Quattro fotografie per raccontare ciò che spesso sfugge a uno sguardo veloce: i legami tra una persona e la propria storia, tra la terra e il mare, tra l’uomo e la natura. È il percorso di Connessioni | Sguardi, la collettiva fotografica di Expo Arte dei Due Mari 2026, ospitata a Palazzo Zanca, che mette in dialogo le opere di Christian Messina, Silvio Ruvolo, Renato Zacchia e Raffaele Iacono.
A spiegare il senso del progetto è Antonella Mangano, componente del Comitato tecnico scientifico di Expo dei Due Mari per la sezione Fotografia. Il filo conduttore non è uno stile comune, ma la possibilità di scoprire, attraverso immagini differenti, relazioni che vanno oltre ciò che appare.
In Ucca ’i l’arma, Christian Messina sceglie di raccontare una persona senza mostrarne il volto. Sono i segni sul corpo a restituirne l’identità: il crocifisso, il tatuaggio della Sicilia con i nomi dei figli, la fede nuziale del padre. Dettagli che diventano memoria familiare, affetti e appartenenza.
Con Connessioni, Silvio Ruvolo porta lo sguardo dall’intimità del corpo a una prospettiva aerea. Una lingua di sabbia attraversa due distese d’acqua, disegnando una linea che separa e, nello stesso tempo, unisce. Un’immagine essenziale, nella quale il confine perde il significato di semplice divisione e diventa anche occasione di incontro.
Il rapporto tra essere umano e ambiente prende forma in Anima dello Stretto di Renato Zacchia. Attraverso la sovrapposizione delle immagini, la figura umana sembra fondersi con la vegetazione, fino a diventare parte del paesaggio. Il richiamo allo Stretto di Messina restituisce il senso di un territorio nel quale geografia e identità si intrecciano da sempre.
Raffaele Iacono, con Wonder Woman, sceglie invece il paesaggio urbano e portuale. Il volto dell’eroina, raffigurato sulla fiancata della nave Nuraghes, dialoga con le architetture e con le piccole figure umane presenti nella scena. La cultura pop incontra così la quotidianità, in una composizione che avvicina immaginario e realtà.
Quattro opere diverse, dunque, che non chiedono al visitatore di trovare una sola interpretazione. L’invito è piuttosto a cercare corrispondenze, a lasciarsi guidare dalle immagini e a riconoscere i legami che possono emergere anche tra elementi apparentemente distanti.
È questa la direzione indicata da Connessioni | Sguardi: non fermarsi alla prima impressione, ma concedersi il tempo di osservare. Perché una fotografia può mostrare molto più di quello che contiene nell’inquadratura: basta guardarla senza fretta per cominciare a leggere le storie che custodisce.
Connessioni | Sguardi, quattro fotografie raccontano i legami tra identità e territorio
