“Il traghettatore di stelle”, trent’anni di storie in cui l’amore non si divide, ma si moltiplica

“Il traghettatore di stelle”, trent’anni di storie in cui l’amore non si divide, ma si moltiplica

Trent’anni di accoglienza, oltre cento esperienze di affido e un’unica convinzione: l’amore, quando si condivide, non diminuisce, ma cresce. È il filo che attraversa Il traghettatore di stelle – Accompagnare la vita tra le due rive del cuore, il libro di Salvo Adamo, presentato al Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca nell’ambito dell’iniziativa Sentieri di memoria – La carovana MetaCometa. Un’opera che ripercorre il cammino di MetaCometa APS, trasformando un’esperienza di vita e di impegno familiare in un racconto fatto di incontri, fragilità, legami e nuove possibilità.
A guidare la mattinata è stato il giornalista Salvo Saccà, con una conduzione attenta e partecipata che ha saputo andare oltre la semplice successione degli interventi. Attraverso spunti, riflessioni e collegamenti, ha accompagnato gli ospiti nella costruzione di un dialogo, dando loro l’occasione di approfondire i temi, intrecciare le esperienze e far emergere aspetti diversi della storia di MetaCometa. Un lavoro che ha dato continuità ai diversi contributi, mettendo in relazione le testimonianze personali, il ruolo delle istituzioni e il valore dell’accoglienza.
Ad aprire gli interventi istituzionali sono stati il sindaco Federico Basile e l’assessore alle Politiche sociali Alessandra Calafiore. Basile ha richiamato l’importanza della solidarietà verso i bambini, sottolineando come sia un tema che deve riguardare tutti e ringraziando per l’attenzione dedicata a questa realtà. Calafiore ha ribadito l’attenzione del Comune alle situazioni dei minori, evidenziando quanto sia importante lavorare per costruire un futuro migliore per i bambini.
Nel corso dell’incontro, Saccà ha poi ripreso la parola per rivolgere i ringraziamenti a Francesco Giorgio, presidente di Messina Social City, a Massimo Finocchiaro e a Beatrice Belfiore, per il rapporto e la vicinanza nei confronti di MetaCometa. Un legame con la città che merita di essere conosciuto e valorizzato.
Ad introdurre il libro è stato un video dedicato ad Asterino, il piccolo protagonista di una favola che accompagna il lettore lungo tutto il racconto. Una storia nata un 2 luglio di circa trent’ anni fa, come ha spiegato lo stesso Adamo, inizialmente pensata per i suoi figli biologici. Da quel racconto prende forma una metafora: il fiume da attraversare, la corrente che a volte diventa troppo forte, la necessità di trovare qualcuno disposto ad accompagnarci verso l’altra riva.
Asterino rappresenta quei bambini che hanno bisogno di un appoggio, di una mano da stringere, di qualcuno che li prenda per mano e, quando serve, li porti sulle proprie spalle. Non per sostituirsi a loro, ma per aiutarli ad arrivare a riva.
Nel dialogo con l’autore è emerso il significato più profondo dell’affido e il valore di una relazione che cambia non soltanto la vita di chi viene accolto, ma anche quella di chi accoglie.
«L’amore non si divide, si moltiplica», ha ricordato Adamo. Una frase che racchiude il senso di trent’anni vissuti insieme alla moglie Linda e a una grande famiglia costruita attraverso l’accoglienza. Non si tratta semplicemente di offrire una casa, ma di permettere ai bambini di scoprire il valore dei legami, di sentirsi parte di qualcosa e di imparare che la vita è ricca di relazioni.
Tra le figure che hanno accompagnato la storia di MetaCometa, Adamo ha ricordato don Giuseppe Buccellato, una presenza fondamentale agli inizi del percorso. «Tutto ha inizio da lui», ha raccontato, ripercorrendo anche un episodio personale: era da poco patentato quando don Giuseppe gli chiese la macchina. Un ricordo che diventa una piccola lezione di fiducia: non bisogna avere paura di mettere a disposizione ciò che si possiede, né di chiedere aiuto a qualcuno che possa guidarci.
Poi il racconto si è fatto ancora più personale con Vera, la prima esperienza di affido. Aveva dodici anni e arrivò in famiglia dopo mesi di preparazione, portando con sé una storia complessa e difficoltà anche sul piano alimentare. Salvo e Linda pensavano di essere pronti, ma il suo ingresso mise a soqquadro gli equilibri familiari, coinvolgendo inevitabilmente anche i loro figli biologici.
Vera, come ha ricordato Adamo, è stata una delle esperienze che più hanno cambiato la loro esistenza. Da quella storia è arrivata una consapevolezza importante: l’affido non serve a cambiare le cose da soli, ma a imparare a cambiare invaivaisieme.
In questi trent’anni MetaCometa ha accompagnato oltre cento esperienze di affido e ha accolto anche figli in adozione. Un percorso fatto di incontri, difficoltà, conquiste e ripartenze, nel quale ogni storia ha lasciato qualcosa.
Tra i temi affrontati e introdotti da Sacca’, anche quello del Dopo di noi, una questione particolarmente importante per le famiglie che vivono la disabilità e si interrogano sul futuro dei propri figli.
Adamo ha raccontato il progetto legato al Casale, struttura che il Comune ha concesso in uso a Casagrande, dove si immagina una comunità capace di offrire alle persone con disabilità spazi di autonomia e una vita il più possibile indipendente, attraverso piccoli alloggi inseriti in un contesto condiviso, una sorta di villaggio nel quale poter sperimentare una quotidianità più autonoma.
Nel confronto è stato richiamato anche il rischio di emarginazione che spesso accompagna la disabilità e l’importanza di costruire occasioni concrete di vita in comunità. Sul tema è intervenuto Francesco Giorgio, presidente di Messina Social City, che ha parlato dei progetti legati al Dopo di noi e della trasformazione delle strutture in spazi capaci di offrire nuovi servizi e opportunità di accoglienza.
Ma accanto alle storie di accoglienza ci sono anche quelle più difficili, nelle quali il percorso non segue una strada semplice. È il caso di Alex, arrivato in famiglia a dieci anni con un bagaglio particolarmente pesante. Una storia drammatica, segnata da fughe, denunce e ferite non facilmente rimarginabili. Un vissuto complesso che ha caratterizzato buona parte della sua vita da affidato e che lo ha accompagnato anche dopo il raggiungimento della maggiore età, quando il primo tentativo di autonomia non ha avuto l’esito sperato.
Una storia che restituisce anche la complessità dell’affido, lontano da qualsiasi racconto idealizzato. Ogni bambino porta con sé una storia e un vissuto che non possono essere cancellati semplicemente entrando in una nuova famiglia.
Ed è proprio in questo intreccio di esperienze, alcune luminose, altre dolorose, che si ritrova il significato più autentico del libro di Salvo Adamo.
Il traghettatore non è qualcuno che può vivere al posto degli altri o attraversare il fiume al loro posto. È chi sceglie di accompagnare, di tendere una mano, di esserci quando la corrente diventa più forte.
Trent’anni di MetaCometa raccontano proprio questo: che nessuno cresce da solo, che una famiglia può diventare più grande anche senza legami di sangue e che l’accoglienza è un’esperienza capace di trasformare tutti coloro che ne diventano parte.
Perché l’amore, quando trova spazio per accogliere, non si divide. Si moltiplica.

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