Sul Lago Grande di Ganzirri è tornata in scena la storica caccia al pescespada. La feluca, i remi e gli uomini dell’equipaggio hanno dato vita alla terza edizione di “Xiphias – La storica caccia al pescespada”, rievocazione dedicata a una delle tradizioni più antiche della marineria dello Stretto.
L’acqua del lago è diventata per alcune ore il teatro di una pratica che per generazioni non è stata folklore, ma lavoro quotidiano. Una ricostruzione fatta di movimenti, ruoli e parole che appartengono alla storia dei pescatori messinesi e che oggi rischiano di rimanere soltanto nelle testimonianze di chi quel mondo lo ha conosciuto.
La feluca è stata il simbolo più evidente della giornata. La sua storia è legata alla Feluca da posta e al Luntro, le due imbarcazioni che partecipavano, con funzioni diverse, alla caccia al pescespada. È da questa tradizione che nasce l’imbarcazione diventata nel tempo una delle immagini più riconoscibili della pesca nello Stretto.

Sul lago la rievocazione ha riproposto le diverse fasi della caccia. Un pescespada simulato, trainato da una piccola imbarcazione, è stato inseguito dal Luntro, con quattro vogatori e il fiocinatore a bordo. Un’azione studiata nei dettagli, nella quale la sincronia dell’equipaggio diventa fondamentale.
Ma dietro quella scena ci sono soprattutto gli uomini.
Quelli che per anni hanno vissuto il mare e ne hanno imparato i segnali, i tempi e le difficoltà. Gli anziani pescatori della Riviera hanno riportato nella rievocazione gesti che non appartengono a una parte recitata, ma alla loro esperienza.
E con i gesti sono tornate anche le parole.
Rematuri, banniatùri, antinnèri, piscispatàri. Termini che indicavano ruoli precisi a bordo e che raccontano quanto fosse organizzato quel lavoro. A terra, invece, c’erano i mastri d’ascia, i calafàti, i remolari, i confiniddàri e i ferrara: un sistema di mestieri che ruotava intorno alla costruzione, alla manutenzione delle imbarcazioni e alla pesca.

È questo uno degli aspetti più significativi di Xiphias. La manifestazione non prova soltanto a ricostruire il momento della cattura del pescespada, ma a restituire il contesto umano nel quale quella pesca era possibile.
Perché dietro una feluca c’era una comunità.
C’erano famiglie, competenze tramandate, uomini che imparavano il mestiere osservando i più grandi e che, a loro volta, lo trasmettevano ai figli. C’era un linguaggio legato al mare e una conoscenza costruita attraverso anni di esperienza.
Oggi quel sistema non esiste più nella forma di allora.
La pesca è cambiata, molte tecniche sono state abbandonate e alcuni mestieri sono quasi completamente scomparsi. Restano però gli uomini che possono ancora raccontarli e iniziative che permettono a chi non li ha mai conosciuti di vederli nuovamente prendere forma.
Anche le gare di canottaggio hanno contribuito a creare un collegamento tra passato e presente. Prima della rievocazione, il Lago Grande ha ospitato le competizioni sportive, riportando sull’acqua il gesto del remo. Un gesto che cambia significato a seconda dell’epoca, ma che continua a mettere in relazione il corpo dell’uomo con la barca e con l’acqua.
Alla manifestazione è intervenuto anche Enzo Caruso, assessore comunale alla Cultura, al Turismo e alle Tradizioni popolari, insieme all’assessore alle Politiche sportive Stello Vadalà, a sottolineare il valore di una giornata capace di unire sport, cultura e tradizioni del territorio.
A Ganzirri, però, a parlare più di tutti sono state le barche.
Il loro movimento sull’acqua ha restituito una dimensione concreta a una storia che spesso viene raccontata soltanto attraverso fotografie, documenti e testimonianze.
La feluca non è un oggetto da museo.
Quando torna sul lago, torna a essere una barca.
E con essa tornano il peso dei remi, la voce dell’equipaggio, la tensione dell’attesa e quel rapporto diretto con l’acqua che per gli uomini dello Stretto non era una scelta, ma una necessità.
È qui che la rievocazione trova il suo significato più forte: non riportare indietro il tempo, ma impedire che ciò che quel tempo ha prodotto venga cancellato.
La feluca torna infine a riva. I remi si fermano, l’acqua si richiude dietro lo scafo e il lago riprende il suo ritmo.
Resta una barca.
Ma dentro quella barca ci sono ancora le tracce di un mestiere, di una comunità e di una città cresciuta insieme al mare.
E finché quella feluca continuerà a navigare, Ganzirri avrà ancora qualcosa da raccontare.
