriale, della valorizzazione della portualità, della logistica, della cantieristica e delle attività produttive delle due sponde. Eppure – sottolinea la Cgil – sono proprio questi i temi dai quali bisogna partire per costruire una reale prospettiva di sviluppo.
Per la Cgil, l’integrazione dello Stretto non può limitarsi alla costruzione di un marchio turistico comune o al miglioramento dei collegamenti aeroportuali. Deve rappresentare l’occasione per mettere in campo una vera politica industriale e infrastrutturale, capace di attrarre investimenti, creare nuove opportunità occupazionali, contrastare il lavoro povero e precario e frenare l’emigrazione dei giovani. Un secondo elemento di criticità riguarda la mobilità – prosegue la Cgil – Positiva la previsione di un sistema integrato di trasporto e di un titolo di viaggio unico, ma occorre mettere al centro soprattutto le esigenze quotidiane delle migliaia di cittadini che attraversano lo Stretto per ragioni di lavoro, studio, salute e necessità familiari. La continuità territoriale deve essere un diritto effettivo e non un servizio pensato prevalentemente per i turisti. Servono collegamenti frequenti, tariffe accessibili, abbonamenti agevolati, integrazione degli orari e garanzie sulla qualità e sulla continuità dei servizi. A queste questioni si aggiunge un limite particolarmente rilevante: il Protocollo non prevede impegni finanziari immediati, né stabilisce un cronoprogramma per la realizzazione degli interventi. Senza risorse individuate, responsabilità definite e obiettivi verificabili, anche le proposte più interessanti rischiano di rimanere sulla carta.
Non meno importante – aggiunge ancora la Cgil Messina – è la questione della partecipazione. La costruzione di un’area integrata non può essere affidata esclusivamente al confronto tra due amministrazioni comunali. Occorre coinvolgere le Città metropolitane, le Regioni Sicilia e Calabria, gli enti competenti, le Università, il sistema delle imprese e le organizzazioni sindacali cosa che non è stata fatta finora.
Non possiamo immaginare un’Area Integrata dello Stretto che metta insieme musei, aeroporti ed eventi, senza mettere al centro le condizioni materiali di vita delle persone. L’integrazione deve significare più lavoro, salari dignitosi, servizi efficienti, diritti e opportunità per le nuove generazioni. Altrimenti rischiamo di costruire un progetto suggestivo nella comunicazione, ma distante dai bisogni reali dei cittadini.
Per queste ragioni, la Cgil Messina propone di integrare il Protocollo con un capitolo specifico dedicato al lavoro, allo sviluppo industriale, alla coesione sociale e alla partecipazione, accompagnato da un piano operativo che individui priorità, finanziamenti, tempi di attuazione e strumenti di monitoraggio.
“Area dello Stretto possiede enormi potenzialità – dice il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – a partire dalla sua posizione strategica nel Mediterraneo. Ma queste potenzialità devono diventare occasioni concrete di crescita economica e occupazionale. Non servono soltanto nuovi contenitori istituzionali o operazioni di promozione territoriale: servono scelte politiche, investimenti e una visione di sviluppo che metta al centro il lavoro e le persone. La Cgil è pronta a confrontarsi e a contribuire alla costruzione di questo percorso. Ma chiediamo che si apra un vero confronto con le parti sociali, perché il futuro dello Stretto non può essere deciso senza il coinvolgimento di chi lavora, di chi produce e di chi ogni giorno vive le difficoltà di questo territorio”.
Area Integrata dello Stretto, Cgil Messina: una visione condivisibile, ma senza lavoro, investimenti e servizi pubblici rischia di restare soltanto una dichiarazione d’intenti
