Blocco autotrasportatori, Unimpresa e UCI Sicilia: «L’agricoltura rischia il collasso» Spadafora e Bongiovanni: «Sammartino convochi un tavolo tecnico entro 48 ore. Il caro carburante è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso»

«Il caro carburante è soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’agricoltura siciliana attraversa una crisi strutturale che dura da anni e che oggi rischia di travolgere l’intera filiera agroalimentare, dalla produzione alla distribuzione, fino alla pesca. Non bastano più interventi occasionali: servono misure straordinarie e un confronto immediato con le istituzioni». È la posizione congiunta di Unimpresa Sicilia e Unione Coltivatori Italiani (UCI) Sicilia, che intervengono sul blocco dell’autotrasporto nell’Isola e chiedono pubblicamente all’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, la convocazione di un tavolo tecnico entro 48 ore, con la partecipazione di agricoltori, autotrasportatori, pescatori e rappresentanti della grande distribuzione organizzata. Le due organizzazioni, che rappresentano complessivamente 15 mila partite IVA agricole, sostengono le ragioni della mobilitazione degli autotrasportatori e apprezzano la decisione di consentire la movimentazione delle merci deperibili, evitando ulteriori danni a produttori e consumatori. «Accogliamo positivamente l’apertura della politica e il confronto avviato con il Governo nazionale – dichiarano Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia, e Antonino Bongiovanni, presidente regionale UCI – ma i problemi di oggi hanno origini lontane. Come organizzazioni datoriali abbiamo il dovere di tutelare i posti di lavoro di chi produce, di chi trasporta e di chi vende. Serve un intervento che affronti l’intera filiera». Agricoltori indebitati, calamità e prezzi insostenibili «Ci sono agricoltori che lavorano ogni giorno nei campi e devono ancora pagare le sementi, i diserbanti e le forniture della scorsa stagione. Con il grano pagato venti centesimi al chilo non si riescono neppure a coprire i costi di produzione. Ogni nuova campagna agricola comincia con i debiti di quella precedente», denuncia Sandro Tinnirello, agricoltore e agronomo. Ai rincari energetici e delle materie prime si sono aggiunti negli ultimi anni incendi, eventi climatici estremi e le conseguenze del ciclone Harry, che ha colpito duramente anche la produzione agrumicola. «In agricoltura i danni di una calamità si ripercuotono sui raccolti successivi», osserva Tinnirello. Unimpresa e UCI chiedono alla Regione di fare chiarezza sui ristori promessi alle aziende danneggiate e sui tempi degli interventi ancora necessari. La grande distribuzione e lo squilibrio dei prezzi  «Da anni nessuno ha il coraggio di affrontare uno dei veri nodi del mercato agricolo: lo strapotere della grande distribuzione. Un tempo nei mercati all’ingrosso operavano numerosi acquirenti, oggi il potere contrattuale si concentra nelle mani di pochi grandi operatori che condizionano prezzi e condizioni di acquisto – denuncia Spadafora –. Il risultato è che gli agricoltori vendono spesso sottocosto, mentre i consumatori continuano a pagare prezzi elevati. A perdere sono entrambi». Unimpresa e UCI chiedono di intervenire sui rapporti contrattuali tra produttori e GDO, prendendo in considerazione anche il modello spagnolo, che vieta di riconoscere ai produttori primari prezzi inferiori ai costi effettivi di produzione. A pesare sulla competitività delle aziende italiane contribuiscono anche le importazioni da Paesi con costi di produzione e regole differenti. «Non possiamo imporre ai nostri agricoltori standard rigorosi e poi esporli a una concorrenza che non sempre opera alle stesse condizioni – sottolinea Tinnirello –. Servono controlli sull’origine, sulla tracciabilità e sulla sicurezza dei prodotti, per contrastare anche la vendita di merci estere come italiane». Le due organizzazioni chiedono inoltre un confronto sui meccanismi di formazione del prezzo del grano, fortemente condizionati dalle dinamiche del mercato internazionale. Pesca, carburante e concorrenza nel Mediterraneo «Anche la pesca rischia di diventare economicamente insostenibile – sottolinea Bongiovanni –. Per un motopeschereccio di medie dimensioni, un rifornimento che due anni fa costava circa 40 mila euro oggi può arrivare a 80 mila euro. I pescatori di Mazara del Vallo devono inoltre confrontarsi con costi del carburante più elevati rispetto ai colleghi tunisini e rispettare periodi di fermo pesca che incidono ulteriormente sull’attività». Per questo il confronto regionale dovrà coinvolgere anche il comparto agripesca. Le richieste: misure straordinarie e tavolo entro 48 ore Unimpresa e UCI chiedono ai Governi nazionale e regionale interventi straordinari sulle accise e sulla componente fiscale dei carburanti, compresa l’IVA applicata alle accise, e la sospensione o il differimento degli adempimenti fiscali per almeno dodici mesi per le imprese agricole e dell’autotrasporto maggiormente colpite, estendendo le misure alla pesca. Sollecitano inoltre sostegni economici adeguati, verifiche sui ristori per le calamità, controlli più rigorosi sulle importazioni e un tavolo tecnico sulla formazione dei prezzi agricoli e sui rapporti con la grande distribuzione. «Non chiediamo privilegi né assistenzialismo – concludono Spadafora e Bongiovanni –. Agricoltura, autotrasporto e pesca sono comparti strategici per l’economia e la sicurezza alimentare del Paese. Chiediamo alla Regione Siciliana un impegno concreto: Sammartino convochi il tavolo entro 48 ore. Non possiamo continuare a intervenire sulle conseguenze senza affrontare le cause di una crisi che rischia di cancellare migliaia di imprese e posti di lavoro».

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