Non è soltanto uno sciopero. È il sintomo di una frattura più profonda tra la Regione Siciliana e ampie fasce della società. La mobilitazione generale indetta dalla Cgil contro la legge di bilancio regionale nasce formalmente come protesta sindacale, ma si configura come un atto politico e sociale trasversale, capace di intercettare un malessere che travalica il mondo del lavoro organizzato.
Alla protesta aderiscono settori chiave: trasporti ferroviari, vigili del fuoco, scuola, università, ricerca, formazione professionale, area dirigenziale.
Un’adesione ampia, che segnala come la manovra economica del governo regionale guidato da Renato Schifani venga percepita non come un atto tecnico, ma come una scelta politica che manca di visione e di priorità.
Per la Cgil siciliana, guidata da Alfio Mannino, il nodo non è solo la continuità con una finanziaria nazionale giudicata insufficiente per lavoratori, Mezzogiorno e soggetti fragili. In Sicilia, sostiene il sindacato, il problema si aggrava: la Regione dispone di una manovra da circa 1,4 miliardi di euro, ma non la utilizza per affrontare le emergenze strutturali dell’Isola.
Il punto più politico della contestazione riguarda l’assenza totale di politiche giovanili: «In questa finanziaria non c’è una sola misura che parli ai giovani», denuncia Mannino. Un’accusa che pesa in una regione con uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile e di emigrazione intellettuale d’Europa.
Altro fronte critico è quello degli enti locali. Secondo Cgil e Anci Sicilia, la finanziaria ignora completamente i Comuni, privandoli di risorse essenziali. Un vuoto che rischia di tradursi in servizi sociali indeboliti, manutenzione urbana ridotta e ulteriore distanza tra istituzioni e cittadini. (fonte https://qds.it/sciopero-generale-sciilia-mannino-finanziaria-non-affronta-vere-emergenze/).
Se il sindacato parla di assenza di visione, l’opposizione parlamentare alza ulteriormente il tiro. Il Movimento 5 Stelle, per bocca del capogruppo all’Ars Antonio De Luca, definisce la manovra «la peggiore di sempre», accusando il governo regionale di aver trasformato la legge di stabilità in una “lista della spesa” per la maggioranza.
Secondo i pentastellati, la finanziaria non solo manca di una strategia di sviluppo, ma ignora deliberatamente le principali emergenze: sanità, rifiuti, infrastrutture, condizioni degli ospedali. Criticità che – sottolinea De Luca – sono state certificate da organismi terzi come Corte dei Conti, Agenas e Fondazione Gimbe, e che rendono difficile liquidare le accuse come semplice propaganda politica. (fonte https://www.freepressonline.it/2025/12/13/finanziaria-sicilia-de-luca-m5s-la-peggiore/).
Ma cosa c’è davvero nella nuova legge finanziaria? Un testo cresciuto a profusione in commissione: 134 articoli chiamato il “bozzone d’aula
Molti contenuti erano già emersi nei testi preliminari approvati in giunta, negli emendamenti governativi e negli interventi destinati ai Comuni, per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro.
A questi si aggiungono gli emendamenti – di maggioranza e opposizione – approvati durante una delle giornate più caotiche in Commissione Bilancio, culminata con l’uscita di Pd e M5S dai lavori.
L’elenco è eterogeneo: dai Consorzi ASI, ai rifugi sanitari pubblici, dalle misure per l’autismo all’indennità per le farmacie rurali, passando per il prestito d’onore per gli studenti universitari, la zootecnia, il coordinamento pedagogico, il collocamento dei disabili, fino al sostegno a fondazioni e strutture turistico-ricettive extralberghiere.
Una stratificazione di norme che rende la manovra più simile alla vecchia e famigerata “Tabella H” che a uno strumento di programmazione economica quale dovrebbe essere.
Emergono alcune norme dedicate all’energia rinnovabile e alla transizione energetica, per lo più di natura tecnica. L’articolo 79 affronta il tema della povertà energetica, prevedendo un aumento per il Fondo Sicilia di 12 milioni di euro nel 2026 per creare un plafond dedicato ai “Finanziamenti di solidarietà energetica per le famiglie siciliane”. L’obiettivo sarebbe sostenere, tramite prestiti a tasso agevolato, l’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo per l’autoconsumo.
L’articolo 123, che con 250 mila euro istituisce un punto unico di contatto, presso l’assessorato regionale all’Energia, destinato ad assistere imprese, Pmi, privati ed enti locali nell’accesso a fondi e contributi nei settori energia, rifiuti e idrico.
La Sanità e il sistema sociale vengono interessati da interventi mirati a qualche realtà ad esempio l’articolo 108 stanzia 300 mila euro per l’istituzione della Banca regionale dei tessuti, che avrà sede al Policlinico di Catania e fungerà da centro di riferimento per la rete dei trapianti.
L’articolo 99, invece, destina un milione di euro nel 2026 alle associazioni dei donatori di sangue per l’acquisto o l’adeguamento delle autoemoteche. Ma sul piano sociale nulla si legge, cosi come nulla per il rafforzamento del sistema sanitario che come emerso nei giorni scorsi risulta bocciato.
Ampio spazio è riservato a iniziative culturali e celebrative. Duecentomila euro finanzieranno la Giornata della memoria dell’eruzione dell’Etna del 1669 (art.49), mentre altri 200 mila euro andranno alla promozione della street art e del muralismo, con l’istituzione di un fondo per la creatività urbana (art. 50).
Spiccano i 500 mila euro destinati alle celebrazioni dell’Anno europeo dei Normanni nel 2027, in occasione del millenario della nascita di Guglielmo il Conquistatore (art. 51), con la creazione di un Comitato e una collaborazione internazionale con la Normandia.
Tra gli altri stanziamenti: 500 mila euro per gli ecomusei (art.48), un milione per i Consorzi universitari in aree Unesco distanti dagli atenei di riferimento (art.118) etc. (fonte https://ilsicilia.it/i-134-articoli-della-finanziaria-tra-novita-e-curiosita-ma-nel-centrodestra scoppia-il-caso-su-ex-pip-e-precari-enti-locali/).
La legge in questione appare come un mosaico di matrice bizantina con tessere tutte diverse e variopinte, ma senza realizzare alcun disegno.
