Un effetto domino che ha messo in ginocchio l’intero Mezzogiorno: in Puglia e in Calabria le pompe di benzina erano a secco; la rete agroalimentare calabra mostrava i primi drammatici segni di cedimento.
La tensione sociale è salita, tanto che l’ipotesi di un collasso logistico è divenuta concreta. Alla vertenza dell’ex Ilva si univa sino a pochi giorni fa, la rabbia di agricoltori e autotrasportatori, che protestavano contro l’impennata del prezzo del gasolio e i costi insostenibili di produzione.
Nel Foggiano decine di camion carichi di prodotti ortofrutticoli deperibili restavano fermi da giorni. Confagricoltura denunciava consegne saltate e merci destinate ai mercati nazionali che marcivano nei piazzali.
In diversi supermercati della zona si registravano scaffali vuoti e scarseggiavano i prodotti freschi. Ogni giorno di blocco ha ridotto le scorte e ha creato lunghe code ai pochi distributori ancora aperti accelerando l’esaurimento delle riserve.
All’origine della paralisi non c’è la guerra in Ucraina, né lo stretto di Hormuz, ma un decreto del governo nazionale attuale. Dal 2 maggio 2026 è cambiata la gestione delle accise sui carburanti.
Il Governo ha rinnovato la proroga del taglio (con scadenza fissata al 22 maggio), ma ha introdotto un’importante novità: gli sconti non sono più uguali per tutti.
Per il diesel: lo sconto rimaneva invariato a 20 centesimi/litro (24,4 centesimi con IVA). Per la benzina: lo sconto crolla a 5 centesimi/litro (6,1 centesimi con IVA), ossia circa 15 centesimi in meno di sconto rispetto ad aprile.
I prezzi medi rilevati dal Mimit vedevano la benzina a circa 1,817 €/l e il diesel a 2,048 €/l sulla rete ordinaria (con valori più alti in autostrada). Per chi guida un’auto a benzina, la riduzione dello sconto si traduce in un maggior costo di circa 7,50 – 9,15 euro a pieno (50 litri).
Da ciò quindi parte la paralisi iniziata a maggio ed ancora a fine ottobre non rientrata del tutto. All’interno della stessa vi è stata la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto.
I manifestanti hanno presidiato stabilmente gli accessi alla raffineria Eni, per rivendicare garanzie sul futuro della fabbrica, ancora incerto nonostante il recente decreto-legge n. 185 entrato in vigore il 17 ottobre scorso, convertito in legge dal Parlamento.
Il decreto introduce nuove tutele per i lavoratori dell’indotto e incentivi per le imprese che assumono a tempo indeterminato dipendenti di Acciaierie d’Italia e ILVA in amministrazione straordinaria.
Le misure comprendono un’integrazione al reddito fino al 30 giugno 2027, l’iscrizione al SIISL, percorsi di formazione, un esonero contributivo fino a 8.000 euro l’anno e un contributo aggiuntivo di 20.000 euro per ogni assunzione ammessa.
Ad appesantire il quadro, c’è stato il fermo dell’autotrasporto fino al 20 ottobre in Calabria e in Sicilia: in Calabria erano previsti 22 presidi che vedranno coinvolti circa 800 autotrasportatori.
In Sicilia le imprese aderenti hanno confermato che non avrebbero ritirato i semirimorchi dai porti, bloccando di fatto la filiera della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
Oggi riguardo alle tensioni sul fronte energetico e dei trasporti nel Mezzogiorno, si registrano importanti sviluppi e sblocchi decisivi: sblocco della Raffineria Eni di Taranto. I lavoratori dell’ex Ilva hanno rimosso i blocchi stradali e i presidi che impedivano l’accesso alle autocisterne sulla Statale 106 e sulla Statale 7.
La ripresa delle consegne e del flusso delle autocisterne sta gradualmente normalizzando la rete di distribuzione del carburante in Puglia, Calabria e Basilicata.
Anche negli aeroporti di Bari e Brindisi le allerte sui rifornimenti di jet fuel stanno rientrando con il ripristino delle scorte ordinarie. Resta tuttavia aperto e sotto i riflettori il fronte giudiziario: le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono riservate di decidere sul ricorso relativo all’eventuale fermata dell’area a caldo ordinata dai giudici di Milano per motivi ambientali e sanitari.
Nel frattempo, Confindustria e le associazioni dell’indotto continuano a richiedere ulteriori ammortizzatori e risorse immediate a copertura dei crediti. Il fermo programmato di 5 giorni degli autotrasportatori in Calabria e Sicilia (concluso il 20 ottobre) si è esaurito, pur avendo provocato ritardi temporanei nelle consegne ortofrutticole e della GDO.
Di fronte alle proteste contro il caro-gasolio e i costi operativi, il Governo è intervenuto in Consiglio dei Ministri approvando primi interventi di supporto economico, per il settore della logistica e della filiera agricola per calmierare l’impatto dei rincari energetici.
La domanda è la classe politica intervenuta a distanza di mesi per una situazione dalla stessa generata era il caso che si impegnasse nell’approvazione del Melonellum la nuova legge elettorale????!!!
