Stabilicum (Melonellum): la riforma elettorale blindata che riapre alle preferenze!!!

Con la promulgazione del 9 ottobre 2026, è entrata in vigore la legge elettorale n. 180, formalmente ribattezzata il Melonellum (o Stabilicum).

La riforma segna l’archiviazione del Rosatellum e introduce un modello orientato a garantire la stabilità di governo attraverso un’incisiva ridefinizione dell’assegnazione dei seggi e del voto di preferenza.

I punti chiave della riforma

– Premio di maggioranza: Sistema proporzionale corretto.

Raggiungendo o superando il 42% dei voti a livello nazionale, la lista o coalizione vincente ottiene un premio di 70 deputati e 35 senatori, garantendosi oltre il 55% dei seggi in entrambi i rami del Parlamento.

– Indicazione del Premier: La scheda elettorale prevede l’indicazione obbligatoria del candidato alla Presidenza del Consiglio collegato alla lista o alla coalizione.

– Sistema misto e preferenze: Capolista bloccato in ogni collegio plurinominale con elezione prioritaria; per i seggi successivi l’elettore può esprimere fino a 3 preferenze, nel rispetto dell’alternanza di genere.

– Soglie di sbarramento: Fissate al 3% per le liste singole e al 10% per le coalizioni.

La convinzione che basti modificare il meccanismo di voto per garantire governi duraturi, ha trasformato la legge elettorale in un cantiere perennemente aperto, con effetti spesso opposti a quelli sperati.

Risulta evidente dal contrasto netto tra la Prima e la Seconda Repubblica sul piano della legislazione elettorale:

1948–1993 (Prima Repubblica): Un quadro istituzionale guidato da un impianto sostanzialmente proporzionale, rimasto in vigore per ben 45 anni e dieci legislature consecutive.

1993–2017 (Seconda Repubblica): Nell’arco di soli ventitré anni si sono alternate quattro diverse riforme elettorali (Mattarellum, Porcellum, Italicum e successivamente Rosatellum), quest’ultimo in vigore dal 2017 ad oggi.

Nessuna delle leggi introdotte nella Seconda Repubblica è stata applicata per più di tre consultazioni elettorali consecutive, né è sopravvissuta per più di otto anni di fila.

Come spiega autorevolmente l’ex Giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana Sabino Cassese “non c’è formula aritmetica o premio di maggioranza che possano garantire la tenuta di un esecutivo, se alla base manca una coesione politica reale fra le forze che lo compongono. Questo requisito è sistematicamente mancato per qualsiasi tipo di governo, centrodestra, centrosinistra o tecnici che fossero – affinché il sistema funzioni correttamente, la politica italiana ha bisogno di coalizioni solide e con una visione a lungo termine.”

Cassese osserva inoltre che la potenziale indicazione del Presidente del Consiglio sulla scheda elettorale (o nel programma) non modifica sostanzialmente il riparto costituzionale dei poteri istituzionali.

Pone anche una critica ai nomi “goliardici”: il giurista ha espresso il desiderio di abbandonare l’abitudine italiana di utilizzare neologismi come appunto Stabilicum o Melonellum, per battezzare le leggi elettorali.

Nel dibattito istituzionale sulla nuova legge elettorale, approvata in via definitiva nell’ottobre 2026, l’analisi dell’esimio giurista ed ex Giudice della Corte Costituzionale conclude con una critica netta:

la stabilità di un governo non può essere garantita da un premio di maggioranza se alla base manca una reale coesione politica tra le forze che lo compongono.

E allora da cosa nasce l’urgenza di una ennesima riforma elettorale in un clima sociale ed economico così teso?

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